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I segni dell’instabilità

Quali sono i “segni” tra le nuvole, che possono indurci a pensare ad un possibile peggioramento, con rovesci e temporali entro poche ore dall’osservazione?

MeteoLive school - 23 Luglio 2002, ore 08.30

Guardando il cielo, può capitare che fra le tante nubi che lo popolano abitualmente, se ne possano osservare alcune di forma curiosa, o quantomeno particolare. Si possono vedere infatti, delle strisce di nubi lunghe e sottili, ma che ad intervalli di poche decine di metri presentano un “pennacchio” verso l’alto; magari quest'ultimo assume una forma simile a quella che si osserva, molto più in grande, nei cumuli e nei cumulonembi. Queste formazioni sono chiamate “altocumuli castellani” perchè ricordano vagamente le merlature dei castelli medievali. Appartengono appunto al genere degli altocumuli; per fare un esempio, sono catalogabili nello stesso gruppo anche le famose nubi “acciottolate” che caratterizzano il cosiddetto “cielo a pecorelle”. Non a caso i proverbi ci insegnano che in presenza di tali formazioni il tempo è in peggioramento; infatti, in questa situazione l’aria tende a diventare instabile. Ma a cosa è dovuta la loro nascita? Supponiamo di partire da una situazione di tempo stabile, con un bel sole. Se alle quote medie (4-6 km di altezza) arriva una massa di aria più fresca di quella già presente, il suo maggior peso provocherà in certi punti (limitati come estensione), il sollevamento dell’aria tiepida sottostante. Ma se la differenza di temperatura fra le 2 masse d’aria è molto bassa, tale cammino verso l'alto si fermerà dopo pochi metri; questo basta però per generare una piccola nube, piatta e rotondeggiante. L’aria fresca che stava sopra a tutta la struttura, messa in movimento dai rimescolamenti sottostanti, cadrà verso il basso qualche decina di metri più lontano; allora viene provocato il sollevamento di altra aria tiepida, ancora alcune decine di metri più avanti, e così via. Questa reazione a catena si ripete per moltissime volte, provocando la formazione degli altocumuli a “pecorelle” che noi siamo abituati a vedere. Una volta generatasi questa situazione, se è in arrivo aria molto più fredda, sempre alle quote medie, l’instabilità diventa ancora più intensa. Alcuni degli elementi che formano il “cielo a pecorelle”, perciò subiscono una spinta ulteriore verso l’alto, assumendo la forma di un piccolo cumulo, sviluppato per 80-100 metri in verticale. La quantità di aria fredda che cade verso il basso nel processo di formazione dei singoli altocumuli, allora diventa cospicua, e quindi si formano delle strisce vere e proprie, distanziate fra loro di diverse centinaia di metri, se non chilometri. A questo punto è nato l’altocumulo castellano, e possiamo ben dire che la sua presenza, indicando l’arrivo di aria fredda in quota, ci può sicuramente far pensare che il tempo peggiorerà entro poche ore. Va notato che una nube del genere, se è in fase di “piena maturità”, assume quasi la forma di un vero e proprio cumulo, con una base stretta e lunga, ma poco sviluppato in verticale; in tal caso l’instabilità risulta piuttosto intensa. Inoltre, se i “castellani” si notano numerosi sin dalla mattinata, probabilmente verso l’ora del tramonto potranno arrivare dei temporali; viceversa, se si osservano al calare del sole, i rovesci arriveranno entro l’alba. Chiaramente, osservando il cielo possiamo avere, in certi casi, solo delle indicazioni di massima; ma spesso queste ultime si rivelano molto utili per capire il tempo che farà a breve.

Autore : Lorenzo Catania

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