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La “palude barica”

Che cos’è? Quali sono i suoi effetti sul tempo?

MeteoLive school - 28 Maggio 2003, ore 12.14

E’ una delle situazioni più difficili da tenere sotto controllo, una di quelle configurazioni che possono far confondere anche i meteorologi più esperti; stiamo parlando della cosiddetta “palude barica”. Si tratta di una configurazione particolare, nella quale manca una figura anticiclonica o depressionaria dominante su vasta scala; in tal caso i valori di pressione risultano ben distribuiti su valori molto simili su aree di migliaia di chilometri quadrati, e di conseguenza i venti risultano deboli ed a prevalente regime di brezza. In questo contesto tendono allora a prevalere le correnti locali, soprattutto quelle che si generano a causa della eventuale differenza di temperatura fra due aree a stretto contatto (ad esempio fra una spiaggia sabbiosa e la superficie marina, oppure fra il crinale di una montagna molto elevata e la massa d’aria sulla cima del rilievo); ecco che allora non è raro assistere alla formazione di qualche nube temporalesca durante il pomeriggio sull’arco alpino o l’Appennino, mentre in prevalenza sui litorali il sole tende a splendere incontrastato. In alcuni casi però durante la notte a causa del cielo prevalentemente sereno la temperatura cala notevolmente, e si formano isolati banchi di nebbia nelle vallate fluviali e nelle città di mare; subito dopo l’alba comunque la nebbia si dirada e torna rapidamente il sereno. La palude barica non è affatto rara sul Mediterraneo, soprattutto d’estate quando tutte le figure bariche al suolo (sia anticicloni che depressioni) risultano molto meno forti rispetto alla stagione invernale; in generale il periodo di massima frequenza di questa configurazione comprende sia giugno che luglio, ma in qualche caso la palude barica può verificarsi anche ad agosto. Tale configurazione di solito non si protrae per più di 10-12 giorni e spesso si conclude con un peggioramento piuttosto consistente, a causa della elevata quantità di vapore acqueo che tende ad accumularsi in prossimità del suolo nel corso dei giorni (a causa della mancanza di vento).

Autore : Lorenzo Catania

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