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Il movimento e la vita degli anticicloni

Si può stabilire qualche criterio sulla base della natura di queste figure bariche?

MeteoLive school - 17 Luglio 2004, ore 09.41

Gli anticicloni come sappiamo, possono essere classificati come dinamici, termici o ibridi (nel senso che presentano caratteristiche sia dell’uno che dell’altro tipo); la loro vita è determinata da diversi fattori che intervengono con modalità e tempi diversi. Gli anticicloni dinamici (ad esempio quello delle Azzorre o quello africano) sono quelle strutture che si sviluppano sia in quota che al suolo grazie all’azione di una corrente a getto che le alimenta; in particolare la loro forza è notevole quando la jet stream presenta velocità elevate nel suo “nastro” principale e compie un arco molto aperto ed esteso che “punta” verso il polo. In questo caso infatti si formano spesso figure di alta pressione che occupano aree di diversi milioni di chilometri quadrati, e che portano ad una intensa compressione verso il basso dell’aria al loro interno. Allora i cieli rimangono sereni e la temperatura in generale aumenta, a causa anche della mancanza di venti nella zona più vicina al centro della struttura: come si può immaginare, fino a che una corrente a getto mediamente scorre su un arco così ampio ( fenomeno che può persistere anche diverse settimane se c’è molta energia da smaltire) l’anticiclone non subirà smacchi e continuerà a dominare sulla stessa zona senza muoversi. Per quanto riguarda gli anticicloni termici (ad esempio quello Russo-Siberiano invernale) la dinamica è in buona parte differente: infatti tali figure si formano a causa della presenza nei bassi strati di aria molto fredda (relativamente a quella presente nei dintorni); sono quindi strutturati alle quote inferiori, mentre in quota di solito è presente una depressione. Il loro movimento perciò è determinato dalle correnti al suolo o entro i primi 3000 metri circa; se non sono presenti forti strutture “antagoniste” nelle vicinanze l’alta pressione rimane ferma nella sua posizione, ma se magari si approfondisce una depressione a poca distanza dall’anticiclone, questa, richiamando aria fredda verso il suo minimo, provoca anche uno spostamento della figura termica, che così comincia a muoversi ed a rinforzarsi nelle vicinanze della bassa pressione in quota. Una volta che il sistema frontale associato alla depressione si indebolisce per le più svariate cause, anche l’anticiclone comincia a prendere una forma irregolare ed a “morire” lentamente nella zona in prossimità della figura antagonista, per poi tornare sui suoi passi, ad esempio (nel caso dell’anticiclone Russo-Siberiano) nelle steppe della Siberia Settentrionale. Questo processo spesso si compie nella sua interezza in non più di 3-4 giorni, e quindi molto più velocemente che nel caso degli anticicloni dinamici. Per quanto riguarda gli anticicloni ibridi occorre valutare ogni caso singolarmente, perché spesso prevale una componente sull’altra, ed allora il movimento e la persistenza della figura barica non rispondono a tipologie precise.

Autore : Lorenzo Catania

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