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Il gioco delle brezze, ecco come funziona il climatizzatore naturale delle nostre estati

Si alternano il giorno e la notte e ci rendono gradevoli le giornate trascorse sotto il sole più feroce dell'estate in nome della tintarella a tutti i costi.

MeteoLive school - 27 Agosto 2008, ore 09.38

Chi non si è mai passato la mano nei capelli sospirando di fronte al mare tutto il piacere di una brezzolina gradevole e scaccia-caldo? Eppure ormai, al termine della bella stagione, forse non ci facciamo forse più caso, ci abbiamo fatto l'abitudine, almeno fintanto non torneremo nelle nostre città, alcune delle quali così asfittiche da far rimpiangere quei momenti così gradevoli. Sono loro le brezze. Le troviamo sui mari, sui laghi, nelle valli, sugli scoscesi pendii delle montagne. Ma qual'è la forza invisibile che muove questi deliziosi venti tonificanti?. Beh quella cosa tanto invisibile non è, visto che il motore delle brezze è alimentato dal sole. Proprio i raggi solari riscaldano in modo diverso la terra e il mare, i diversi tipi di terreno, i monti e le valli. Insomma questa discontinuità termica che si crea a causa dell'irraggiamento solare sta alla base di questi squilibri di temperatura. La Natura per ovviare a ciò ha inventato un sistema geniale, poco dispendioso e molto produttivo per riappianare caldo e freddo: il vento. L'aria che giace sopra la terraferma, riscaldata dal sole del mattino, diventa più leggera e inizia a salire lasciando al suo posto una sorta di vuoto. Quest'ultimo viene immediatamente colmato dall'aria circostante più fresca. Se nelle vicinanze esiste una superficie altamente riflettente come l'acqua, ecco che si crea uno squilibrio termico in quanto l'aria che sovrasta la superficie del nostro mare o lago che sia si scalda molto meno velocemente rispetto a quella presente sulla terraferma. L'aria sarà dunque più fresca e pertanto si metterà in moto verso quella più calda prendendone il posto. Raggiunta una certa quota, dipendente dalla situazione meteorologica contingente e/o alla conformazione locale del luogo, il flusso caldo asceso viaggierà in quota lungo il percorso inverso che lo farà raffreddare e dunque ricadere da dove era venuto, cioè (nel nostro esempio) dal mare. Il meccanismo si interrompe allorquando verrà a mancare l'energia solare. In questo caso (e siamo nelle ore serali e notturne) il raffreddamento della terraferma, per gli stessi motivi di assorbimento e rilascio dell'enerigia indicati poc'anzi, risulta più veloce di quello della nostra superficie di acqua. Ecco dunque che da terra la massa d'aria fresca si mette in moto in forma lamellare(ossia aderente al suolo quindi con pochissimo spessore verticale) verso il mare o il lago creando una circolazione inversa a quella diurna. Grazie a questa le nostre notti in molte localtà marine e montane si salvano dalla grande afa delle pianure interne, soffocate dal tasso di umidità che durante la notte sale facendoci percepire disagio fisico. Il medesimo meccanismo si mette in moto anche tra monti e valli, solo che l'energia solare viene lavorata essenzialmente dal diverso riscaldamento dell'uno e dell'altra per motivi di esposizione. Durante il mattino i versanti montuosi orientali si scaldano per primi e l'aria tende a salire verso le cime(brezza di valle). Lo stesso accade per il resto della montagna nel corso della giornata. Durante la notte i medesimi versanti si raffreddano altrettanto velocemente riportando a valle l'aria divenuta più pesante (brezza di monte, brezza di ghiacciaio). Sui grandi laghi del nord Italia il gioco alterno delle brezze è particolarmente conosciuto e caratteristico, tanto che ogni località ha battezzato il suo vento. I nomi di alcune brezze? La Breva (diurna) e il Tivano (notturno) sul lago di Como, l'Inverna e la Tramontana sul lago Maggiore, Aura e Suer sul lago di Garda.

Autore : Luca Angelini

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