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La primavera: la stagione più bella dell’anno, se non fosse per i pollini…

Molte persone sono colpite da allergie da polline in questo periodo; il tempo secco e il vento peggiorano ulteriormente la situazione.

Natura e meteo - 14 Maggio 2003, ore 09.55

Tosse, starnuti, bruciore agli occhi, naso chiuso e nei casi più gravi anche l’asma. Non stiamo parlando degli effetti di una nube tossica che si è improvvisamente sprigionata da qualche stabilimento chimico, ma degli effetti che possono produrre i pollini nei soggetti allergici. Per un certo numero di persone, il “calvario” comincia nei primi giorni di aprile con le prime fioriture e si conclude in genere alla metà del mese di giugno. Se la primavera risulta piuttosto umida e piovosa i granelli di polline, molto simili alla polvere, possono rimanere attaccati all’apparato floreale e non venire portati in circolo dal vento. Se invece il periodo in questione risulta secco e con scarsa umidità, il polline può diffondersi meglio nell’aria, acuendo la sintomatologia nei soggetti allergici. Da uno studio condotto da alcuni ricercatori, si nota che in questi ultimi anni le allergie da polline sono notevolmente aumentate. In un primo tempo si riteneva che ciò fosse dovuto ad un aumento delle sostanze inquinanti che periodicamente vengono emesse nell’atmosfera: si pensava, insomma, che l’inquinamento dell’aria avesse un effetto peggiorativo nei confronti di queste persone. Attualmente, invece, si è scoperto che la causa probabilmente è un’altra e risiede nelle nostre abitudini di vita. I nostri genitori e i nostri nonni, un tempo, erano abituati a vivere in condizioni di minore comfort: in inverno, per esempio, si viveva in ambienti poco riscaldati e venivano a mancare tutte quelle comodità che invece sono presenti oggi. In questo modo l’organismo aveva la possibilità di adattarsi a vivere in condizioni anche relativamente precarie, temprandosi maggiormente. Quindi la presenza di allergie nei tempi passati era minore in quanto i nostri antenati possedevano un organismo già temprato per affrontare il freddo in inverno e la mancanza dei comfort. Attualmente, invece, tutto è perfetto: le case sono più pulite, riscaldate e i comfort sono quasi al massimo. Ne deriva una minore tempranza del nostro fisico nei confronti degli agenti esterni, come appunto i pollini. La loro presenza nell’aria, quindi, è già di disturbo per noi e il nostro fisico subito ne risente. Volendo fare un’ulteriore puntualizzazione, diciamo che il polline è in genere invisibile, essendo formato da minuscoli granelli di aspetto variabile che possono essere visti solo con un microscopio. Sono questi la causa delle allergie. Le famose “barbe” dei pioppi e dei salici che volteggiano nel cielo in primavera non sono responsabili di allergie, in quanto non si tratta di polline, bensì di semi provvisti di apparato di volo, che viene chiamato “pappo”. In questo modo la pianta può condurre i suoi semi anche a notevole distanza dal fusto sfruttando l’azione del vento.

Autore : Paolo Bonino

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