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La corrente a getto: il vero REGISTA del tempo

Cosa sono? Qual è il loro ruolo nella circolazione generale dell’atmosfera?

MeteoLive school - 28 Ottobre 2006, ore 08.59

Noi sappiamo che in molti casi il vento al suolo, soprattutto se è debole, ha una direzione completamente diversa da quello che sospinge le nubi; infatti il vento alle quote più elevate della troposfera (tra i 6 ed i 12-15 km di altezza) è influenzato in misura estremamente minore da eventuali ostacoli rappresentati da catene montuose oppure dalla presenza di una superficie marina. Di conseguenza il flusso delle correnti a tali quote è molto più regolare e continuo che non negli strati bassi; in particolare a partire dai 7-8 km di quota per arrivare fin verso i 10 km il vento in ogni singolo emisfero presenta velocità generalmente blande o moderate (fra i 30 ed i 70 km/h), ma in realtà sono presenti anche due fasce molto strette dove la velocità raggiunta dall’aria invece sfiora ed a volte supera i 300 km/h. Questi “nastri” sono chiamati CORRENTI A GETTO, ed hanno la funzione di ridistribuire il calore immagazzinato dall’atmosfera un po’ su tutto il “guscio” sferico che ingloba la Terra a tali altezze; in ogni emisfero ne abbiamo una che ha la sua sede naturale attorno al 55°-60° parallelo (la corrente a getto POLARE), ed un’altra che invece risiede normalmente al 30°-35° parallelo (la corrente a getto SUBTROPICALE). Generalmente la loro azione basta a svolgere il compito che gli è stato assegnato, e di conseguenza scorrono velocemente da ovest verso est tentando di portare la temperatura ad un valore uniforme ovunque; ovviamente per vari motivi questa condizione non è realizzabile ed anzi, una certa differenza di temperatura fra il bordo settentrionale e quello meridionale di una qualunque delle due correnti si mantiene sempre. Quando le due fasce di correnti non riescono più a mantenere una situazione più o meno “stabile” dal punto di vista termico abbiamo la seguente situazione: a latitudini tropicali si accumula troppo calore e quindi i valori termici salgono eccessivamente, oppure (viceversa) a latitudini polari la temperatura scende troppo; l’unico modo che hanno le correnti d’alta quota per ovviare a questo problema è quello di rallentare vistosamente, cominciando a formare “onde” vere e proprie, che si sviluppano (sempre rimanendo ad una quota prestabilita) nel senso dei meridiani (quindi verso nord o verso sud). L'azione di queste onde permette perciò la formazione di potenti anticicloni e di profonde depressioni nei bassi strati dell’atmosfera, il cui compito sarà quello di accelerare la discesa di aria fredda verso sud, o la risalita di aria calda verso nord, per aumentare l'efficienza del processo di compensazione termica che normalmente svolgono da sole le correnti a getto. Quello descritto è il compito principale dei venti d’alta quota, ma in realtà essi hanno altre funzioni, come ad esempio portare il tempo stabile sul Mediterraneo durante l’estate, oppure guidare il freddo verso latitudini inferiori durante l’inverno. In generale alla loro presenza possono essere ricondotti i movimenti delle strutture bariche alle quote medie e basse della troposfera, quindi una analisi completa della situazione del tempo in una certa area geografica non può non considerare anche i movimenti di tali correnti.

Autore : Lorenzo Catania

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