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Gli OGM mettono in pericolo la biodiversità

Un rapporto delle Nazioni Unite sottolinea tutti i rischi relativi alle mescolanza genetiche fra piante ed animali.

Meteo & salute - 18 Giugno 2004, ore 09.49

Gli organismi transgenici o geneticamente modificati sono sulle nostre tavole da alcuni anni e magari quando li compriamo non lo sapevamo perché abbiamo letto distrattamente l'etichetta. Superati i metodi tradizionali di coltivazione e i pesticidi, l'uomo è approdato alla bioingegneria modificando alcuni "difetti di fabbrica" che diminuivano i raccolti. Forse il problema è stato risolto con troppa leggerezza. Le piante e gli animali così come li vedevamo fino a qualche anno fa, sono il frutto di milioni (in alcuni casi miliardi) di anni di evoluzione, adattamenti e selezione naturali che li hanno resi pezzi unici di un meccanismo nel suo complesso perfetto. Il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUMA) ha stilato un rapporto GEO in cui si documenta la pericolosità di queste culture transgeniche per la biodiversità e la salute umana e raccomanda la massima cautela ai Paesi che stanno per adottarli come i Carabi o l'America Latina. Appena 3 anni prima il PNUD (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) li aveva giudicati una valida alternativa per contrastare la fame nel mondo. Con grande soddisfazione per tutti i gruppi e le associazioni ambientaliste, il rapporto GEO sottolinea come il crescente impiego della biotecnologia con l'incrocio dei geni di diverse specie animali e vegetali metta a rischio la diversità naturale, così utile per il buon mantenimento della vita sulla Terra e per la salute dell'uomo. Praticamente qual è il rischio più grande che si corre? Continuando a mischiare le informazioni genetiche è come se si livellassero in parte le differenze tra una specie e l'altra, rendendole di fatto più vulnerabili ad attacchi di virus e infezioni. Ad esempio, se una malattia colpisce con successo una pianta, molto probabilmente lo farà anche con quelle che contengono lo stesso patrimonio genetico amplificando i danni alle colture. Come sempre avviene in questi casi, ci sono forti interessi economici affinché vengano finanziate le ricerche su nuovi incroci. Inoltre, eliminando un certo tipo di "difetti" i prezzi del prodotto si abbassano e lo rendono più commercializzabile. Qual è però il prezzo che paga l'ecosistema, uomo compreso? La parola d'ordine del rapporto è "precauzione" secondo quanto sancito nel Protocollo di Cartagena del settembre 2003. In base a tale principio, ogni governo ha il diritto e il dovere di valutare attentamente ogni rischio prima di utilizzare gli OGM I terreni che già fanno uso di questi organismi sono quasi 70 milioni di ettari ed oltre il 90% si trova in Argentina, Canada e Stati Uniti. Le varietà transgeniche di soia, mais, cotone e colza sono controllate da sole 5 multinazionali americane che ne detengono i brevetti. Le principali aziende del settore che spesso hanno una forte presenza nell'industria farmaceutica sostengono ovviamente che non c'è alcun rischio ad utilizzare gli OGM. Sta di fatto però che i contadini che ne fanno uso non possono, per contratto, impiegare di nuovo una parte dei semi ricavati, interrompendo così la selezione delle sementi, una pratica di ottimizzazione delle coltivazioni vecchia come il mondo.

Autore : Simone Maio

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