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Meno veleni per l'agricoltura: arriva la plastica biodegradabile

Materiali biodegradabili ricavati da sostanze naturali possono risolvere una buona parte dei problemi relativi alla contaminazione dei terreni agricoli.

Natura e meteo - 22 Giugno 2004, ore 10.04

Quando pensiamo che la plastica inquina e reca danno all'ambiente, le prime immagini che ci balzano alla mente sono le buste e le bottiglie che galleggiano su alcuni litorali, a volte ingoiate da tartarughe di mare salvate poi dagli ambientalisti. Come è noto, la plastica è un materiale di largo impiego che utilizziamo massicciamente dall'ultimo dopoguerra e che sta dando seri problemi di smaltimento. Numerosi sono i punti dove si raccoglie per essere riciclata ma la percentuale di cittadini sensibilizzata al problema è ancora troppo bassa. I rischi sono elevati anche in agricoltura, dove delle pellicole in polietilene (PE) e i copolimeri etilene-vinilacetato (EVA) vengono largamente adoperati per ricoprire o "pacciamare" terreni destinati alle coltivazione, magari per preservarli da improvvise gelate o grandinate rovinose. I costi per riciclare questi materiali sono molto alti e così finiscono per essere riutilizzati di anno in anno, sempre più impregnati di diserbanti e fertilizzanti che, combinandosi chimicamente con i polimeri, sono una delle principali fonti di inquinamento per i terreni. Di qui l'idea, all'Istituto di Chimica di Pozzuoli di realizzare una plastica per terreni agricoli che sia biodegradabile, smaltibile al termine della coltivazione sul campo stesso, senza il rilascio di tossine e scorie. Gli obiettivi che si sono prefissati i ricercatori sono stati quelli di ottenere una sostanza con le stesse proprietà di quella attualmente in uso ma con un impatto ambientale nullo. Per raggiungerli hanno si sono serviti di materiali di origine agricola come l'amido, i poliidrossialcanoati e l'acido polilattico, gli stessi che hanno risolto in parte il problema delle buste della spesa. I primi risultati, su alcuni terreni nei dintorni di Novara sono stati incoraggianti e hanno indotto i ricercatori alla fiducia in vista della scadenza del 2005, quando saranno banditi dall'Unione Europea il bromuro di metile e altri sterilizzanti ma si richiederanno ugualmente delle plastiche con un'alta resa termica. Anche il CNR si sta movendo in questa direzione con un materiale a base di polisaccaridi (presenti nelle alghe e nelle bucce della frutta) che applicato sul terreno come una soluzione acquosa genera una pellicola molto sottile smaltita completamente dalla flora batterica del terreno stesso.

Autore : Simone Maio

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