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Viaggio nel mondo dei temporali: le multicelle e i temporali frontali

I temporali multicellulari, nati dal meccanismo della "rigenerazione", possono generare sistemi a grappolo o lineari. Tra questi ultimi una ulteriore suddivisione prevede lo sviluppo di multicelle cicliche e le "squall line" e i temporali frontali.

MeteoLive school - 3 Maggio 2011, ore 11.50

La maggior parte dei temporali che si manifestano sul nostro territorio appartiene alla categoria dei temporali multicellulari. Tra i temporali a multicella si annoverano diversi sottotipi la cui classificazione è dovuta a motivi sinottici diversi. In caso di aria stratificata instabilmente, ritroviamo le classiche multicelle a grappolo, dette anche cluster di multicelle: sono cellule temporalesche in diverso stadio di maturazione e sviluppo che si passano l'energia l'una con l'altra mantenendo in vita una struttura temporalesca che si comporta così come un'unica unità. Le correnti discendenti della cella più matura tendono a sollevare aria caldo-umida dalle zone circostanti permettendo dunque lo sviluppo e la crescita di altre celle negli immediati dintorni che subentreranno alla prima quando questa raggiungerà lo stato di senescenza. Il meccanismo è noto come rigenerazione. 
 
Nel caso in cui la situazione sinottica contempli la presenza di aria fredda alle quote superiori (esempio goccia fredda) e venti in quota deboli o al più moderati, il sistema temporalesco multicellulare può disporre il suo sviluppo lungo una linea dettata anche dall'andamento di questi venti. La situazione si presta bene anche nel caso dei tipici temporali prefrontali. La struttura è nota come linea di multicelle. La rigenerazione delle celle giovani avviene in questo caso sopravvento a queste ultime e i venti in quota rappresentano la level guide, ossia la direzione di spostamento della linea stessa. Concretamente questa situazione può recare fenomeni intensi e prolungati laddove ci si trovi sotto la verticale della cella più giovane; dobbiamo considerare che se ogni singola cella, con il suo cono di correnti ascendenti noto come "updraft", si sposta sospinta dai venti in quota, genera precipitazioni e dunque correnti discendenti dette "dowdraft" che strisciano al suolo percorrendo in direzione inversa il tragitto della corrente in quota fino a tornare al punti di partenza, dove stimolano la crescita di sempre nuove celle. Sarà quest'ultimo il punto in cui il temporale risulterà più intenso e insistente. In caso lo sviluppo delle varie celle non sia eccessivamente ravvicinato, il temporale risulterà pulsante, con fasi di indebolimento seguite da nuove intense pulsazioni. Dopo il loro transito l'atmosfera rimane umida e afosa. 
 
I temporali possono anche accompagnarsi al transito di una perturbazione, in modo particolare di un fronte freddo. In questo caso la miccia viene accesa dall'aria fredda che solleva e spinge in avanti un blocco di aria calda preesistente. In questo caso la rigenerazione delle celle giovani avviene sottovento, quindi nella direzione opposta rispetto alla tratettoria della corrente fredda che striscia al suolo. Siamo in presenza dei classici temporali frontali, detti anche squall line, ossia linea di groppo. La rigenerazione sottovento determina una rapida propagazione della linea temporalesca in avanti (generalmente verso levante), con i fenomeni più intensi raggruppati lungo una linea il cui limite posteriore (generalmente ad ovest) contrassegna il transito del fronte al suolo. Ne risultano temporali intensi ma più di più rapida risoluzione. Dopo il loro passaggio il subentro della nuova massa d'aria rende l'atmosfera tersa e asciutta. 

Autore : Luca Angelini

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