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Vesuvio: i commenti dei lettori al piano di evacuazione

MeteoLive propone alcuni tra i più significativi commenti dei lettori.

In primo piano - 14 Luglio 2004, ore 07.47

Io credo che i buoi siano scappati! E' vero che l'area interessata è grande e sono altrettanto giuste le vostre considerazioni che appoggio. Ora, però, bisognerebbe essere più seri ed ostacolare davvero l'abusivismo edilizio in zone del genere, ovviamente anche permettendo che la gente possa farsi una casa dignitosa senza essere strozzata dalle imprese edilizie, dalle banche, dalle finanziarie e dalla insipienza, chiamiamola così per non esprimersi in modo volgare, delle Istituzioni che disconoscono i bisogni essenziali del cittadino. Quindi : 1) Abbattere le case, i rioni, i paesi sorti in zone ad alto rischio. 2) Ricostruire, con velocità ed impegno, in luoghi non lontani, per coloro che ne abbiano davvero bisogno e colpire gli abusi consistenti in seconde, terze e quarte case. 3) A priori organizzare una ampia consultazione popolare tra gli abitanti della zona riguardo ciò di cui sopra e poi estenderla a tutta la popolazione italiana e quant'altro. Mi fermo qua per non essere prolisso e sono a disposizione per approfondimenti, sperando che persone, cittadini come me possano, prima o poi, essere presi in considerazione. Pasquale Cortese- docente materie scientifiche Ho letto con interesse l'articolo di MeteoLive sul Rischio Vesuvio in quanto mette in luce le troppe pecche di un piano d'emergenza, quanto mai superficiale ed approssimativo in relazione al rischio eruzione. Le cosiddette simulazioni che ogni comune della cintura vulcanica ha effettuato, hanno avuto un impatto poco convincente sulla popolazione, mentre sul piano effettivo si sono mostrate poco più di una vera e propria scampagnata di primavera. Considerando poi il tempo di preavviso che intercorre tra i fenomeni precursori e l'eruzione effettiva, ebbene, i pareri sembrano discordanti (1 settimana, 15 giorni,1 mese, ecc) tuttavia insufficienti alla mobilitazione di una popolazione dell'ordine di 600.000 persone. Per non parlare poi del caos che genererebbe una notizia improvvisa, come un imminente eruzione, nella popolazione soggetta a calamità... Si correrebbe il rischio di avere più morti per i gravi disordini pubblici e il caos generato che con l'evento eruttivo vero e proprio. Famiglie divise, popolazioni mandate in zone d'accoglienza a centinaia di chilometri dal luogo d'origine, strutture logistiche nel caos più completo, impreparate a gestire una situazione per molti versi drammatica e sottovalutata da anni di gestione miope e sconsiderata del territorio. Ricordo ancora l'espressione stupita e preoccupata di un turista Giapponese che mi chideva dove fosse il Vesuvio. Eccolo è là, circondato dalle case, nascosto dalle nubi torreggianti di un imminente temporale estivo. La risposta del turista dopo qualche secondo fu: ma voi siete pazzi. Paolo Riccardi Salve Pensare di riuscire ad infilare gli abitanti di Napoli ad uno ad uno verso un percorso preordinato che sa tanto di teorico, la vedo un'impresa piuttosto difficile. Mi verrebbe quasi di rispondere con la famosa frase antica come il Vesuvio del tipo:...è più facile infilare un cammello nella cruna di un ago. Al di là delle sensazioni di pelle, vorrei aggiungere che, il piano di evacuazione previsto, oltre a suscitare doverosi dubbi nei punti citati nella descrizione dell'articolo, è sotto certi aspetti e per molti napoletani, un fattore di stress potenziale. A fronte poi della problematica sul rispetto etico nei confronti delle legittime volontà degli autoctoni, è doveroso chiedersi se e quanto questa evacuazione di massa, potrà servire a salvare i napoletani e la (mi si passi il termine) napoletanità di questa gente che da secoli è sopravvissuta al vulcano ma non solo. Il loro amore e odio nei riguardi del loro Vesuvio è antico come il tempo. Qualcuno ha detto che il