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Ecco la depressione "Quirino" nel suo massimo splendore

Che caratteristiche ha un "ciclone" mediterraneo. Di cosa bisogna aver timore?

MeteoLive school - 12 Aprile 2005, ore 15.14

Quando ti trovi di fronte ad un uragano o a anche ad una semplice ma profonda depressione extra-tropicale, pur con tutta la buona volontà, il coraggio e l'esperienza di navigazione in mare aperto, non è facile uscirne indenni. Le onde, che si muovono violente in direzione del centro del ciclone, investono la barca in modo pericoloso. Alla periferia di un ciclone tropicale o anche in quella di una profonda depressione extratropicale, come nel caso di quella mediterranea, che abbiamo avuto il piacere di ospitare nell'aprile del 2005, sono presenti venti molto forti, che sollevano onde conseguentemente molto alte, che puntano verso il centro del ciclone stesso. Per questo, pur essendo l'occhio la zona in cui il vento cessa e si può godere di qualche squarcio di sereno, è anche quella in cui il mare si mostra turbolento per l'incrociarsi di onde che provengono da tutte le direzioni, contrariamente a quanto è stato mostrato nel famoso film "la tempesta perfetta", dove al passaggio dell'occhio anche il mare sembra chetarsi improvvisamente. E' bene comunque notare la sostanziale differenza che esiste tra un ciclone tropicale ed uno nostrano. Cicloni tropicali: traggono origine dall'evaporazione delle acque marine, pressione molto bassa, temperature elevate, occhio caldo, pochi fulmini, venti più violenti in prossimità del suolo, non in quota. Cicloni mediterranei o atlantici: (extra-tropicali) occhio freddo, si formano per sollevamento forzato dell'aria calda quando sopraggiunge l'aria fredda, valori pressori più alti, presentano molti fulmini e presentano i venti più forti alle quote più alte dell'atmosfera. Il ciclone mediterraneo era associato in quota ad una depressione a più ampio respiro, sfasata rispetto al minimo al suolo che abbiamo visto centrato tra le Isole Maggiori. Fintanto che questa situazione, definita tecnicamente baroclina, si realizzava, la forza di "Quirino" si è preservata; nel momento in cui invece bassa pressione in quota e al suolo hanno finito per sovrapporsi (barototropia), il nostro vortice ha cominciato a perdere forza, non più alimentato da aria fredda. L'energia a disposizione si è comunque concentrata su alcune cellule temporalesche nei dintorni del ricciolo, che fortunatamente si sono sfogate in mare aperto. Anche questo tipo di depressioni non deve essere sottovalutato dalla popolazione; non è infatti necessario un uragano per imbattersi in una brutta avventura, specie se ci troviamo in mare aperto o in alta montagna.

Autore : Alessio Grosso

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