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"Dry-line"...e il TEMPORALE in pianura dà SPETTACOLO

La genesi di intensi fenomeni temporaleschi non trae origine soltanto dall'arrivo di un fronte freddo, l'innesco dei temporali può avvenire spesso e volentieri sulla zona di incontro / scontro tra l'aria umida ed un fronte d'aria più secca, definito comunemente dry line. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

MeteoLive school - 15 Aprile 2015, ore 09.10

La Dry Line (Fronte Secco) è rappresentata comunemente da una massa d'aria più secca che ne incontra una più umida. L'incontro di queste due masse d'aria crea una linea di convergenza che presenta un comportamento simile a quello dei fronti freddi. L'aria più secca è di sua natura più densa e tende ad avanzare con facilità a scapito dell'aria più umida; ciò può portare alla formazione di moti instabili dell'atmosfera.

Le Dry Line più famose sono senza dubbio quelle degli Stati Uniti che si generano quando il vento secco discendente dalle Montagne Rocciose si scontra con l'aria assai più umida in risalita dal golfo del Messico. Il fenomeno raggiunge la massima frequenza ed intensità nel periodo primaverile e talvolta quello estivo, innescando non di rado, intense manifestazioni temporalesche e talvolta anche supercelle e tornado. La convergenza si fa tanto più spigolosa quanto più forte è la differenza di umidità tra l'aria umida e quella secca; in determinate condizioni questa differenza può raggiungere diverse decine di punti percentuale.

Le Dry Line in Italia.


Sul suolo italiano i fronti d'aria secca non raggiungono certo la stessa portata degli Stati Uniti, tuttavia le dinamiche fisiche che portano alla loro formazione sono le medesime e quindi in un certo senso raffrontabili. I

l fronte d'aria più secca riguarda senza dubbio la discesa del vento di Favonio dai settori alpini e prealpini verso le aree di alta pianura e talvolta anche più a sud. Questi venti si manifestano quando un sistema frontale, impattando contro l'arco alpino, determina quello che in gergo viene definito "Vento di Caduta", cioè la discesa d'aria più fredda e secca, resa povera in umidità relativa grazie al famigerato effetto Stau/Foehn che comporta la discesa della massa d'aria lungo il pendio meridionale delle Alpi.

Durante il periodo estivo, la discesa dell'aria secca dai settori pedemontani alpini verso la Valpadana crea non di rado uno stacco netto, soprattutto in termini di umidità, tra l'aria più umida e molto calda stazionante in pianura e quella assai più secca in arrivo dall'arco alpino. L'aria più calda può così essere scalzata violentemente verso l'alto, generando intensi temporali. Siccome il vento di Favonio si manifesta quasi sempre alla rotazione dei venti alle quote superiori, esso si accompagna al transito del fronte freddo. In questo caso quindi, i temporali sono di tipo frontale ed anticipano una decisa rotazione dei venti dai quadranti settentrionali a tutte le quote.

Le supercelle da Dry Line appenninica. (supercelle da fronte secco)

In determinate condizioni la bassa val Padana (con particolare riferimento a basso Piemonte, zone pedemontane appenniniche dell'Emilia Romagna e della Lombardia) possono divenire palcoscenico di temporali supercellulari incredibilmente ben formati Per soddisfare questo tipo di genesi temporalesca occorre avere l'ingresso deciso di una depressione posizionata con i suoi minimi di geopotenziale nel Mediterraneo occidentale.

Occorre quindi trovarsi sul cosiddetto "lato ascendente" della saccatura, laddove i venti sono tesi meridionali a tutte le quote ed il contesto termico è tipicamente prefrontale. In queste condizioni tendono spesso a formarsi attive zone di convergenza tra l'aria secca da sud-ovest in discesa dall'Appennino e quella assai più umida sciroccale proveniente dalle coste adriatiche. L'innesco della convezione a questo punto è resa possibile a patto che il vento da sud-ovest abbia una temperatura pari o più fresca di quella della massa d'aria in arrivo dall'alto Adriatico. Infatti per rendere fisicamente possibile la convezione, l'aria secca in caduta dall'Appennino ha il ruolo di "emulare" un fronte freddo e secco al suolo, il quale per forza di cose deve possedere una temperatura non troppo elevata, altrimenti la linea di convergenza finirebbe per non produrre alcun tipo di temporale.

Queste convergenze in Italia tendono ad essere molto più definite rispetto a quelle generate dal Favonio alpino; l'incontro/scontro tra l'aria umida portata dallo Scirocco e quella più secca di quello che in gergo viene chiamato "Marino" può talvolta generare temporali estremamente spettacolari.


Autore : William Demasi

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