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ANTICICLONI E DEPRESSIONI in Europa e in Atlantico (parte seconda)

Un viaggio tra le perturbazioni alla scoperta del tempo europeo

MeteoLive school - 30 Marzo 2001, ore 07.45

Dopo aver illustrato come si sviluppano le depressioni e gli anticicloni, cerchiamo un po’ di studiare il passaggio delle perturbazioni. Queste non sono tutte uguali, ognuna ha una identità propria e dopo la nascita, ognuna di queste giunge a noi dopo aver subito diverse peripezie, mutamenti e influssi di ogni genere provocati dalle più svariate attività che sulla superficie della terra svolgono i venti e i mari, e dallo stato ozioso che contrappongono le terre, le colline e le montagne. Le perturbazioni sono imprevedibili come un viaggiatore che, ammaliato dai luoghi che visita, non sa mai che direzione prendere. Le vie del cielo sono infinite e certi luoghi da visitare possono sembrare alla perturbazione bellissimi, così che questa rimane sul posto i tre giorni canonici a mezza pensione, oppure prosegue rapidamente fino a che incontra un’altra perturbazione, magari simpatica, con cui scambiare per qualche ora informazioni circa gli itinerari da seguire. Certe cambiano direzione improvvisamente e rapidamente, altre diventano più rotondette, altre ancora si sdoppiano e acquistano differenti personalità o modificano il loro temperamento. Potevamo essere meno prolissi e dire semplicemente che il passaggio delle perturbazioni è molto volubile, ma non vi nascondo che vagare con le parole come fanno le perturbazioni è stato un po’ come viaggiare insieme a loro, nelle vesti di quel viaggiatore indeciso. Tornando con i piedi sulla terra, bisogna comunque riconoscere che le perturbazioni hanno anche tanti elementi che le accomunano, elementi che consentono la loro conoscenza e che permettono di trarre conclusioni abbastanza vicine alla realtà sulla loro evoluzione. Uno di questi elementi è sicuramente l’ordine temporale e fisico con cui certi fenomeni si presentano, segno quasi evidente di una programmata organizzazione, ordinata dalle variazioni più o meno marcate della temperatura, della pressione atmosferica, dalla forza e direzione dei venti e non ultimi l’umidità dell’aria e l’aspetto del cielo. Sulle regioni atlantiche la situazione barica è generalmente ben ordinata e organizzata. Le isobare appaiono regolari sia intorno alle depressioni che agli anticicloni; evidenti i centri di scorrimento e di azione che si vanno formando. Un’altra componente stabile delle regioni europee del nord è inoltre l’anticiclone siberiano. In Atlantico i centri di azione sono stabili, i tipi di tempo ben definiti, i venti pressoché regolari, le previsioni sono semplici e difficilmente tradiscono. Nel Mediterraneo e sulle regioni europee, al riparo delle imponenti catene montuose, il campo barico non è altrettanto ordinato e organizzato, la sua analisi e interpretazione risulta sicuramente più difficile e complessa. L’Anticiclone delle Azzorre influenza il nostro clima ma non risiede in permanenza come in Atlantico. Molta importanza hanno sulle regioni europee del Mediterraneo i venti locali, costretti a valicare le numerose creste montuose o ad attraversare lunghe vallate. Questi venti si contano a decine, ognuno con il loro nome, senza parlare delle traduzioni inserite nelle tradizioni locali. Sul Mediterraneo i regimi perturbati soggiornano più a lungo durante i mesi invernali, ma le solite eccezioni si possono avere sul bacino di NW, Golfo del Leone, Mar di Corsica, Mar Ligure e Tirreno. Le perturbazioni proveniente dal polo raggiungono le regioni mediterranee in inverno e primavera, con qualche trasgressione, peraltro molto attenuata, in estate. Lo scorrimento di aria fredda che fa seguito alle perturbazioni genera i venti da nord come il Mistral e la Tramontana. Le perturbazioni di origine africana, o meglio sahariana, si manifestano soprattutto in primavera o in autunno; la loro attività è moderata ed interessa maggiormente i bacini meridionali e sud–orientali. Non meno importanti sono le piccole depressioni che si formano dal Golfo di Genova all’alto Adriatico, abbracciando il Mare di Corsica e l’alto Tirreno, che hanno nel loro DNA la brutta usanza in questo caso, di attirare e ospitare con grandi salamelecchi le perturbazioni che giungono da lontano, provocando il risentimento dei venti che a seguito dei repentini cambiamenti di pressione hanno un carattere più violento che nel resto del bacino. L’evolversi della pressione atmosferica è molto importante per determinare il comportamento delle perturbazioni. Infatti l’evoluzione del tempo a breve termine si può valutare tenendo conto della tendenza barometrica. Una repentina e marcata diminuzione