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Indignazione!

A pochi giorni dall'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto c'è chi parla di Cambiamento climatico anche in maniera "scempifica".

Le vostre lettere - 16 Febbraio 2005, ore 16.03

Una sensazione mista di nausea e indignazione mi ha colto in rapido crescendo, allorché in una trasmissione televisiva dello scorso sabato pomeriggio, ho sentito parlare di Cambiamenti climatici e loro presunte conseguenze. A riferire su questo argomento e sulla ventura applicazione del Protocollo di Kyoto c'era, udite udite, il fior fiore (istituzionalmente parlando) della comunità scientifico-ambientalista italiana: dal climatologo dell'Enea, ad un ex ministro dell'ambiente a vari rappresentanti di Associazioni ambientaliste al Direttore generale dell'omonimo Ministero. In appena un quarto d'ora sono state liberate una tale serie di nefandezze vecchie e nuove, abbondantemente farcite di allarmismo e imprecisione, da far rivoltare nella tomba il povero Galileo (tanto per dare sembianza di persona a tutto ciò che è veramente scientifico). Dopo il climatologo del CNR (l'altra grande istituzione scientifica italiana), che prevede l'andamento delle stagioni osservando i canti degli uccelli e le fioriture delle piante esotiche (mimose e simili), ora ci si mette anche il climatologo dell'Enea che si diletta in previsioni "dettagliate" sul Cambiamento climatico. Dopo aver elencato una serie di conseguenze di tale cambiamento, tra le quali inserisce anche quello che lui chiama: il "fenomeno" del sud est asiatico (e già a questo punto un certo Caifa si sarebbe stracciato le vesti); parla poi dell'innalzamento del livello dei mari e della conseguente erosione costiera come la più terribile delle catastrofi dovuta al Cambiamento climatico. La stessa erosione, afferma in seguito, sarebbe già in atto e mostra orgoglioso una cartina, anch'essa dettagliata, sulle zone a forte rischio di inondazione. Peccato che quando il livello del mare si alzerà a tal punto da generare disastrose inondazione nelle regioni costiere da lui indicate (ossia almeno 1 metro), ben altri cataclismi meteo-climatici si saranno già verificati su tutta la superficie terrestre, tali da rendere illeggibile anche la sua cartina! Tra l'altro l'erosione costiera prosegue già da tempo imperterrita per tanti altri motivi: cementificazione selvaggia dei litorali, costruzioni abusive fin sulla battigia, porti e porticcioli che deviano o arrestano del tutto il normale flusso dei sedimenti di spiaggia, canalizzazione degli alvei fluviali in prossimità delle rispettive foci, distruzione programmata della vegetazione costiera, costruzione di invasi e sbarramenti vari che limitano l'apporto di sedimenti al mare, prelievo più o meno abusivo di sabbie e ghiaie dagli alvei fluviali, prelievo di acque per irrigazione, gas e biomasse dalle aree di recente bonifica (es. litorale Padano-Veneto), ecc. ecc. La trattazione dei problemi climatico-ambientali relativi al Protocollo di Kyoto è risultata poi del tutto fuorviante e rozzamente imprecisa. A parte il fatto che il Protocollo di Kyoto è una sorta di trattato di natura economico-politica, poco attinente all'aspetto scientifico dei Cambiamenti climatici, resta l'interrogativo degli italiani che, volenti o nolenti, si troveranno ad affrontare questa volta si dei veri Cambiamenti, ma non climatici, bensì socio-economici, e per giunta a loro spese. Il Protocollo di Kyoto, come si sa, dovrebbe regolare le emissioni dei gas-serra dei vari paesi del mondo (fin qui ci siamo), ma il mostro è per gli intervistati l'anidride carbonica: il più "feroce" inquinante delle nostre società industrializzate (ma qui non ci siamo). La famigerata anidride carbonica è in realtà un gas inerte ed innocuo per la salute, bruciare metano al posto di altri idrocarburi ne produce una quantità simile, se non addirittura maggiore, oltre ad altrettanto vapore d'acqua. Perché allora questa indicazione di corsa al metano? Tra l'altro il metano è un gas-serra 40 volte più efficace (negativamente parlando) dell'Anidride carbonica; considerando le perdite e i malfunzionamenti c'è il rischio di liberarne eccessivamente. Inoltre il metano di cui si parla (ce n'è anche di altre origini) è un combustibile fossile, e qui il solito serpente si azzanna la coda. Ma il Protocollo di Kyoto va oltre e nelle sue varie clausole contempla nefandezze inenarrabili: dai danni dell'inquinamento transfrontaliero, al condono dei debiti ai paesi poveracci e sottosviluppati (avranno anche loro diritto ad un'automobile, ad un'asciugacapelli o a un robot da cucina?), alla compra-vendita delle quote di inquinamento da gas-serra, alle percentuali differenziate di diminuzione delle emissioni per i vari paesi; come ci si fa a fidare insomma di questo Protocollo. Forse gli americani non hanno aderito proprio per questo, eppure sono stati loro a parlare per primi dei gas-serra e dei loro danni! Il quadro si fa allora raccapricciante. Entro il 2012, dicono gli intervistati, l'Italia deve diminuire la sua quota di emissione del 3%! Per usare un termine di paragone, se l'Italia "fuma" oggi un pacchetto e mezzo di sigarette, dovrà eliminarne una entro il 2012. Ammesso che riesca un giorno a smettere di "fumare" (sempre che non si dia all'alcool - cioè il nucleare -) dovranno passare quasi 4 secoli! In trasmissione invece, dopo aver ampiamente discusso dell'urgenza di questo 3%, parlano di cambiamenti "radicali" (ma non si capisce quali) del clima nei prossimi 30-50 anni. Dulcis in fundo un ex ministro dell'ambiente, ambientalista convinto lui stesso, invita gli italiani a cambiare tutti gli elettrodomestici con altri più efficienti (lui dice anche del 30%). D'accordo, ma in piena emergenza rifiuti si potranno mai fare certi proclami? Ha mai pensato a dove mettere ad esempio i 30 milioni di frigoriferi (tutti piuttosto nuovi perché ovviamente privi di CFC) dei soli italiani? Se li mettiamo in fila fanno circa 50.000 km, in gruppo poi sono circa 50 kmq (per intenderci una città come Pisa!). Spero solo che il suo non sia stato l'ennesimo subdolo invito a comprare. Evviva il consumismo! Dopodiché ho spento la televisione.

Autore : Giuseppe Tito

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