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DOSSIER VALANGHE: il pericolo si chiama STRATO DEBOLE! (da non perdere)

Nivologia spicciola per appassionati.

MeteoLive school - 27 Febbraio 2009, ore 09.56

La neve viene colpita da due tipi di irradiazione: -quella a onda corta che proviene dal SOLE -quella a onda lunga (o infrarossa) provieniente dalla TERRA o dalle NUBI Quando l'equilibrio tra questi due tipi di irradiazione subisce delle alterazioni, possono formarsi sulla superficie del manto nevoso degli STRATI DEBOLI, un fattore fondamentale nella formazione delle valanghe. Gli strati deboli ospitano spesso brina di superficie, subiscono raffreddamenti e riscaldamenti repentini. Se sullo strato debole cade un sottile strato di neve pallottollare e si accumula molta brina di superficie, la successiva nevicata potrebbe innalzare rapidamente il rischio di valanghe. Infatti tra i due strati successivi non verrebbe favorita alcuna coesione. La speranza è che lo strato debole non regga per molto e consenta lo scaricamento della valanga prima che si accumuli una notevole quantità di neve fresca. Un ritardo dello slittamento della massa nevosa, dovuta alla resistenza dello strato debole può provocare valanghe di devastante potenza come nel caso del tragico episodio di GALTUR del febbraio del 1999. I raggi ad onda corta in arrivo dal sole vengono riflessi sino al 90% se il manto nevoso è costituito da neve secca. Questa percentuale scende al di sotto dell'80% in caso di neve bagnata. Conta anche molto il colore della neve; la neve fresca è generalmente pura e dunque di un bel colore bianco, quindi riflette molto bene la radiazione solare, quella vecchia accumula impurità, sporcizia, e pertanto appare sempre più scura e pronta ad assorbire il calore radiativo. Nella neve ASCIUTTA la penetrazione dei raggi solari e dunque del calore si limita ai primi 10 centimetri con una percentuale del 10%. Nella neve BAGNATA a grani grossi la penetrazione può superare i 10 cm. Si evince dunque che ad una maggiore densità e granulometria il calore del sole penetra maggiormente nel manto. La radiazione che proviene dalla terra può invece riscaldare l'intero manto. L'irradiazione ad onda lunga incidente proveniente dalle NUBI viene assorbita nella misura del 50% dalla superficie del manto nevoso (i primi due centimetri). Anche la superficie del manto nevoso emette radiazione ad onda lunga che raffredda la neve quando il cielo è sereno. In una giornata soleggiata infatti il manto nevoso esposto a nord si raffredda anche di giorno. Anche nei giorni di inversione termica la serenità del cielo garantisce alla neve quella condizione di rigelo necessaria al suo mantenimento. Pur con temperature dell'aria ben superiori a 0°C, a contatto con il suolo innevato infatti la temperatura può essere di 5-10°C inferiore all'ambiente e consentire l'indurimento e dunque il ghiacciamento della superficie del manto. Gelo, disgelo, rigelo, portano alla formazione sulla superficie del manto di cristalli di ghiaccio, il famoso strato debole che genera instabilità. Anche la NEBBIA DI PENDIO influisce sul riscaldamento del manto: infatti i raggi solari penetrano ugualmente ma la neve non riesce a smaltire il calore con la radiazione ad onda lunga che viene riportata al suolo dalla presenza della coltre di nubi. La neve pertanto si umidifica notevolmente. La presenza di cirri può ostacolare la formazione di brina nottetempo. Una gran parte delle valanghe comunque si verifica in condizioni di forti nevicate o immediatamente dopo le nevicate. Una volta caduti, i fiocchi di neve, si trasformano rapidamente. La neve pallottolare conserva meglio le sue caratteristiche originali, il fiocco dendritico, il più grosso, è anche quello più instabile. A sparire rapidamente sono le ramificazioni, si formano così dei grani arrotondati. Nel manto nevoso asciutto la temperatura sul fondo si aggira attorno allo 0, grazie al calore geotermico e al riscaldamento subito dalla terra durante i mesi estivi. La temperatura del manto si abbassa avvicinandosi alla superficie, essendo questa più esposta alle temperature fredde dell'esterno. La neve satura d'acqua causa valanghe di neve fradicia. I due principali tipi di valanga sono comunque quelle di lastroni e quelle di neve a debole coesione. In entrambe le valanghe la frattura iniziale è provocata da sollecitazione da taglio. C'è poi da considerare lo scivolamento del manto che avviene ad una temperatura di 0°C o superiore e in condizioni di neve bagnata su un pendio sufficientemente ripido. La presenza d'acqua fa diminuire l'attrito che è invece alto in caso di neve asciutta e basse temperature. La neve subisce dunque una deformazione da taglio e assestamento come fosse un fluido viscoso. In genere la neve asciutta non è soggetta a rotture a meno che non superi una velocità di deformazione critica notevole. Ponendo che non sia l'uomo o un animale a provocare la frattura da taglio, come avviene ad esempio nel distacco di cornici, bisogna considerare la possibilità di crepe o spaccature nel manto dovute ad imperfezioni presenti. Nelle valanghe di neve a scarsa coesione (asciutta o bagnata) il distacco è spesso legato all'inclinazione del pendio. Le basse temperature non favoriscono la formazione di legami nella neve asciutta appena caduta. Nella valanga di lastroni c'è invece spesso lo zampino del singolo sciatore che taglia un pendio instabile, ma sono possibili anche valanghe naturali di lastroni dovute ad imperfezioni naturali del manto e alla formazione di fasce di sollecitazione.

Autore : Report di Alessio Grosso

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