napoletano è uno che passa dal riso al pianto e viceversa con estrema facilita, forse proprio per l'enorme sensibilità che nutre per se stesso nella stessa misura che lo fa per il mondo che lo ospita. Il Vesuvio che domina dall'alto il paesaggio è parte integrante di Napoli e forse vive dentro l'anima della gente che a sua volta si sente quasi in sintonia con tutto il resto. La fatalità che sembra pervadere Napoli da sempre e questo vivere e accettare una sua personale anarchia quasi a dispetto di un mondo di regole alle quali non ha mai saputo e voluto inchinarsi, è una prerogativa di questo grande popolo che finisce per essere un difetto, vista da oltralpe. Da lontano a volte si fa fatica a leggere fra le righe ... Vorre chiudere citando una frase di una canzone di uno che amava molto Napoli, (Fabrizio De Andrè) " dietro ad ogni scemo, c'è un villaggio incantato " Giancarlo Bisognerebbe individuare un'area del paese sufficientemente grande per poter essere attrezzata in tempi brevi in grado di ospitare tutti coloro che non saprebbero assolutamente dove andare, probabilmente la stragrande maggioranza degli sfollati. Risparmiare comunque qualche migliaio di tende, containers o baracche per coloro che potrebbero essere ospitati da parenti o amici sarebbe un bel traguardo. I problemi di questa soluzione: 1) scelta dell'area Dovrà essere pianeggiante, in zone climaticamente miti e vicine (tipo sud sicilia), oltre a presentare bassi rischi ambientali. Il colmo sarebbe il trasferimento dei 600.000 poveracci in zone sismiche o fredde...Dovrà inoltre essere raggiungibile col maggior numero di mezzi di trasporto possibile, in grado di far approntare brevemente una pista d'atterraggio, uno scalo marittimo, un eliporto e le necessarie infrastrutture per tutti gli sfollati. Si potrebbe fin d'ora individuare l'area vincolandone (acquistando) i terreni e progettando l'intero insediamento. Fatti i debiti scongiuri, il nostro paese purtroppo é soggetto a periodiche catastrofi naturali che nelle condizioni attuali coinvolgerebbero purtroppo centinaia di migliaia di persone. 2) organizzazione dei soccorsi una volta individuata l'area bisognerebbe creare un centro di controllo adeguato in attività permanente e pronto ad essere operativo e ampliato in caso di necessità. 3)organizzazione della vita quotidiana la popolazione sfollata dovrebbe essere coinvolta, almeno nelle prime settimane, al consolidamento e miglioramento del proprio insediamento per mantenere attivi i cittadini e regolarizzare al meglio la vita quotidiana. Non ha senso concepire la protezione civile come un'opera di mutua assistenza con i cittadini completamente inattivi. Con 600.000 sfollati si avrebbe una forza lavoro che se ben coordinata potrebbe davvero creare una cittadina in poche settimane. Francesco Cappello Salve, sono un vostro fedele lettore ed abitando nella zona a rischio la questione mi sta particolarmente a cuore. Ho inoltre l'aggravante, da appassionato meteo, di essere sensibile alle questioni che riguardano naturalistiche e ambientali. Sono infine molto legato alla mia terra e questo porta molta tristezza nelle mie considerazioni. Il Vesuvio è per noi un polmone verde ed oasi di ricchezza che andrebbe adeguatamente valorizzata. Tuttavia non bastano affatto gli sforzi finora compiuti, quali un vernissage dei sentieri e l'invito a qualche scolaresca per una passeggiata piacevole e salutare per i suoi boschi. Sono un ciclista e conosco a fondo il nostro vulcano e posso assicurare che i problemi non mancano affatto. Si parla di zona rossa, ma vi posso assicurare che tuttora si continua a costruire alle sue pendici, anche a pochi chilometri dalla cima, in siti dove una nube ardente potrebbe impiegare solo qualche minuto per ricoprire tutto. A mio parere è qui che bisognerebbe colpire in modo esemplare, con repentini abbattimenti e una sorveglianza maggiore del territorio. Si perché questa è solo la punta dell'iceberg, ma le situazioni di degrado sono tante, dalle