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Previsioni fai da te: esempi di parametri fondamentali

Esistono alcuni parametri atmosferici che sono di grande aiuto per capire il tempo che farà nelle ore successive senza addentrarsi eccessivamente fra formule e definizioni "astratte".

MeteoLive school - 25 Novembre 2003, ore 10.47

Vi piacerebbe imparare a fare delle previsioni del tempo con un certo grado di affidabilità per la vostra zona, o per la vostra regione? Oppure cercare di capire se un temporale lontano può colpirvi o deviare verso in una direzione a voi lontana, o addirittura dissolversi prima di investire il vostro punto di osservazione? Un fattore fondamentale per cercare di fare una “prognosi” del tempo riguarda l’osservazione delle immagini satellitari, che permette di seguire quasi in tempo reale lo spostamento dei corpi nuvolosi più estesi, e quindi di prevedere a grandi linee il tempo che farà nelle successive 2-3 ore; ma per avere una visione delle prospettive riguardo la circolazione atmosferica generale a più lungo termine, occorre consultare i prodotti dei modelli matematici, quelle mappe colme di linee, cerchi, colori, numeri, che a prima vista sembrano tanto complicate ma che (nella maggior parte dei casi) non hanno contenuti così astratti. Innanzitutto conviene osservare le mappe che forniscono la distribuzione della PRESSIONE ATMOSFERICA al suolo, le cartine da cui si ricavano le posizioni delle basse pressioni (o depressioni) e delle alte pressioni (o anticicloni); come si individuano queste figure bariche? Basta osservare l’andamento della pressione attraverso i valori indicati su ognuna delle isobare (le curve che uniscono tutti i punti ad uguale pressione); se una isobara racchiude un’area con pressioni più elevate rispetto ai dintorni, allora essa racchiuderà un centro di alta pressione, viceversa si avrà un centro di bassa pressione. In generale all’interno di un’area di alta pressione il tempo è buono, mentre all’interno di un’area di bassa pressione ci sono le nubi, o piove; tuttavia questa è una regola empirica, non sempre valida, soprattutto per un territorio così vario dal punto di vista orografico quale è l’Italia. Allora occorrerà affidarsi ad altre mappe, che magari forniscono la distribuzione dei venti a 10 metri di quota (le carte del vento non sono disegnate al suolo, ma hanno questa altezza di riferimento, perché è la misura adottata per convenzione dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale); in questo caso bisognerà tenere conto del fatto che l’orografia ha un ruolo fondamentale nel distribuire le masse d’aria, deviando le correnti in direzioni diverse. Le nubi però in generale non si muovono nella direzione delle correnti al suolo, ma con i venti in quota; queste mappe spesso sono più leggibili, dato che i venti alle alte quote sono molto più regolari in direzione e velocità di quelli al livello del mare, ed indicano la direzione di spostamento dei corpi nuvolosi; se ad esempio sull’immagine satellitare osservate una perturbazione vicina all’Italia, ed andate a vedere una mappa delle correnti in quota riferita alle successive 12 ore, potrete a grandi linee capire come si muoverà l’ammasso di nubi. Comunque come dicevamo in precedenza, la nostra concentrazione deve andare verso quelle situazioni in cui alta pressione non vuol dire bel tempo; spesso questo particolare fenomeno si verifica quando è presente aria fredda in quota. Cosa vuol dire? Prima di tutto per “aria fredda in quota” si intende “aria più fredda del normale, o dei dintorni, in quota”, ossia si presume che sia presente un centro di bassa pressione ad una certa altezza dal suolo, e non sul suolo stesso, oppure addirittura una saccatura (vedi articolo correlato). Se in definitiva al suolo è presente un campo di alta pressione, mentre in quota si ha un centro di bassa pressione, il tempo potrà essere nuvoloso, o addirittura (fra la primavera ed il tardo autunno) instabile, con acquazzoni o temporali, nonostante non sia presente una perturbazione estesa e ben organizzata, visibile con facilità dal satellite. Riassumendo: per fare una previsione che abbia un certo grado di affidabilità, occorrerà avere a disposizione una serie di immagini satellitari (preferibilmente una “moviola”, che metta in sequenza le immagini scattate nelle ultime 24 ore, così da osservare il movimento graduale delle perturbazioni) oppure delle mappe estratte da un modello matematico, che idealmente dovrebbe fornire (su carte ben distinte ovviamente) la pressione ed il vento alle varie quote dell’atmosfera. Entrare maggiormente nel dettaglio implica qualche complicazione di troppo; comunque vi consigliamo di dare uno sguardo anche agli articoli correlati.

Autore : Lorenzo Catania

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