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Gli assi nella manica del generale INVERNO: come possono crearsi le ondate di freddo sull'Europa?

Un viaggio nelle dinamiche che regolano gli eventi invernali dell'Europa: vita morte e miracoli delle ondate di freddo sul nostro continente.

MeteoLive Zoom - 23 Gennaio 2014, ore 10.00

L'arrivo del freddo intenso su scala europea non è mai legato ad una sequenza di eventi di facile realizzazione; partiamo col presupposto che avere un'ondata di freddo sull'Europa, necessita della concomitanza di più fattori favorevoli che devono coesistere tutti assieme nello stesso momento. Non dobbiamo mai dimenticare che il nostro continente, in conseguenza della sua posizione pressochè circondata da mari ed oceani, nonché dalla presenza del continente africano, subisce con molta più facilità l'influenza di masse d'aria miti piuttosto che di masse d'aria fredda, le quali per arrivare al cuore dell'Europa devono oltrepassare diversi ostacoli. L'unica direzione attraverso la quale masse d'aria veramente fredde possono sopraggiungere il cuore della Mitteleurope, è rappresentato dall'est europeo, dalla Russia e dalla Siberia, aree del continente Euroasiatico caratterizzate da un fortissimo raffreddamento radiativo invernale, che porta le temperature a scendere talvolta di parecchi gradi sotto lo zero.

Poichè il nostro lembo di continente (incluso Mediterraneo ed Italia) si trova sul lato occidentale del continente Euroasiatico, l'arrivo di queste masse d'aria così fredde verso i nostri lidi è assai più difficile poiché a livello emisferico tendono quasi sempre a predominare venti occidentali. Solo in particolari condizioni questa direttrice di provenienza può modificarsi a favore del trascinamento dell'aria fredda da oriente verso occidente. Questa particolare condizione viene definita col termine “antizonalità”.

Su diverse località degli Stati Uniti, da parte dell'atmosfera è richiesto uno sforzo assai meno intenso per rendere possibile l'avvio di grandiose ondate di gelo. L'annata invernale attuale ne è un esempio lampante; nonostante il Vortice Polare sia rimasto compatto per gran parte della stagione, gli Stati Uniti sono stati ugualmente coinvolti da una forte ed intensa ondata di gelo che ha potuto manifestarsi liberamente, senza l'intervento di disturbi a carico dello stesso Vortice Polare.

L'arrivo del freddo intenso sul continente europeo trova invece una condizione “quasi” indispensabile nella presenza di un Vortice Polare poco compatto ed assai disturbato. Quando intrusioni d'aria calda vanno a generare disturbi nella forma e nella compattezza del Vortice Polare, la circolazione atmosferica legata ai venti occidentali caratteristici del vortice compatto, tende a disgregarsi lasciando spazio alla formazione di quelle che in meteorologia vengono definite come “Onde di Rossby”.

La formazione di onde di Rossby può diventare così tanto accentuata da favorire la genesi di veri e propri blocking anticiclonici sull'oceano Atlantico, in grado di agevolare i famigerati “movimenti antizonali” delle masse d'aria. Il movimento antizonale è in grado di trascinare l'aria fredda che può essere più o meno presente sull'est europeo, sin verso i settori centrali ed occidentali del continente, incluso anche il bacino del Mediterraneo. L'innesco di movimenti antizonali più o meno evidenti delle masse d'aria, è l'unico efficace stratagemma che può essere sfruttato dalla circolazione atmosferica europea per poter portare intense ondate di freddo e gelo sin verso i settori occidentali del continente.

Quando masse d'aria così fredda si ritrovano improvvisamente catapultate su di un ambiente dalla temperatura più tiepida e mite, tendono ad avere risvolti imprevisti sulla circolazione atmosferica, la quale tende a diventare molto difficile da prevedere anche sul breve termine. L'elevato gradiente termico verticale, tende a generare sistemi di bassa pressione che mettono in gioco l'aria gelida affluita dall'est o dal nord-est Europa, con quella assai più mite di estrazione atlantica o più facilmente mediterranea. Il risultato è la generazione di fronti perturbati e depressioni che possono portare neve a bassa quota (se non addirittura in pianura) su aree insolite del continente.

A seguito di questa fase, salvo rare condizioni, viene gradualmente ripristinata la circolazione occidentale a livello europeo. Una volta terminata l'azione di disturbo a carico del Vortice Polare (che può comunque avere una durata molto variabile nel tempo) si assiste ad una graduale attenuazione dell'ondata di freddo che può intervenire sia grazie alla distensione di aree d'alta pressione dall'Europa occidentale sin verso il cuore della Mitteleurope, sia attraverso l'imposizione di alcune importanti depressioni che, con i relativi richiami caldi di estrazione occidentale o meridionale, confinano l'influenza dell'aria gelida entro i propri luoghi d'appartenenza. Un processo che talvolta può risultare particolarmente lento e che viene spesso “pagato” al caro prezzo di alcune eccezionali nevicate che possono coinvolgere diversi settori del continente.

Nelle quattro cartine abbiamo evidenziato alcuni dei passaggi salienti accorsi nell'inverno del 1954 che rendono chiara l'idea del pattern barico ideale alla realizzazione di una consistente ondata di gelo in Europa.

Nella prima cartina relativa al 25 gennaio 1954, assistiamo alla formazione di un pattern SCAND+ molto efficace.

Nella seconda cartina viene mostrata la circolazione atmosferica intervenuta durante una fase perturbata che investì l'Italia il primo febbraio 1954. La fase di maltempo fu provocata dalla formazione di un minimo secondario di bassa pressione in conseguenza dell'entrata fredda in Europa e portò neve su diverse zone del Paese.

La terza cartina, relativa al 4 febbraio 1954, mostra un ponte di Weikoff, cioè di quello che potrebbe essere definito come "patto d'alleanza" tra anticiclone termico russo e anticiclone delle Azzorre.

La quarta cartina relativa al 3 gennaio 1954, mostra una elevazione anticiclonica di stampo azzorriano sin verso il nord-Atlantico, evento spesso precursore di lunghe e tormentate fasi fredde europee.

 


Autore : William Demasi

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