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L'Antartide sotto il pericolo del turismo di massa

Si contano i primi danni causati dai "vacanzieri dei Poli"

Natura e meteo - 20 Aprile 2001, ore 16.20

Si è diffusa, da molti anni ormai, la moda di visitare l’Antartide come fosse una qualsiasi meta esotica. Ma con un mezzo di trasporto tutto particolare: le navi rompighiaccio (il che significa spendere cifre che si aggirano sulle decine di milioni di lire). Anche le guide turistiche sono sui generis: ci si affida agli studiosi che lavorano e vivono nelle basi scientifiche. E’ un tipo di turismo che dapprima – e a lungo – ha portato molti benefici, soprattutto in termini di conoscenza e di cultura. Ma da dieci anni a questa parte ha preso piede un turismo di massa dalle forme preoccupanti. I vacanzieri dei poli sciano, fanno trekking. E fin qui nulla di dannoso. Ma hanno bisogno di alberghi (ecco quindi nuove costruzioni) e si muovono con le motoslitte (inquinando l’aria). Roberto Azzolini, coordinatore delle attività polari del Cnr e componente della commissione scientifica nazionale per l’Antartide, spiega cosa c’è di dannoso: “Oltre al problema delle motoslitte (che sono enormemente inquinanti) c’è quello delle navi. Sono nate infatti società che organizzano brevi crociere: anche queste ‘sporcano’ l’aria dei Poli. Ci sono alcune aree che cominciano a risentire degli effetti negativi di questo turismo di massa. Per fortuna sono aree ancora circoscritte”. Ma allora la soluzione qual è? Quella di vietare l’accesso in queste zone? Non si può concepire un turismo eco-sostenibile? “Bisogna distinguere tra auspici e prospettive. Per quel che riguarda gli auspici spero che saremo abbastanza saggi da riuscire a regolamentare i flussi turistici. E’ l’unico modo per preservare quegli ambienti. Se le cose non fossero regolamentate o trovassero forti opposizioni c’è il rischio di devastare in tempi più o meno brevi aree incontaminate. E che vanno riconosciute come una ricchezza per tutta l’umanità”. Ma non sempre il turismo è sinonimo di pericolo, anche in aree dall’eco-sistema delicato come queste. Non c’è forse anche una sorta di “turismo buono”? “Beh, c’è piuttosto un turismo utile in termini di oggetto di studio. Noi ricercatori, in Italia, stiamo tentando di affrontare il problema. Abbiamo cominciato a studiare sia i flussi turistici sia il comportamento del singolo turista. Da qui, stiamo cercando di promuovere iniziative quali borse di studio per tesi di laurea dedicate a questi argomenti. E cerchiamo di far sentire la nostra voce anche in quelle sedi internazionali dove sarebbe possibile affrontare – e regolamentare – questo problema”. A cura di www.marcopolo.tv

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