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Avventure in Scozia sognando l'estate

Appunti di viaggio di Giovanni Durante.

Natura e meteo - 20 Gennaio 2003, ore 15.53

La meravigiosa Scozia Sommario: 1. L'arrivo ad Edimburgo 2. Dundee e dintorni 3. Aberdeenshire 4. Il Moray e Inverness 5. Da Lochness ad Arisaig 6. L'isola di Skye 7. Il Ben Nevis 8. Ritorno a casa Testo: Capitolo 1 E' il 13 agosto 2000, un giorno caldo e luminoso come quasi tutti in questa stagione. Il volo da Roma a Bruxelles va "liscio" come pochi altri; breve scalo e poi partenza per Edimburgo, 1h e 30 tutti d'un fiato, con il tempo che cambia sotto i nostri occhi... Ha smesso di piovere da poco nella capitale scozzese, le nuvole sono basse e l'aria carica di elettricità. Noleggiata la macchina (oltre a me, mio fratello e due amici), ci dirigiamo nel cuore della città, verso il Royal Mile (Miglio Reale), chiamato così perchè sono i 1600 metri che collegano il Castello con l'Holyrood Palace. Il pomeriggio trascorre con una estenuante passeggiata, come via del Corso il sabato pomeriggio di una giornata di fine autunno. Cena frugale e via, verso la prima fattoria che ci avrebbe ospitato quella notte, nel Perthshire. Capitolo 2 Il ticchettio della pioggia sulle finestre mi sveglia verso le 5 del mattino. Non ho voglia di alzarmi, mica devo andare a lavorare. Alle 9 siamo pronti per cominciare il nostro itinerario, studiato in tutti i particolari, tranne uno: mi sono dimenticato di chiudere il finestrino della macchina la sera prima. Non siamo in Italia, quindi la macchina c'è ancora, purtroppo un sedile è semi-fradicio. Ci dirigiamo verso sud ed ormai la pioggia è solo un ricordo. Visitiamo prima Scone Palace, poi Dundee ed il suo Discovery (la nave di Scott e Amundsen), infine Glamis Castle, luogo di nascita della Regina Madre. Fino ad ora il tempo ha retto, solo veloci passaggi di nubi congeste. Ma al sopraggiungere della sera il cielo si copre ed una copiosa pioggia cade mentre noi ripariamo in un locale per la cena. All'uscita è tutto finito, ma per entrare in macchina ci vorrebbero le calosce. Passeremo la notte nel cuore dell'Aberdeenshire. Capitolo 3 La vista dalla mia camera da letto si apre ad un campo di grano a perdita d'occhio, fino alle prime pendici dei monti Grampians. L'aria è frizzante ed il cielo terso, nulla farebbe presagire al tempo che sarà. La prima meta è rappresentata da una visita ad una ricostruzione di villaggio preistorico, con tanto di attori. L'improvviso acquazzone ci costringe a battere in ritirata a metà della visita. Procediamo verso Aberdeen e la pioggia scema poco a poco, fino a scomparire. Pranzo da Mc'Donalds e visita del porto, uno sguardo verso il Mare del Nord con le petroliere che lasciano il porto. Ripartiamo in direzione nord diretti verso l'estremità orientale della Scozia, Kinnaird's Head, presso la città di Fraserburgh. Un lezzo di salmone ci ricorda dove siamo appena scendiamo dalla macchina, ma dopo qualche minuto ci si fa l'abitudine. Visitiamo il faro, uno dei 5 più importanti della Scozia, ci ricorda il guardiano-guida. Il freddo è quello di dicembre a Roma, saremo sui 10 gradi e sono le 5 del pomeriggio; il vento è quello tipico delle isole, senza soluzione di continuità. Prima di cena e sulla strada di ritorno alla fattoria decidiamo di fermarci a Banff, da non confondere con quella che sta in Canada. Nulla da segnalare, se non le 6 ore di pioggia ininterrotta che ci accopagnano da Aberdeen. Dopo cena, la peggiore della mia vita (in una friggitoria di Ellon, il fegato mi ha citato per danni), torniamo alla fattoria e con mia somma sorpresa scopro un fenomeno atmosferico per me inedito: la bruma. Chiazze di nebbia non più grandi di una casa all'interno delle quali non si vedeva al di là del proprio naso. Capitolo 4 Oggi è il giorno dei castelli. In successione Huntly Castle, Fyve Castle e Ballindollach Castle, inframezzati da una immancabile visita ad una distilleria di Wiskhy, Glenfiddick. Il clima cambia di pari passo con il paesaggio. Dapprima poco nuvoloso nella zona pianeggiante, diviene instabile e fastidioso man mano che ci si addentra nello Speyside, la valle del wiskhy appunto, e culmina in un temporale di rara violenza lungo la strada che dall'ultimo castello ci conduce a Inverness. Nella "capitale" delle Highlands il freddo è così intenso che faccio ricorso a tutti gli indumenti