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Aria artica o polare, qual è la differenza?

Spesso confuse a causa di una ambiguità linguistica, le due masse d'aria sono in realtà molto differenti, sia termodinamicamente che per provenienza geografica, ma anche e soprattutto per le conseguenze che apportano.

MeteoLive school - 15 Febbraio 2012, ore 11.15

Aria artica o polare? Questo è un bel dilemma. Per il profano ha poca importanza tale suddivisione, che pare più che altro una sottigliezza da linguaggio affettato o accademico. In realtà per i meteoappassionati, ma soprattutto per i professionisti in ambito prognostico, l'individuazione di una o dell'altra è assolutamente determinante nel comprendere una tal situazione o nel portare a compimento correttamente una previsione.

Ebbene per "aria polare", o intermedia, si intende quella massa d'aria che scorre in seno alle correnti occidentali e che fronteggia sul suo bordo meridionale le masse d'aria subtropicali e su quello settentrionale le masse d'aria artiche. Proprio la linea di demarcazione meridionale determina una linea di separazione frontale che, secondo la sempre attuale teoria della scuola meteorologica norvegese, viene chiamata fronte polare.

Solo le classiche perturbazioni atlantiche. Solitamente infatti l'aria polare che giunge sull'Italia proviene da nord-ovest, ha origine sul nord dell'Atlantico o sulla regione canadese ed è classificata come "aria polare marittima". Esiste anche una massa di "aria polare continentale"; è quella che giunge sul'Italia nella stagione invernale sospinta lungo il bordo orientale di un anticiclone termico che staziona sul comparto russo-siberiano. E' più fredda di quella marittima ma per contro ha uno spessore verticale molto minore, massimo 1,5 km contro un rimescolamento fino ai 3-6 km di quella marittima.

Per questo motivo, mentre l'aria polare marittima può essere ritenuta responsabile di periodi piovosi o instabili anche importanti, quella continentale genera precipitazioni essenzialmente per sbarramento orografico (ad esempio lungo il versante adriatico dell'Appennino e sul basso Piemonte con situazioni da nord-est).

Salendo di latitudine fino a oltrepassare il Circolo Polare Artico ritroviamo la zona di origine delle masse di "aria artica". Anch'esse, a seconda del loro successivo percorso, vengono classificate in marittima o continentale e sono separate dalle masse d'aria polare per mezzo del fronte artico.

Questo enorme blocco di aria freddissima (che può giungere in tutte le stagioni pur prevalendo nel semestre invernale) arriva a noi attraverso il Mare del Nord, la Francia e la valle del Rodano. Il suo transito sull'oceano, oltre a umidificarla rendendola marittima, e a instabilizzarla, ne rimescola fortemente gli attributi termodinamici tanto che il suo spessore verticale raggiunge i 4-6 km. In questo modo può superare agevolmente anche catene montuose come le Alpi apportando sull'Italia intense ondate di maltempo contraddistinte in estate da forti temporali grandinigeni e, in inverno, anche nevicate copiose a quote molto modeste. La variante continentale di questa massa d'aria ci porta a fare i conti con quanto di più freddo ci possa piombare addosso.

Il suo transito stavolta, analogamente a quanto avviene per l'aria polare continentale, avviene lungo il bordo orientale del nostro anticiclone russo-siberiano. Lungo il suo percorso sopra i campi innevati delle steppe russe, essa mantiene quasi intatte le sue caratteristiche originarie e arriva sull'Italia attraverso la porta della Bora. Il suo spessore a volte può risultare maggiore rispetto a quello della corrispondente massa d'aria polare (fino a 2-3-km), anche perchè sinotticamente tali correnti possono accompagnarsi alla retrogressione di mulinelli depressionari.

Ne consegue che le precipitazioni, oltre che per motivi di sbarramento orografico, possono attivarsi anche per frontogenesi o per complicanze dovute all'instabilizzazione sui nostri mari. In inverno apporta nevicate fin sul livello del mare; deboli, rapide e sbrigative al nord, occasionali ma anche di una certa intensità sulle centrali tirreniche, più insistenti e copiose sulle regioni centrali adriatiche e al sud. E dovunque tanto, tanto freddo.


Autore : Luca Angelini

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