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Clima e nevicate in Valle d'Aosta: intervista al meteorologo della Regione

Intervista al Dott. Giulio Contri: una piacevole chiacchierata per farci spiegare il complesso clima della Valle d'Aosta (nonostante le sue ridottissime dimensioni), con un particolare approfondimento riguardante l'inverno e le nevicate.

MeteoLive school - 30 Agosto 2013, ore 14.20

MeteoLive.it ha effettuato una chiacchierata con il Dott. Giulio Contri, meteorologo operativo presso l’ufficio meteo del Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d'Aosta e amico del nostro portale. 

1. Da un punto di vista delle dimensioni, l’arco alpino della Valle d’Aosta ha un’estensione di circa un quarto rispetto a quello dell’arco alpino del Piemonte. Questo sviluppo più contenuto può far supporre una certa omogeneità
climatica; sei in grado di confermarlo oppure puoi illustrarne le eventuali diversità ai nostri lettori?

La Valle d’Aosta è una regione piccola e interamente montuosa, ma questo non significa che al suo interno non possano esistere delle differenze climatiche anche importanti.
In realtà, possiamo dire che l’alta valle presenta peculiarità ben diverse dal settore sud-orientale. Quest’ultimo è più soggetto ai flussi umidi provenienti dalla pianura padana, e la conseguenza è una maggiore piovosità primaverile ed estiva, grazie anche ai frequenti temporali.
Il settore nord-occidentale è più soleggiato in estate, ma allo stesso tempo beneficia generalmente di un innevamento più abbondante e costante nel periodo tardo autunnale e invernale, perché maggiormente interessato dalle correnti atlantiche. Va comunque detto che nelle stagioni caratterizzate da frequenti affondi depressionari nel Mediterraneo occidentale, l’innevamento sui rilievi della bassa valle può divenire decisamente notevole, come nello “storico” inverno 2008-2009.
La vallata centrale, Aosta compresa, presenta caratteristiche intermedie tra le due, ma in generale si può dire che sia la zona più secca, poiché le correnti tendono a giungere prive di buona parte dell’umidità che hanno scaricato sui primi rilievi incontrati nel loro cammino. In gergo, quest’aridità si chiama “xericità intralpina”.


2. La Valle d’Aosta comprende tutte le maggiori vette delle Alpi ma alcune di queste, come il M. Bianco ed il Cervino, sono incluse all’interno dell’arco alpino, mentre altre, come il M. Rosa ed il G. Paradiso, si affacciano sulla pianura. Questa differente posizione geografica crea apprezzabili diversità climatiche e regimi nivometrici difformi?

Le montagne situate lungo le creste di confine, come la catena del Monte Bianco, il Cervino, il Rutor, tanto per citare le più conosciute, possono presentare condizioni meteo del tutto diverse da quelle della maggior parte della regione. Basti pensare a quando sulla media e bassa valle soffia il foehn, un vento secco e spesso tiepido da nord-ovest, con il sole disturbato soltanto da qualche nuvola medio-alta (i classici altocumuli lenticolari a forma di ufo), mentre su rilievi e valli di confine può nevicare anche abbondantemente, risentendo quindi dello stesso tipo di tempo presente oltralpe, in Francia e Svizzera.
I massicci situati in prossimità della pianura, come il Rosa e il Gran Paradiso, sono interessati un po’ meno direttamente dalle perturbazioni atlantiche e maggiormente da quelle associate a flussi meridionali; inoltre, presentano un clima più instabile nella stagione estiva: quasi ogni giorno, le brezze diurne favoriscono la formazione di cumuli che possono poi evolvere in temporali di calore, fenomeno molto più raro in alta valle.


3. Quali sono le principali situazioni meteo che possono portare nevicate abbondanti in Valle d’Aosta?

Le perturbazioni atlantiche sono generalmente abbastanza frequenti nella stagione invernale, e interessano più direttamente il settore occidentale della regione. Molto dipende dalla direzione di provenienza della perturbazione: se giunge da nord-ovest, i fenomeni tendono a concentrarsi sul versante nord-alpino, e solo i settori della Valle d’Aosta più vicini ai confini sono interessati dalle nevicate (zona di La Thuile, di Courmayeur e del Gran San Bernardo).
Se invece la perturbazione è accompagnata da venti occidentali o sud-occidentali, risulta interessato tutto il settore centro-occidentale, Aosta compresa, e talvolta, anche contrariamente a quanto previsto dai modelli matematici – che tendono a concentrare le precipitazioni nel versante sopravvento – i fenomeni possono risultare più abbondanti che nel versante francese.
In ogni caso, con perturbazioni provenienti dai quadranti occidentali, difficilmente le valli più orientali della regione (Champorcher, Gressoney e Ayas) ricevono quantitativi rilevanti.
La situazione si capovolge quando, in seguito alla formazione di minimi depressionari nel Mediterraneo, le perturbazioni giungono da sud-est. In questi casi, le nevicate più abbondanti si hanno nelle valli del settore sud-orientale (Champorcher, Gressoney e Cogne in primis), mentre i fenomeni tendono a perdere d’intensità andando verso l’interno: in generale, più i venti sono intensi e più anche l’alta valle potrà essere interessata dai fenomeni. Le grosse nevicate del dicembre 2008 sono state determinate da una situazione di questo tipo.


