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Il Gran Sasso

Un massiccio pieno di nobiltà. Nel 1943 "ospitò" anche Mussolini.

Natura e meteo - 29 Maggio 2002, ore 10.09

Il Gran Sasso d'Italia é la più alta vetta dell'Appennino con i suoi 2912 m e lo si può scorgere quasi da ogni parte dell'Abruzzo. Le rocce calcaree, in prevalenza dell'Era Terziaria, sono quelle che costituiscono in gran parte la montagna anche se vi sono blocchi dolomitici triassici più antichi. Questi blocchi, per la loro maggiore resistenza all'erosione, sono più in risalto ed al tramonto rosseggiano. Le forze tettoniche hanno creato altipiani e conche che successivamente i ghiacciai pleistotenici prima ed il carsismo poi hanno spianato, prosciugato ed ampliato. Mentre le fiancate orientali sono caratterizzate da faggeti secolari, il versante aquilano che ha rocce odrovore ed é battuto dai venti, é scarsamente boschivo. A Campo Imperatore la neve, costantemente al suolo per diversi mesi, ha permesso l'istaurarsi, sin dagli anni Trenta, di una stazione sciistica con una funivia che raggiunge i 2200 m. Nella zona di Prati di Tivo, Prato Selva, si cerca di incrementare il turismo invernale con progetti che però stentano ad avviarsi per non compromettere equilibri ambientali già precari a causa dello scavo della galleria autostradale la cui lunghezza supera i 10 Km, nell'interno della montagna. Il ghiacciaio del Calderone che é l'unico di tutto l'Appennino, le valli, le doline, i laghetti che alimentano per via sotterranea grosse risorgenze come quelle del Tirino, sono alcune delle attrattive interessanti per un naturalista. Vi sono resti archeologici di grande importanza e, nella Conca di Ofena, temperature così miti che l'olivo é presente persino a 800 m, tanto che alla località è stato affibiato il termine di "forno degli Abruzzi" per le temperature elevate che si raggiungono d'estate. Dopo i famosi fatti del 25 luglio del 43 il Duce fu condotto fra queste montagne, prima di essere liberato da Hitler. Il Gran Sasso va anche temuto: le bufere di neve invernali sono spesso violente e riducono la visibilità a pochi metri. Anche in estate i temporali possono creare seri problemi agli escursionisti, specie nelle zone rocciose, dove si abbattono sovente fulmini a ripetizione.

Autore : Redazione

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