della pressione indica l’arrivo di una forte perturbazione o di un episodio ventoso, un lento graduale aumento può invece indicare un periodo di tempo stabile, un aumento rapido segue generalmente un temporale e può essere di breve durata perchè influenzato dall'aria fredda e pesante che è affluita dopo il fenomeno temporalesco. Il tutto comunque non è sempre di facile lettura; d’estate le variazioni di temperatura sono confuse dal soleggiamento ; a volte la temperatura massima del settore caldo, quello nuvoloso, è inferiore a quella del settore freddo, dove il cielo è poco nuvoloso. Sull’oceano atlantico le perturbazioni, anche se di più facile lettura, hanno libero campo e la strumentazione di bordo, la consultazione di una carta meteorologica, nonché l’ascolto dei vari bollettini, possono risultare determinanti per la navigazione costiera o limitrofa alla costa, delle piccole imbarcazioni. A bordo delle navi e delle imbarcazioni maggiori, vi sono strumentazioni molto sofisticate e, anche se la mole di queste imbarcazioni non ha certo timore delle perturbazioni, i loro strumenti, oltre alla lettura di altre indicazioni, non tralasciano di tracciare la rotta in base alle previsioni meteorologiche. Note le posizioni dei cicloni e delle depressioni rispetto al punto in cui ci si trova, è possibile prevedere i cambiamenti della direzione del vento causati dalla variazione dei centri di pressione; prevedere quale sarà la direzione del vento risulterà sicuramente molto utile poiché questi cambiamenti di direzione sono anche alla base di cambiamenti di temperatura e umidità. Si sa che attorno ad una depressione, il vento circola in senso antiorario. Trovandoci nella posizione posta nell’asse di spostamento della depressione, il vento si orienta in un primo tempo da SE per poi ruotare a SW e a NW o a NE alla fine della depressione. La progressione del fenomeno e velocità dei venti saranno tanto maggiori quanto più forte e profonda sarà la depressione. La distanza delle isobare sulla carta permette di valutare la forza del vento nei vari punti all’interno della depressione. Alle nostre latitudini, isobare tracciate di 5 in 5 millibar e che dividono una area di 100 Km., possono indicare venti con forza pari al decimo grado della scala Beaufort (da 89 a 102 km./h) Negli anticiloni le isobare sono molto distanziate, mentre sono molto ravvicinate nelle depressioni - In mare aperto la forza del vento crea sostanziali modifiche al moto ondoso, con onde più o meno alte (con venti pari a 100 Km/h le onde possono raggiungere altezze di 10 – 12 metri ). Ma è la rotazione del vento a creare tipi di onde diverse, specie con l’arrivo del fronte freddo; tipi di onde che si possono purtroppo scontrare, creando quelle situazione di mare dove, in quel momento, è sicuramente meglio non trovarsi. Il mare Mediterraneo, che più ci riguarda da vicino, é circondato da imponenti catene di montagne (dare uno sguardo all’atlante per spolverare la memoria). Tutti questi massicci montuosi, senza trascurare quelli meno elevati , rappresentano un antipatico ostacolo ai movimenti delle masse d’aria , antipatico ostacolo che consente ad alcune regioni del Mediterraneo di godere di climi particolarmente miti, al riparo dai venti freddi provenienti da NO e da NE- Climi comunque di cui possono godere alcune regioni, perché i varchi tra le catene montuose come lo stretto di Gibilterra, il Golfo di Biscaglia, e i varchi attraverso il Bosforo e il Mar Nero, nonché a sud tutta la costiera aperta ai grandi deserti africani, non offrono grandi baluardi all’ingresso dell’aria fredda o calda. Le regioni vicine a Gibilterra, il Golfo del Leone , il Mare Egeo e di Marmara sono zone particolarmente ventose, a volte tempestose, mentre i venti del deserto soffiano caldi e fastidiosi, specie in estate, rendendo torride le temperature. I regimi anticiclònici interessano l’Europa Occidentale e hanno la loro influenza sul bacino del Mediterraneo sia in estate che in inverno, quando l’anticiclòne delle Azzorre estende la sua influenza verso Est. Ad ovest dell’anticiclone, sono dominanti i venti dai quadranti meridionali , S–SE-SW- il tempo si mantiene caldo e ben soleggiato, il mare e pressoché calmo, il vento lungo le coste praticamente molto debole. Nella parte centrale dell’anticiclone si registrano situazioni un po’ diverse con cielo che va dal nuvoloso al parzialmente nuvoloso, con sole non sempre visibile - Spesso sul mare campeggiano stratocumuli e solo le brezze costiere concedono le ampie visibilità che si vorrebbero avere. Nella parte orientale dell’anticiclone i venti permangono deboli e normalmente si dispongono da NW, il tempo è solitamente ben soleggiato

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