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Le condizioni ideali per NEVICATE sulle coste tirreniche

Analizziamo sotto tutti i punti di vista quale situazione si deve verificare affinché i fiocchi facciano la loro comparsa in massa sul litorale toscano e laziale

MeteoLive school - 12 Novembre 2004, ore 11.23

Vedere la neve fin sulla costiera toscana o laziale è sempre stato un evento quasi eccezionale, anche durante gli inverni più rigidi; d’altra parte in genere non è possibile avere fenomeni abbondanti di questo tipo su zone che risentono immediatamente dell’effetto mitigatore dato dalle correnti atlantiche, quando queste si mettono in moto verso la Penisola. Eppure in alcuni casi (come nel febbraio 1991 o nel dicembre 1996) almeno parte di questa “striscia” di territorio ha visto depositarsi fino a 20-30 cm di neve; si erano infatti verificate alcune condizioni particolari che adesso andiamo ad analizzare brevemente: VENTO: è la componente fondamentale; innanzitutto ci deve essere uno scorrimento di aria umida e mite al di sopra di una massa molto fredda nei bassi strati; di conseguenza occorre che alle alte quote ci siano correnti da SW o da W, così che possano transitare al di sopra di un mare caldo come il Mediterraneo occidentale, mentre al suolo è preferibile che le correnti provengano da E-SE. Queste ultime non sono le correnti più fredde in assoluto per queste regioni, ma bisogna tenere conto del fatto che per arrivare dai Balcani fino alla Toscana o al Lazio i venti devono oltrepassare l’Appennino. Una volta arrivata a ridosso del versante orientale della Dorsale, la massa fredda è costretta a salire verso l’alto (Effetto Stau) raffreddandosi ulteriormente, per poi scivolare nuovamente verso il basso (riscaldandosi) sul versante tirrenico (Effetto Foehn); più è alta l’umidità di partenza della massa d’aria fredda maggiore sarà il riscaldamento che subirà una volta arrivata sul versante occidentale appenninico, a causa di meccanismi fisici particolari. Allora per far sì che l’aria torni a raffreddarsi gradualmente per contatto con quella preesistente sulle due regioni in esame, occorrerà che scorra per qualche ora in loco, magari umidificandosi a causa della vicinanza del mare. L’unico modo per far sì che da questo processo si generino delle nubi piuttosto consistenti anche sulle coste è appunto quello di far arrivare la massa fredda da E-SE. TEMPERATURA: al suolo ad inizio precipitazioni non ci devono essere più di 6-7°C, mentre in quota si devono verificare alcune combinazioni particolari; riferendosi alle quote di 850 hPa (circa 1300-1500 metri) e 500 hPa (5300-5500 metri), occorre che si abbiano almeno –5°C nel primo caso e –27°C nel secondo; se i valori in questione sono contemporaneamente troppo bassi in generale l’aria diventa troppo instabile e si hanno solo dei rovesci isolati UMIDITA’: è legata direttamente alle condizioni descritte per il vento, comunque ad inizio precipitazione al suolo deve essere preferibilmente attorno al 30-40%, ossia piuttosto elevata rispetto a quella caratteristica della massa fredda preesistente di origine balcanica; in quota sulla superficie di contatto con la massa più tiepida in arrivo da W o SW ovviamente si deve raggiungere la saturazione (100%) per generare le nubi. PRESSIONE: affinché si possano avere venti da E-SE al suolo deve nascere una depressione sui mari occidentali italiani; in generale se il minimo si posiziona su Golfo di Genova, Corsica oppure Bocche di Bonifacio, allora nevica solamente da Grosseto verso N, altrove piove. Se invece la depressione pone il suo minimo sul Tirreno centro-meridionale allora può nevicare abbondantemente anche a Roma, mentre da Civitavecchia verso N le precipitazioni diventano scarse, perché prevale la componente fredda dell’aria a tutte le quote. Il tutto deve essere supportato da un’altra depressione centrata sullo Ionio o il basso Adriatico, per continuare a richiamare sul territorio italiano correnti fredde dai Balcani verso l’Adriatico. In quota per avere venti da W o da SW si deve generare una profonda “lingua” di bassa pressione dalla Germania alla Francia meridionale, con asse lungo la direzione NE-SW. Quella descritta è solo la situazione più tipica che si può venire a creare, ma ovviamente ci sono anche alcune varianti, che comunque rispettano a grandi linee quanto illustrato.

Autore : Lorenzo Catania

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