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Sbalzi termici: cosa succede alla vegetazione in primavera?

Lunghi periodi assolati e miti interrotti da bruschi abbassamenti della temperatura. Ecco la primavera sulle nostre regioni, una stagione molto instabile. Naturalmente la vegetazione ne risente ed in alcuni casi anche in maniera pesante.

Natura e meteo - 25 Febbraio 2004, ore 10.06

Le giornate si allungano, gli uccelli cominciano il duro lavoro per la preparazione del nido, l’aria si riscalda e ci invoglia ad uscire di casa, magari con un abbigliamento più leggero. Ecco la primavera, una stagione che per la maggior parte delle persone significa giornate soleggiate e miti, magari alternate da qualche pioggerella. La primavera, anche dal punto di vista spirituale, simboleggia la rinascita, dopo le sferzate dell’inverno che ci ha costretti ad una vita più monotona e sedentaria. In effetti la primavera propone scorci di questo genere, a volte già alla fine del mese di febbraio, quindi con circa un mese di anticipo. Tuttavia la primavera resta una stagione di transizione tra l’inverno appena passato e l’estate che verrà. Questa “transizione” non sempre implica giornate gradevoli e miti, ma può significare anche bruschi cali della temperatura e condizioni di tempo perturbato. Quante volte abbiamo assistito a precoci inizi primaverili interrotti poi da irruzioni di aria gelida con neve fino in pianura. Ovviamente l’uomo sa come difendersi dal freddo improvviso, risfoderando l’abbigliamento invernale. La vegetazione, invece, non lo può fare e una volta “sfoggiato” l’abbigliamento primaverile non si può tirare indietro. Gli effetti di una gelata sulla vegetazione che presenta già le foglie parzialmente schiuse o i fiori sbocciati possono essere molto gravi. Se siamo in presenza di piante da frutto, una gelata può annientare completamente gli apici floreali, con una perdita più o meno importante del raccolto durante l’anno. Naturalmente non tutte le piante fioriscono o schiudono le foglie nello stesso periodo. Prendendo ad esempio un bosco di media montagna ( mesofilo), i faggi schiudono le foglie prima dei castagni e di conseguenza risultano più vulnerabili alle ondate di gelo. C’è comunque da dire che il faggio occupa una posizione più “montana ” rispetto al castagno, risultando esposto maggiormente ai venti e alle basse temperature. Di conseguenza il discorso sopra citato ben si addice ad un bosco misto, molto comune sui pendii montuosi compresi tra gli 800 e i 1000 metri di altezza. Anche la neve può essere relativamente frequente nei periodi primaverili a quote medie. Tuttavia se questa non è seguita da temperature al di sotto dello zero non determina gravi danni ai germogli. Per i vegetali in risveglio, quindi, risulta molto più dannosa una gelata “secca” con temperature al di sotto dello zero piuttosto che una nevicata con fiocchi umidi, magari seguita da un repentino aumento della temperatura.

Autore : Paolo Bonino

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