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Perchè in inverno l'aria è più trasparente che in estate?

L'aria cristallina delle giornate invernali raramente si riscontra durante l'estate, se non in condizioni di vento da nord. La limpidezza si può apprezzare ancor meglio in montagna. Da cosa nasce questa palese differenza tra le due stagioni estreme?

MeteoLive school - 12 Settembre 2011, ore 11.44

 Gli escursionisti e gli alpinisti ben sanno che durante il semestre freddo, tra ottobre e marzo, l'atmosfera sa regalare quelle suggestive trasparenze che in estate non si avranno mai. Il fenomeno è maggiormente avvertibile in fasi di tempo anticiclonico, allorquando la compressione adiabatica, ossia il moto discendente delle correnti all'interno della struttura di alta pressione, ne esalta le caratteristiche di secchezza e quindi di trasparenza. Questo soprattutto nel caso vi sia il connubio tra alta pressione di tipo dinamico, ossia a cuore caldo in quota dovuto essenzialmente alla compressione descritta, sia di tipo termico, allorquanto l'accumulo di aria fredda nei bassi strati crea ulteriori moti discendenti nella colonna d'aria. Sono le tipiche situazioni di inversione termica. Siamo così giunti alla:

prima risposta, l'aria durante l'inverno è più limpida perchè più frequenti e tenaci sono le inversioni termiche.
 
Seconda risposta: una massa d'aria ad una determinata temperatura può contenere solo una determinata quantità di umidità. Più la temperatura è elevata e maggiore è l'umidità che un pacchetto d'aria può contenere, viceversa, minore è la temperatura e minore sarà anche l'umidità che lo stesso può racchiudere. Il concetto qui espresso, quello di umidità assoluta, va a braccetto con quello di umidità relativa, ossia quello che esprime la percentuale di umidità presente nell'aria rispetto al totale che a una data temperatura essa può potenzialmente contenerne. Abbiamo sopra parlato di anticicloni e inversioni termiche; ebbene in queste condizioni vige la relazione: meno umidità assoluta= meno umidità relativa e di conseguenza meno umidità relativa=maggior trasparenza dell'aria.
 
Terza risposta: durante l'inverno le basse temperature costringono lo strato limite planetario, ossia quello strato d'aria intrappolato dalle inversioni termiche a immediato contatto con il suolo, a contrarsi. Ne deriva che il suo spessore diminuisce fino anche fino a poche decine di metri al di sopra del terreno. Un ciclo analogo, ma naturalmente molto più in piccolo, avviene in condizioni di tempo stabile anche durante l'arco di una stessa giornata, con aria trasparente al mattino e foschia invece nel pomeriggio. La struttura dello strato limite è importante in quanto è dentro questo spessore d'aria che vi è contenuta la maggiore quantità di umidità.
 
Se durante le fredde giornate invernali, le inversioni termiche possono intrappolare questa aria umida, ad esempio sulla val Padana (da qui la frequenza delle nebbie padane) o negli strati prossimi alle bassissime quote o al livello di laghi e valli non oltre i 50-100 metri di quota (da qui le meno frequenti ma pur sempre riscontrabili nebbie di valle o di lago), durante l'estate lo strato limite si alza e si colloca convenzionalmente al di sopra dei 1500 metri. Va da sè che in determinate condizioni di caldo particolarmente intenso, la dilatazione del fluido aria può spingere lo strato limite fino a 4000 metri. Il suo spessore è solitamente ben riconoscibile in quanto il limite superiore corrisponde al livello superiore di nebbie o foschie dense e corrisponde alla quota di formazione delle nubi che vi galleggiano sopra.
 
Nella prima immagine panorama afoso sulle Prealpi lombarde in piena estate, nella seconda l'identica inquadratura riferita ad una delle cristaline giornate di pieno inverno.
 

Autore : Luca Angelini

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