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Alluvioni: date voce alla gente, plauso ai video eroi, tragedia in Tv non ha reso il dramma

Lettere per riflettere.

Le vostre lettere - 10 Novembre 2011, ore 09.44

Egr. dr. Grosso,
Le faccio innanzitutto i complimenti per il sistema previsionale messo in opera e sempre più affinato negli anni della Sua testata on line. Ormai MeteoLive si è conquistata, a mio giudizio, una professionalità e competenza degna della massima affidabilità.
Mi piacerebbe sciorinare il mio pensiero su quello che è successo in questi ultimi giorni ma cadrei nel ripetitivo e nei discorsi scontati delle persone che vivono nelle pieghe di questo territorio nazionale che sembra terra di nessuno quando c’è da metterci mano.

Ho visto in TV, oltre alle scene da incremento audience, filmati che testimoniavano l’impotenza umana di fronte a queste situazioni che definirei rare ed eccezionali per alcuni versi ma che diventano drammatiche quando entra in gioco la variabile umana, ma di questo lascio voce ad esperti e saggi di nicchia.

Mi sarebbe piaciuto sentire le voci di quelli che non si vedono mai in televisione ma che conoscono a memoria quei luoghi  martoriati, impregnati di memorie antiche e di saggi consigli e che diventano in questi momenti cantori di una saggezza popolare lontana che non risuona più negli animi e nei cuori delle persone tenute a proteggere un territorio sempre più lasciato in mani sacrileghe ma ripeto non è di questo che voglio parlare.

Come Le scrissi molti anni fa quando il sito ancora girava in rete con il biberon in mano, io sono uno di quelli che ha vissuto di riflesso l’alluvione di Firenze del ’66, abbarbicato in una Giulietta 110 T ferma per circa 10 ore sulle montagne dell’Appennino tosco-emiliano sopra Firenze con i compianti Papà e Zio. Avevo 10 anni all’epoca e il rumore della pioggia che cadeva dal cielo oltre a quella che fiume che ci passava sotto la macchina mi hanno fatto compagnia fino ad oggi e forse non se ne andranno mai dalla mia memoria come non se ne andrà mai il ricordo di un altro zio travolto quella stessa mattina dalle acque limacciose di un normalissimo ed innocuo fiumiciattolo che si è trasformato in Mr Hyde vicino a Fabro.

Parlandone con un collega in ufficio il giorno prima che accadesse il finimondo in Liguria e Toscana, forti di quanto successo a Roma pochi giorni prima, mi rifugiavo dall’idea che comunque qualcuno non avrebbe visto il tramonto del giorno dopo.

Sembrava quasi un presentimento anche perché le previsioni non lasciavano scampo dalla massa d’acqua che sarebbe venuta giù dal cielo in quelle aree. Le notizie arrivate nel primo pomeriggio del giorno dopo avrebbero confermato il mio triste pensiero e con esse anche tutte le furbizie che l’uomo pensava di fare alla natura per farsi riconoscere come domatore della terra e del cielo.

Io credo che nessuna televisione renda giustizia a quello che gli abitanti hanno subito perché chi non ha vissuto quei momenti, chi non ha mai sentito quel torvo rigurgitare di fango e non conosce quel demoniaco rumore che fa di quel fango intriso d’acqua un setaccio d’anime che ti piomba addosso con una forza disumana, strappandoti anche l’anima, non saprà mai cosa vuol dire “alluvione”.

Di fronte a quanto subito dai nostri connazionali del centro-nord, io personalmente sento un gran magone in fondo al cuore e auguro un ritorno ad una nuova vita anche perché tutto non sarà più come prima. Dicono che alla fine di ogni salita c’è sempre una discesa ma questi nostri amici hanno dovuto scalare il Monte Bianco con le mani e pagare in vite umane il dazio di questo scollinamento.

Chiudo questo mio penoso intervento con un plauso a quanti si sono prodigati di testimoniare con foto e filmati i momenti salienti di una tragedia vissuta in diretta che solo grazie alla Rete ne siamo potuti venire in possesso ma allo stesso tempo vorrei lanciare una supplica: quando girate un video in quelle condizioni (come tanti altri che filmano trombe marine, grandinate, ecc.) sapete benissimo che forse potete considerarvi dei videoeroi ma fate gli eroi fino in fondo e cioè cercate di tremare il meno possibile e cercate di non girare la telecamerina come se giraste la testa: in questi casi l’obiettivo non si comporta come gli occhi !

Facendo così ci farete capire cosa veramente accade se no lasciate perdere che ci risparmiate anche il mal di testa che già ne abbiamo da vendere a pacchi “formato famiglia”.
Grazie.
Roberto Maccelli

RISPONDE ALESSIO GROSSO:
Caro Signor Maccelli, ho voluto evidenziare per i nostri lettori i punti salienti della sua bella lettera, che ha riassunto molto meglio di altri quello che si doveva e poteva dire in merito alle recenti alluvioni tra Liguria e Toscana.
Mi è piaciuta anche la supplica ai videoeroi, specie a coloro che non corrono immediato pericolo di vita, di cercare di filmare in modo meno emozionale e concitato, se vogliono davvero rendere un servizio pubblico, perchè è a queste persone, cioè a noi tutti, gente comune, che dobbiamo rivolgerci, se vogliamo ricevere un'informazione esaustiva.
La Rai, sempre più spesso arriva in ritardo, pur avendo a disposizione i migliori mezzi per poterci raccontare cosa stia accadendo durante le tragedie e la testata del Tg1 si è salvata proprio grazie ai filmati scaricati da you tube.
Manca oltretutto il filo diretto delle edizioni straordinarie che hanno fatto la storia della televisione pubblica. La distanza abissale dalla gente comune si vede poi dalla mancanza di vero contatto con gli autoctoni, chiamati in causa solo per raccontare la disgrazia e fare audience, come nel caso del dodicenne che aveva appena perso la madre.
Niente riuscirà comunque a rendere la sofferenza della popolazione quando la natura si scatena davvero con la nostra complicità, niente potrà restituire a quel bambino la sua mamma, e fa francamente male occuparsi di convergenze, scirocco, tramontana, per spiegare le cause del fenomeno, quando si pensa a questo dramma infinito. Un solo appunto: la testata non è mia, (purtroppo).

 


Autore : Lettera a cura di Roberto Maccelli

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