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Sole, ecco come influenza il clima del Pianeta

Fonte primaria di energia per il nostro Pianeta, il Sole ha influenze dirette e indirette sul nostro clima. A volte il clima reagisce subito, altre volte mette in moto meccanismo che si concretizzano solo dopo decenni. Ecco qualche interessante informazione.

MeteoLive school - 27 Febbraio 2012, ore 09.30


Il sole è la fonte primaria e indispensabile di energia del nostro Pianeta. L'attività della nostra stella non è costante nel tempo ma subisce una serie di oscillazioni, alcune a intervalli di secoli, altre solo di decenni. La potenza impressa dall'attività solare sul nostro clima non deriva direttamente dal calore irradiato ma dall'energia del suo campo magnetico.

Alcuni recenti studi, condotti in Canada allo Schroeter Institute for Research of Solar Activity, hanno dimostrato e confermato una teoria giù supportata da alcuni anni e che concerne le influenze del campo magnetico solare sulle temperature degli oceani. Ma non solo.

E' stato altresì dimostrato che l'attività solare è in grado di modificare la distribuzione nuvolosa sull'intero Pianeta, in che modo? I raggi cosmici presenti nello spazio tendono a ionizzare l'atmosfera inducendo in tal modo la formazione delle nuvole. Durante le fasi di massimo solare il campo magnetico della nostra stella si espande come una specie di scudo protettivo verso la Terra e inibisce l'arrivo dei raggi cosmici. La ionizzazione della troposfera viene meno e con essa diminuisce in modo proporzionale anche la formazione della nuvolosità.

A questo è ovviamente legato l'andamento delle temperature globali della nostra atmosfera. In caso di minimo solare per il motivo opposto la copertura nuvolosa globale invece aumenta con conseguenze opposte. Lo studio portato avanti dai ricercatori canadesi mette in risalto l'influenza dell'oscillazione solare facente capo al cosiddetto ciclo di Hale (ogni 22 anni circa) con le oscillazioni dell'ENSO (ossia delle temperature del Pacifico collegate ai fenomeni di Nino e Nina). In conseguenza a cicli di Hale piuttosto deboli corrispondono infatti episodi di Nina (dunque acque complessivamente più fredde lungo il Pacifico equatoriale), viceversa con cicli molto attivi fanno riscontro prevalenti episodi di Nino.

Le medesime correlazioni sono state individuate anche per altri importanti fenomeni legati alle temperature oceaniche. Ad attivi cicli di Hale corrispondono infatti fasi positive della PDO.

L'oscillazione multidecennale delle acque pacifiche boreali presenta, analogamente e in fase con la Nina, acque più fredde nel grande oceano a ridosso del continente americano. Non poteva mancare la correlazione forse più importante per il tempo e il clima del nostro continente, ossia la NAO. L'oscillazione della pressione ai due lati dell'Atlantico mostra variazioni che rispecchiano perfettamente l'andamento dei cicli di Hale. Naturalmente la quadratura del cerchio sarebbe il riscontro con la teoria iniziale riferita ai raggi cosmici.

Andando a sovrapporre i grafici riferiti alle due oscillazioni ecco infatti che l'andamento delle due curve risulta sorprendentemente parallelo. A bassi cicli di Hale corrispondono fasi con NAO prevalentemente negativa, dunque maggiore nuvolosità e precipitazioni. Viceversa con i massimi di attività solare.

Un recentissimo studio infine ci ha reso noto che negli ultimi anni l'altezza dalle nubi alte, quelle che lambiscono i limiti della tropopausa,  è scesa mediamente intorno a 30-35 metri. Anche in questo caso i motivi sarebbero da ricercarsi delle risultanze di un ciclo solare ormai improduttivo da anni (dal 2008 in particolare), il che dimostra una frenata del global warming, secondo un intreccio di cause dirette e indirette (feedback) che ancora oppone diversi interrogativi irrisolti riguardo il nostro Sole e il nostro clima.


Autore : Luca Angelini

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