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Peshawar

Il diavolo al bazar

Natura e meteo - 9 Ottobre 2001, ore 09.19

Peshawar “Adorano gl’idoli, e sanno molto d’arti di diavolo, e sono malvagia gente” (Marco Polo, “Il Milione”) Non era certo un giudizio lusinghiero quello espresso da Marco Polo nel 1275 quando visitò la provincia di Peshawar, abitata da gente “malvagia”, che conosce le arti del diavolo, e adora gli idoli. Il carattere degli abitanti della zona deve essere però migliorato da allora. E’ facile infatti verificare come quella gente non sia più malvagia, ma gentile e ospitale, ad eccezione degli ultimi tempi, a causa della mutata situazione internazionale; nessuno adora più gli idoli. L’arrivo dell’islamismo ne ha drasticamente vietato il culto. Però la città di “Bascia” – come l’aveva chiamata il viaggiatore veneziano italianizzandone il nome – capitale della Provincia di Frontiera di Nordovest, in Pakistan, un po’ di diavoleria la nasconde tuttora. Per ogni sventura – malasorte o demonio che sia - Peshawar offre una soluzione, purché tu sia disposto a pagarla. E a contrattarla. I mercanti del luogo non sono infatti famosi per la velocità con cui concludono gli accordi. Al contrario, una trattativa può durare anche per parecchi giorni, parecchie tazze di tè e discorsi infiniti. Questo centro dell’intrigo, delle spie e dei mercanti d’arte – c’è tutta una letteratura che lo descrive in questo modo – è una città antichissima, le cui origini risalgono a duemila anni fa. Il suo nome attuale significa “posto di frontiera” e nel corso dei secoli ha cambiato governanti e appellativi: è stata la città dei fiori e poi del grano, ma anche la terra del loto. Tutti rivelano la fecondità del grande bacino in cui è situata, nel nord ovest del Pakistan, a due passi dal confine afghano. Diavolerie varie, spie vere o presunte, mercanti che tirano alla lunga per concludere un accordo: se c’è un posto che all’interno do Peshawar può rendere un’idea all’altezza della sua fama, questo è il bazar. O meglio: sono i bazar. Da quale cominciare? C’è il mercato degli zingari, dove si può trovare ogni genere di rimanenze: parrucche di capelli veri o sintetici, ciprie per la pelle, tinture. Il bazar Meena, territorio esclusivo delle donne per la gran quantità di nastri, pizzi, bottoni, fiocchi… il mercato dei tessuti o quello degli uccelli, dove pernici, quaglie, tortore e pappagalli sono racchiusi in minuscole gabbie e aggiungono confusione a confusione. Il mercato della frutta; il bazar Saddar con i suoi mobili di legno intarsiati in ottone. Il bazar Bara: qui si trovano prodotti di importazione straniera, autorizzati e di contrabbando: dalle scarpe italiane alla vodka russa. Spie e intriganti, se mai ce ne furono, non mancavano certo di strade e caos per nascondersi e tramare i loro intrighi romanzeschi. A cura di www.marcopolo.tv

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