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I gas inquinanti asiatici fanno più rapidamente il giro del mondo

La circolazione atmosferica è in grado di sospingere in breve tempo l'inquinamento asiatico verso Africa e America latina.

Meteo & salute - 11 Giugno 2004, ore 09.51

Più volte ci siamo soffermati sul fatto che una buona parte dei Paesi più industrializzati del mondo (gli USA e l'Europa Occidentale, Italia compresa) siano anche responsabili delle maggiori emissioni di inquinamento atmosferico nel mondo. Spostando per un attimo l'attenzione al gigantesco continente asiatico, troviamo una situazione altamente evolutiva e potenzialmente ancora più dannosa. A parte il Giappone e alcuni piccoli stati sulle coste orientali che da molti anni conoscono un enorme progresso tecnologico e in una certa misura stanno contrastando i rischi ambientali, bisogna notare il preponderante risveglio di alcuni colossi "dormienti". Basterebbe citare la Cina e l'India che da sole ospitano più di un terzo della popolazione mondiale e che nell'ultimo decennio si stanno rapidamente modernizzando. Tra qualche anno, le immagini di Pechino invasa dalle biciclette o di Nuova Delhi con vacche e carretti potrebbero divenire uno sbiadito ricordo, sostituite da megalopoli tecnologiche con pesanti ingorghi automobilistici. Perché tanta preoccupazione? Analizzando la disposizione delle correnti aeree, gli scienziati dell'Ames Research Center della NASA hanno scoperto che oltre la metà dell'inquinamento da ozono prodotto in Asia si muove molto rapidamente verso gli altri continenti. Il merito (o la causa) è degli alisei collegati al Monsone asciutto che da gennaio ad aprile soffiano costantemente da NE verso SW spingendo le masse d'aria inquinate verso l'Africa equatoriale e l'America latina. Dall'Africa, attraverso gli uragani vengono poi sospinte verso l'America del Nord, di qui all'Atlantico e all'Europa. Certo, il giro è molto lungo ma si va a sommare ai danni che già noi provochiamo. Questa scoperta, dovuta allo studio dei dati inviati da due satelliti e da numerosi sensori montati su palloni aerostatici è stata pubblicata sulla rivista scientifica "Geophysical Research Letters". La minaccia è più reale di quanto si immagini perché in molti di questi Paesi non ci sono regolamentazioni sull'ambiente e in pochissimi ad esempio hanno ratificato i protocolli internazionali per la salvaguardia del Pianeta. D'altro canto, come nessuno ha impedito a noi di progredire anche commettendo molti sbagli, non è giusto negare questa possibilità anche a dei Paesi che si stanno riprendendo da pesanti crisi economiche. Cosa accadrà quando il progresso tecnologico giungerà anche in Africa?

Autore : Simone Maio

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