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La Baita Segantini e le Pale di San Martino

Il Cimon de la Pala, il Cervino delle Dolomiti, fa da sfondo ad uno dei luoghi più spettacolari del nostro Belpaese. Lassù trovano spazio solo il silenzio e la quiete delle anime sensibili...

Natura e meteo - 5 Febbraio 2004, ore 12.06

C’è un angolo di paradiso dentro i confini della nostra bell’Italia. C’è un luogo che forse più di ogni altro semplifica al massimo il concetto di “sublime dinamico”: è la Baita Segantini. Situata a quasi duemilatrecento metri sul livello del mare, poco sopra il Passo di Rolle, nelle Dolomiti Trentine, la Baita Segantini offre una struttura ricettiva rivolta all’amante della montagna che voglia misurarsi in qualche ascesa alpinistica verso le superbe vette delle Pale di San Martino, o che voglia più semplicemente abbandonarsi alla completa e totale alienazione dal mondo nella profonda contemplazione di una cornice paesaggistica di rara, forse unica, bellezza. Non ci risulta del resto facile descrivere in poche righe uno scenario che ha dell’incomparabile: verdi, verdissime colline d’alta quota si susseguono fiabescamente quasi a proteggere l’intimità della dolce conca dove sorge il Rifugio. Dietro il quale, un po’ a sorpresa, si scende improvvisamente verso il basso, verso quella severa Val Venegia che ospita le acque sorgive del Torrente Travignolo. E, subito dietro, le pareti verticali della Cima di Vezzana, frapposte tra i contrafforti rocciosi delle Cime del Focobòn e la piramide fiabesca di “Sua Maestà” il Cimòn de la Pala. Eccolo dispiegato in tutta la propria intrinseca mestrìa, il ventaglio di merletti che ornano l’orizzonte superbo godibile dalla Baita Segantini. Lo sguardo non osserva pause di riflessione, tanto si rimane rapìti dall’emozione di assistere ad un simile spettacolo! Il Cimòn de la Pala, da molti definito come il Cervino delle Dolomiti, domina la scena dall’alto dei suoi 3185 metri di altitudine. Non si riesce nemmeno a parlare, tanto soffocante risulta l’enfasi emotiva di quegli intensi momenti... Si avrebbe quasi la voglia di perdersi nello spirito della bellezza della montagna più autentica, di dissolversi nella semplice essenza delle cose. Si vivono attimi di indescrivibile commozione, di riflessione, di confronto con se stessi... C’è tutto il sentimento di cui si è capaci, di fronte al Cimòn de la Pala. Ci si lascia andare all’ascesi più intima e profonda, ad una contemplazione unica e dimenticata. Ci si stupisce di come il mondo rimanga sordo di fronte al rumore di cotanto silenzio, e di come quel paradiso sia rimasto ancora oggetto delle invidie dei pochi. Si vivono momenti, spazi, sensazioni che non hanno prezzo. Atroce è il momento del distacco, quando l’azzurro del cielo si tinge delle sfumatore del crepuscolo, e quando le rocce della montagna acquistano le colorazioni di un arancio profondo. Ma il tempo non aspetta nessuno. E così a te non rimane che promettere a te stesso di tornare quanto prima in quel luogo incantato, che nel frattempo porterai sempre dentro di te, nel tuo cuore.

Autore : Emanuele Latini

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