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Studiamo le perturbazioni: i vari tipi di fronte freddo

Non è possibile cimentarsi in una previsione corretta senza l'analisi del tipo di perturbazione che ci interesserà. Vediamo le caratteristiche tipiche di un fronte freddo.

MeteoLive school - 6 Febbraio 2009, ore 09.39

Il fronte freddo classico è una perturbazione che si materializza a causa del sollevamento forzato di una massa d'aria calda da parte dell'aria fredda che segue e che, essendo più pesante, si incunea sotto di essa. Il meccanismo apparentemente semplice, nasconde però alcune differenze che hanno suggerito una classificazione più accurata distinguendo in particolare due tipi principali di fronte. L'importanza di questa differenziazione sta nell'individuazione corretta della diversa entità e collocazione dei fenomeni. Anafronte freddo. Nell'anafronte freddo l'aria fredda si muove verso quella calda fino a scontrarsi contro di essa. Si genera pertanto una linea di convergenza che forza l'aria calda e umida ad ascendere lungo la superficie frontale di quella fredda coricandosi all'indietro. In sostanza il letto di correnti calde provenienti dai quadranti meridionali scorre al di sopra della massa d'aria fredda che la impatta parzialmente a causa della disposizione quasi parallela della corrente a getto che separa le due masse d'aria. Ciò determina la formazione di estesa nuvolosità anche cumuliforme con fenomeni intensi e temporaleschi. Il tutto dietro la linea frontale. Nella parte posteriore della massa nuvolosa e parallelamente ad essa scorre da sud verso nord la corrente a getto la quale apporta aria secca che rappresenta appunto la linea di demarcazione finale della perturbazione. Katafronte freddo. Il katafronte segue un meccanismo di sviluppo analogo tuttavia la corrente a getto interseca obliquamente la massa nuvolosa con due conseguenze principali: 1) L'intrusione secca e discendente, a causa anche del trasporto di vorticità negativa, limita in altezza lo sviluppo nella nuvolosità la quale pertanto apporta fenomeni più blandi e generalmente concentrati in una stretta fascia. 2) Il getto spinge in avanti il flusso caldo e umido che rappresenta la massa nuvolosa davanti al fronte. I fenomeni si trovano dunque in una stretta fascia nuvolosa davanti alla linea frontale. Normalmente l'anafronte freddo rappresenta lo stadio inziale di sviluppo della perturbazione e possiamo osservarla facilmente in pieno oceano Atlantico. Il katafronte freddo invece è lo stadio di sviluppo successivo. Lo ritroviamo spesso sul continente europeo. Il transito sulla rugosa superficie continentale e l'impatto contro le catene montuose (Pirenei, Alpi) determina un rallentamento della massa nuvolosa legata al flusso caldo e umido nella media e bassa troposfera. Ciò agevola il sorpasso da parte della corrente a getto, scarsamente influenzata dalla presenza dei sottostanti rilievi montuosi.

Autore : Luca Angelini

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