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Aria fredda dalla porta del Rodano o da quella di Trieste, cosa cambia per l'Italia? (Prima parte)

Sono due tra gli ingressi prediletti dell'aria fredda che si appresta a riversarsi sull'Italia. Le differenze meteorologiche che ne derivano sono molte e determinanti.

MeteoLive school - 13 Novembre 2008, ore 10.50

Quante volte abbiamo letto o sentito di questa o di quella irruzione di aria fredda pronta a gettarsi sull'Italia attraverso la porta del Rodano, oppure da quella della Bora? Ebbene le due denominazioni decrivono i corridoi preferenziali che l'aria fredda proveniente dalle latitudini settentrionali deve intraprendere per penetrare sulla nostra Penisola. Naturalmente tutto fa capo all'orografia alpina la quale, ponendosi come un imponente baluardo opposto alla avanzata delle correnti, ne devìa i flussi incanalandoli in specifici corridoi naturali rappresentati essenzialmente da solchi vallivi. Ecco dunque che la nostra colata fredda, una volta messasi in moto verso sud, dovrà affrontare il delicato passaggio attraverso le Alpi. Tralasciando i casi paralleli nei quali la massa d'aria può o non può essere in grado anche di scavalcare la catena montuosa, concentriamoci sulla manovra energeticamente meno dispendiosa per le natura; l'aggiramento dell'ostacolo. Giungendo da nord-ovest sotto la spinta di un centro depressionario posto generalmente in Atlantico, la nostra massa d'aria, ad esempio quella sospinta da una perturbazione, tenderà ad impattare con un angolo più o meno acuto contro l'arco alpino occidentale. Ne deriverà una deviazione che porterà il flusso a riversarsi lungo il canale più semplice che si trova nelle immediate vicinanze, ossia la valle del fiume Rodano. Durante l'inevitabile imbottigliamento lungo la vallata (un po' come la corrente di un fiume che accelera nei pressi di una strozzatura) la corrente d'aria sarà sottoposta ad una notevole accelerazione verso sud-est e sfocerà nel golfo del Leone puntando direttamente i nostri mari più occidentali come violento vento di Maestrale. Nel suo percorso il flusso formerà sui suoi lati piccoli vortici (come i mulinelli ai lati della corrente del nostro fiume) agevolando la rotazione dell'aria attorno ad uno o più perni. La natura, cercando di riequilibrare lo sbalzo di pressione che il vento troverà sorpassando le Alpi Marittime, si servirà di uno di questi perni per sviluppare così un minimo di bassa pressione che, a seconda della forza del vento (il Maestrale appunto), si collocherà sul mare di Corsica, su quello di Sardegna piuttosto che sul Tirreno. E proprio le regioni tirreniche e la Sardegna saranno maggiormente interessate da questo tipo di situazione, con passaggi temporaleschi e, durante l'inverno, anche da nevicate a quote basse, laddove l'aria sopraggiunta abbia recenti origini artiche.

Autore : Luca Angelini

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