umanamente indossabili in mio possesso: maglietta della salute, camicia di flanella, felpa in paille e giaccone Slam con pellicciotto. Gli indigeni ci scambiano per extraterrestri, questo clima per loro è normale, anche se i 4 gradi con pioggia non credo siano tanto frequenti in pieno agosto. Dopo una breve visita alla città procediamo verso la prossima fattoria, a Drumnadorchit. A causa di un disguido con la compagnia di prenotazione dobbiamo tornare a Inverness e trascorrere lì la notte. Capitolo 5 E' la solita mattina limpida e fresca che ci dà il buongiorno. Organizziamo il tour giornaliero e dopo un abbondante colazione a base di funghi trifolati, pomodoro, uova fritte, bacon, toast, wurstel, thè e marmellata approfondiamo la visita alla città. A metà mattinata visitiamo il clou della vacanza, il lago di Loch Ness con il prospicente castello di Urquhart. Se non per la fama che questo luogo si accompagna, direi che ho visto posti più interessanti. Rimarranno impressi nei miei ricordi soprattutto lo sciame di moscerini che ha flagellato la mia pelle e di cui portavo i segni fino a poco tempo fa ed il fango, dovunque. Breve sosta a Fort Augustus, il tempo per mangiare ed assistere alla schiusa del canale che immette il fiume Caledonian nel lago. Poi senza soste fino ad Arisaig, prossima fattoria, tagliando in due la Scozia, con il tempo che migliora velocemente. Procedendo noi verso ovest abbiamo il sole in faccia, un sole che a queste latitudini quasi impedisce la guida seppure con gli occhiali. Solo verso le 22.30 si fa buio. Capitolo 6 L'Oceano Atlantico a poche centinaia di metri. E' questo ciò che vedo affacciandomi dalla finestra della camera, ed è lì che stiamo andando. Prendiamo il traghetto che in mezz'ora ci porta da Mallaig a Skye Isle. Come mettiamo piede sull'isola inizia a piovere; una pioggia sottile, quasi impalpabile. Se vogliamo visitarla tutta non dobbiamo perdere tempo, la strada è tanta. Ci fermiamo a Broadford, il primo paese procedendo da sud e ammiriamo il panorama, fatto di insenature e aspre pendici, nuvole basse e uccelli strillanti. Portree è la prossima destinazione, la città più grande dell'isola. Un pranzo succulento, l'acquisto di qualche dolce locale, una multa incollata sul finestrino della macchina (lì si usa così), e ripartiamo incontro alla nave che sicuramente non ci apetterà. La fretta è cattiva consigliera; così per poco non mettiamo soto una pecora, che qui attraverano la strada come da noi le persone, un mio amico ha conati di ..., ma almeno non perdiamo il nostro app! untamento. Lungo la traversata accade il fenomeno atmosferico più bizzarro che abbia mai visto. Ipotizzando di tagliare in due la nave longitudinalmente, da una parte piove e dall'altra c'è il sole. Il tutto dura pochi minuti. Capitolo 7 Il mio amico appassionato di montagna si sveglia di buona lena quando gli comunico che l'itinerario di oggi è il Ben Nevis. Questa montagna da noi sarebbe poco più di un'altura, ma qui equivale al Monte Bianco. Lasciamo la macchina alle soglie del sentiero e ci incamminiamo lungo lo stesso; diviene sempre più pericoloso man mano che proseguiamo, i cartelli sconsigliavano di addentrarvisi senza le opportune attrezzature. Ma si sa, a noi il rischio piace, e ci piace soprattutto lo spettacolo che si para davanti ai nostri occhi dopo due ore di cammino apparentemente inconcludente: una splendida vallata, una cascata e la montagna sullo sfondo. Arriviamo fino al punto in cui andare oltre non si può. C'è un ponte tibetano da attraversare, e con il nostro abbigliamento è come scalare l'Everest senza ossigeno. Il mio amico (sì, quello di prima), ci prova, col risultato che la pecora morta vicino al ruscello per poco non resuscita. Decidiamo di soprassedere, facendo passare avanti gr! uppi di stranieri con la scusa che per noi si era fatto tardi. Appena torniamo alla macchina inizia un violento temporale e, dopo un lungo ristoro, ci dirigiamo verso l'ultima fattoria. Capitolo 8 Ci svegliamo verso le 3.30, sì avete letto bene, perchè ci attendono più di cento chilometri da fare fino a Edimburgo e l'aereo parte alle 6.30. Da un lato mi dispiace partire, perchè in una settimana non si fa in tempo a vedere tutto, ma da un lato sono contento di tornare a casa e poter raccontare questa bellissima esperienza.

Autore : Giovanni Durante

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