4. Esistono particolari fattori da tener presente nel prevedere il limite delle nevicate in una regione alpina come la Valle d’Aosta?

La corretta previsione del limite neve/pioggia è uno degli aspetti più importanti e allo stesso tempo non sempre semplici da risolvere per chi fa previsioni in zone alpine.
In generale, si dice che la neve cade fino circa 300 m sotto lo zero termico nel caso di deboli precipitazioni, e che tende a scendere tanto più in basso tanto più la precipitazione è intensa: questo è certamente vero, e in alcuni casi è nevicato anche oltre 1000 m sotto lo zero termico, come nelle nevicate tardive che il 5 maggio 2010 e il primo giugno 2011 hanno interessato anche il fondovalle del settore centro-occidentale della Valle d’Aosta oltre i 700 m!
In realtà, bisogna tener presente che molti altri fattori possono complicare lo scenario: in breve, possiamo dire che giocano a favore di un abbassamento del limite della neve, oltre all’intensità della precipitazione, la persistenza delle inversioni termiche nelle valli, l’assenza di ventilazione nei bassi strati, una bassa umidità relativa di partenza, e anche un eventuale rasserenamento notturno seguito da un rapido arrivo della perturbazione.
Al contrario, la presenza di ventilazione nei bassi strati, dovuta al foehn o a un forte flusso umido proveniente dalla pianura padana (“low level jet”), crea un rimescolamento che inibisce il raffreddamento dovuto all’intensità della precipitazione. Per esempio, il 14 dicembre 2008 era presente un marcato flusso sud-orientale nei bassi strati, e la forte nevicata che avrebbe dovuto interessare anche la città di Aosta occorse solo oltre i 1000 m di quota.
Come curiosità, possiamo affermare che in Valle d’Aosta le perturbazioni atlantiche provenienti da ovest o da sud-ovest generalmente portano la neve più in basso che oltralpe, poiché di solito si tratta di fronti caldi che vanno a sovrascorrere l’aria fredda intrappolata nei bassi strati, mentre sul versante francese, mancando la protezione offerta dal crinale alpino, lo scalzamento dell’aria fredda è più rapido. Se invece il fronte arriva da nord-ovest, allora nevica più in basso in Francia, poiché da noi soffia il foehn.
Per valutare il limite neve sono di grande aiuto i modelli di previsione ad area limitata (come ad esempio il WRF 2km di MeteoLive qui a fianco o la catena Cosmo, utilizzata operativamente presso il Centro Funzionale di Aosta, ndr), che avendo una buona rappresentazione dell’orografia riescono a vedere meglio rispetto ai modelli globali la permanenza dell’aria fredda nei bassi strati: questo spiega anche perché le previsioni fatte in modo “automatico” basate solo sui modelli a larga scala (come GFS o ECMWF) spesso non riescono a essere precise come un bollettino scritto da previsori che conoscono la realtà locale.

Basti ricordare quella che è stata una delle nevicate più importanti degli ultimi inverni, avvenuta il 6 dicembre 2010: molte previsioni generiche indicavano pioggia fino ad alta quota, mentre da noi era stato correttamente indicato che avrebbe nevicato abbondantemente fino nel fondovalle.


5. L'effetto dei venti dominanti sulla VdA può creare situazioni tipiche di pericolo per trasporto eolico su determinate zone montane.
Ovvero, vi sono settori della VdA maggiormente a rischio quando soffia un
vento non locale?


Sapere quali aree della regione sono maggiormente interessate secondo il diverso tipo di vento può, in effetti, aiutare a prendere decisioni nel momento di programmare una giornata sulla neve… a tal riguardo occorre prima di tutto ricordare che sul sito meteo regionale www.regione.vda.it si può accedere ai dati osservati dalle stazioni, molte delle quali sono situate in media/alta montagna, per ricostruire l’andamento d’intensità e direzione del vento negli ultimi giorni.
Provo comunque a fare alcune considerazioni generali, che derivano in parte dalla costante osservazione dei dati della rete meteo, ma in parte anche da mie impressioni “soggettive”…
Si può dire che un po’ tutte le montagne della Valle d’Aosta sono esposte ai venti provenienti dai quadranti occidentali, che però soffiano forse con maggiore frequenza nella zona del Piccolo San Bernardo e del Col de la Seigne.
Ricordo che nel caso di vento da nord-ovest, spesso anche i pendii vallivi di medio-bassa quota sono interessati da forti raffiche di foehn, e l’intensità è allora sovente maggiore in media e bassa valle, per l’accelerazione acquisita sottovento.
Con venti settentrionali o nord-orientali, spesso rimane più riparata la zona occidentale della regione, probabilmente per la protezione offerta dalla catena del Bianco, mentre le zone settentrionali, come il Gran San Bernardo, sono molto esposte.
Quando il vento proviene da est o da sud-est, tende a manifestarsi maggiormente nel settore sud-orientale (Gran Paradiso, Monte Rosa) e a presentarsi forte e rafficato anche sulle creste di confine con Francia e Svizzera, molto probabilmente interessate dal foehn.
Il vento proveniente da sud ha invece la caratteristica di essere spesso molto meno intenso di quanto stimato dai modelli matematici, come se all’interno della Valle d’Aosta volesse “nascondersi”…


Autore : Redazione MeteoLive.it

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