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Primavera: tempo di allergie, ma se non piove va ancora peggio!

Il risveglio anticipato della natura ha colto quasi impreparato il nostro fisico. I pollini volteggiano nell'aria come se fossimo a maggio e il nostro apparato respiratorio inevitabilmente ne risente.

Natura e meteo - 11 Aprile 2007, ore 15.30

Tosse, starnuti, naso chiuso. Per molti l'appuntamento con la primavera diventa una specie di incubo, che passa solo alle soglie dell'estate. I pollini delle prime fioriture mettono a dura prova il nostro apparato respiratorio, che si trova a dover gestire una situazione non facile. Le allergie in Italia stanno aumentando in questi ultimi anni. In un primo tempo si credeva che ciò fosse una conseguenza dell'inquinamento, ma studi approfonditi hanno smentito questa tesi. Rispetto ai nostri antenati, l'organismo umano è, bene o male, abituato a vivere nel benessere. Di conseguenza non sviluppa più tutta quella gamma di anticorpi necessaria a proteggerci integralmente dagli attacchi degli agenti esterni. Una volta le case erano fredde. Ora invece la temperatura media di un'abitazione non scende mai sotto i 20°. Anche la pulizia è nettamente migliorata rispetto al passato, con la polvere che, sempre nelle nostre abitazioni, non esiste quasi più. Il nostro organismo, di conseguenza, non ha più bisogno di sviluppare anticorpi e al primo leggero attacco esterno ha una reazione quantomeno esagerata. Ecco le allergie! Quest'anno, poi, abbiamo anche l'aggravante del tempo secco. Piove poco! Di conseguenza i pollini non possono precipitare al suolo, ma restano nell'aria. Quindi la sintomatologia allergica si intensifica. Anche le fioriture precoci che abbiamo avuto quest'anno (dopo un inverno inesistente), hanno in parte "spiazzato" il nostro organismo, che si è trovato alle prese con i pollini in un periodo non propriamente consono al loro sviluppo. Sarà quindi una primavera dura per gli allergici? Beh, se persisteranno queste condizioni anticicloniche, con scarse precipitazioni e magari vento abbastanza forte, le sintomatologie non potranno far altro che peggiorare. Aumenterebbero anche le forme influenzali (per così dire) "collegate" a situazioni allergiche, stante il minore "dilavamento" della colonna d'aria che respiriamo. Un motivo in più, quindi, per sperare che piova!

Autore : Paolo Bonino

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