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Il temporale di calore: perche si forma?

Durante i caldi pomeriggi estivi di sovente il nostro Appennino o le nostre Alpi divengono sede preferenziale di alcuni temporali ad evoluzione diurna. Si tratta dei famigerati temporali di calore! Come si formano e quali situazioni atmosferiche prediligono?

MeteoLive school - 11 Agosto 2012, ore 16.30

Il temporale di calore è un fenomeno atmosferico caratteristico dell'estate. Si tratta di un temporale a prevalente evoluzione diurna che è caratterizzato dal prediligere come ambiente ideale di formazione, il rilievo montuoso. Esso trae origine dalla risalita di pacchetti di aria caldo umida alle quote superiori, risalita agevolata dalla presenza degli stessi rilievi che forniscono supporto all'ascesa delle "termiche" anche in condizioni di instabilità non proprio ideali.

Il periodo dell'anno in cui è più frequente osservare questo tipo di temporale è il periodo estivo. Giugno luglio ed agosto i tre mesi "candidati" all'appuntamento col temporale pomeridiano lungo i rilievi. Tuttavia non è da escludere nemmeno il mese di maggio e talvolta aprile, a patto che la temperatura sia già abbastanza elevata da sostenere il sollevamento delle termiche anche nelle zone interne alpine ed appenniniche.

Qual'è l'ambiente atmosferico ideale alla formazione di questi temporali?

 Due parole in più meritano le condizioni ideali allo sviluppo di questi temporali. Spesso infatti il temporale di calore classico si forma quando sul territorio è presente un'abbondante soleggiamento diurno ed assenza di forte ventilazione nei bassi livelli atmosferici. Questa situazione è più comunemente presente nelle aree di alta pressione.

Un pò in controtendenza rispetto al comportamento degli altri tipi di temporale, il temporale di calore predilige quindi le situazioni più statiche ed anticicloniche.

Tutto questo a patto che siano soddisfatte due condizioni principali.

-la presenza di geopotenziali non eccessivamente alti i quali agevolino i processi di convezione senza la presenza di aria troppo calda in quota che finirebbe per inibire la spinta di galleggiamento anche nelle zone montuose.

-la presenza di porzioni di territorio sopraelevate rispetto al livello del mare. Questo elemento è molto importante poichè in mancanza di una condizione di spiccata instabilità, elemento tipico che contraddistingue le aree di alta pressione, l'unico modo di "ingannare" l'anticiclone è quello di innescare risalita di termiche da quote altimetriche privilegiate.

Una termica che inizia a sollevarsi da una zona perfettamente pianeggiante infatti, tende maggiormente a correre il rischio di trovarsi impossibilitata a salire ulteriormente a causa di "tappi" di aria calda presenti ai bassissimi livelli atmosferici.

Una termica che risale da un certa quota salendo di livello partendo da un'altitudine maggiore non subisce l'influenza di queste zone di inversione e trova meno difficoltà a raggiungere le alte quote atmosferiche condensando un cumulonembo. E' il motivo per cui temporali di calore organizzati prediligono le aree montuose piuttosto dei settori pianeggianti.

In considerazione di questi due elementi, si può intuire come in realtà i temporali di calore divengano assoluti protagonisti nelle situazioni bariche che contemplino regimi di alta pressione decadenti. Oppure aree di alta pressione senza eccessivi processi subduttivi in grado di inibire la convezione.

In queste particolari condizioni le temperature a 850hpa e 500hpa non sono mai troppo elevate, mentre l'atmosfera risulta calda ed afosa negli strati prossimi al suolo.

Fattore inibente di questo tipo di temporale è l'anticiclone africano. Questo anticiclone è caratterizzato dal possedere aria caldissima a tutte le quote con geopotenziali molto elevati. Quando presente blocca completamente qualsiasi tentativo di convezione anche nelle zone più montuose delle Alpi e degli Appennini avvicinando l'atmosfera ad una condizione di stabilità assoluta.

 


Autore : William Demasi

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