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"John, che cosa hai visto?

Dalla Sfera di Cristallo un nuovo responso amaro per l'inverno, ma con una piccola speranza.

La sfera di cristallo - 8 Gennaio 2001, ore 15.19

Come il Presidente degli Stati Uniti ha la sala ovale dove generalmente si prendono le decisioni più importanti, come nel museo archeologico di Bolzano si conserva il Similaun e lo si studia nei minimi particolari, così anche noi in redazione abbiamo la stanza della “Sfera di Cristallo”, dove si studiano le sorti del tempo europeo a lungo termine. Ogni giorno alle ore 15, in qualità di Capo Redattore, sono investito della responsabilità di “leggere” i meteo-messaggi della Sfera e, credetemi, non è una cosa facile. Oggi ne sono uscito particolarmente sconvolto da quella stanza. Un improvviso silenzio è sceso in Redazione. Evitavo di incrociare gli sguardi dei colleghi, ho rivolto parole di circostanza alla segretaria di redazione, ho impartito come di consueto le direttive per i giorni successivi e poi ho fatto due telefonate importanti. Tutti aspettavano di sapere le novità e lavoravano distrattamente. A questo punto ad alzarsi e venire verso di me è stato il Direttore in persona, Maurizio Corbella. Non so come mi sia sovvenuta la famosa scena del film “the day after” in cui il protagonista, un medico dell’ospedale di Lawrence, Kansas, assiste sull’autostrada per Kansas City all’esplosione di un missile atomico e inebetito e sconvolto, si avvia a piedi verso l’ospedale. Al momento del suo arrivo il suo primo pensiero va ai pazienti e ad organizzare un’assistenza adeguata, ma il vice-primario lo ferma, lo blocca, lo fissa negli occhi e dice: “John, che cosa hai visto là fuori?” e lui risponde:”è stato come se… il sole esplodesse” Ecco, il Direttore mi ha fatto una domanda simile: “cosa hai visto nella sfera?” Dopo un attimo di titubanza, mi sono deciso a svelare le ultime novità sulle carte, senza per fortuna dover descrivere simili catastrofi. Rapida sintesi dei primi giorni per arrivare alle giornate che al momento sembrano quelle decisive per la sorte della seconda metà di gennaio: giovedì ci sarà l’ultima offensiva perturbata atlantica: una depressione sulla Spagna protenderà un corpo nuvoloso sulle regioni centro-settentrionali, producendo qualche pioggia di un certo rilievo solo al nord, al sud tempo mite e soleggiato. Limite delle nevicate sulle Alpi attorno ai 1500 m. Da venerdì 12 ecco l’alta pressione che dall’Europa centrale si estenderà prepotentemente anche sull’Italia, sul Mediterraneo meridionale e sul Peloponneso, inglobando anche l’Africa settentrionale. In pianura cominceranno a crearsi le condizioni ideali per lo sviluppo di nebbie in parte persistenti, vi sarà ristagno atmosferico e accumulo di sostanze inquinanti nelle grandi aree urbane. In quota clima mite e soleggiato, sulle isole maggiori la primavera si confermerà. Anche guardando a lunghissimo termine la stessa configurazione barica permane, le grandi depressioni marceranno pigramente alle alti latitudini, interessando quasi esclusivamente la Scandinavia e la Russia settentrionale. Ritroveremo il freddo vero solo sulla Groenlandia. L’inversione termica porterà la bassa pianura padano-veneta a misurare basse temperature, ma non è certo questo l’inverno che molti appassionati si attendono di vedere. Anche con il metodo “d’ensemble”, che introduce una modifica “artificiale” nei dati provenienti da tutto il sistema di osservazione mondiale che entrano nel modello, si ha solo una conferma, purtroppo: la permanenza di un anticiclone dinamico che non ha nessuna voglia di assumere sembianze termiche. Resta comunque da tener presente un elemento che NON deve essere sottovalutato, il posizionamento preciso dell’alta pressione: basterebbe un suo inatteso e repentino orientamento lungo i meridiani per creare una situazione decisamente più dinamica, così come invece ci appare, non è che una gigantesca muraglia cinese che chiude tutte le porte di comunicazione tra Europa settentrionale e meridionale.

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