discariche abusive ai rifiuti che si possono trovare lungo la strada, dovuti all'incuria della gente ed ad una scarsa coscienza civica, dovuta in parte a campagne di comunicazione non incisive. E presidio del territorio vuol dire anche dare sicurezza: ho vissuto sulla mia pelle la rapina di una mia bici strappatami con ingiustificata violenza. Dunque va bene tanti dibattiti sul pericolo Vesuvio, sulla prevenzione e sull'informazione, ma già partire da cose semplici sarebbe un primo passo per dare il giusto decoro a questo vulcano, così ricco di storia quanto suggestivo nei suoi segreti. Ciro De Luca Bossa Mi sembra una storia tutta italiana. NESSUNO ha pagato per tutte questi insediamenti e NESSUNO è andato in galera. Quanto ci costa questo piano di evacuazione? Nella situazione PEGGIORE DI UN'ERUZIONE quanto ci costerà? Forse costa meno usare le ruspe per spianare tutto e dare delle case nuove a questi abusivi, che non pagano tasse, ICI ecc. Quale reato bisogna commettere per andare in galera? Forse rubare una mela. Prima avevamo il parlamento e il senato e il sindaco, dopo sono arrivate le province e poi le regione e si diceva che le province dovevano essere soppresse perché le regioni le sostituivano. Le province proliferano, le regioni si allargano probabilmente con il senato regionale. C'è sempre il comune, i comitati di quartiere, i partiti politici e senz'altro mi dimentico di qualcuno. Quanti sono questi lavoratori? 10 milioni? Non lo so ma sono una enormità. Andrebbero tutti mandati a casa. Come può l'Italia mantenere metà del paese che si passa le carte da un tavolo all'altro e non produce niente? Il caso vesuvio è uno dei tanti risultati di queste persone. Mi sento sempre meno Italiano. Mario Dagrada Prima cosa: GRAZIE! Siete bravi e competenti. Seconda cosa: che commenti si possono fare su persone che hanno devastato, saccheggiato, costruito dovunque, anche sulle tombe, ai piedi del Vesuvio? Cosa accadra' non lo si puo' prevedere: I loro antenati si erano almeno limitati a costruire ai piedi del vulcano in riva al mare. Questi si sono arrampicati fino all'orlo ed hanno edificato cose di inaudita bruttura. Non penso si possano nemmeno definire case le loro tane. Comunque l'unico problema e' che poi piangeranno e vorranno avere case nuove a spese nostre. Ernestino da Vezelay Un'eruzione del Vesuvio distruttiva senza preavviso, o comunque con tempi ristretti per l'evacuazione, si risolverà in una carneficina, troppa pressione demografica in spazi ristretti, assenza di vie di fuga decenti fanno pensare solo a questo. E a chi ha costruito praticamente dentro il cratere, e quindi perderebbe tutto, non posso che dire anticipatamente ben gli sta. Fantegrossi Marco Purtroppo, sono convinto che non sarà necessario spostare 600 mila persone in altre regione...sono convinto che se mai si verificherà un' eruzione del Vesuvio i morti potrebbero essere centinaia di migliaia, di qui la convinzione che coloro che dovrebbero essere accolti in luoghi di fortuna sarebbero molti di meno.... La storia insegna che l'uomo non ha mai imparato nulla dalla storia. L'uomo pecca continuamente di presunzione, ed è proprio questo il motivo per cui ci ritroviamo a combattare sempre contro gli stessi mali. Mario Adinolfi Ad un allarme 15 gg prima dell'evento non crederebbe nessuno, l'evacuazione sarebbe solo un grande affare per speculatori e ladri (case incustodite) quindi pochi partiranno effettivamente aspettando l'ultimo minuto e intasando tutto (già è intasato normalmente). Se gli sfollati fossero alloggiati sui litoriali laziale e domizio pieni di alberghi abusivi da requisire non ci sarebbe bisogno di mandarli in 18 regioni. Nessun politico si prenderebbe la responsabilità di dare il segnale di evacuazione col rischio poi che si riveli un falso allarme e di rovinarsi l'immagine, e poi non sanno risolvere il problema dei rifiuti figurarsi questo. Mi sembra che sia tutto un bluff, per succhiare altri soldi pubblici e far finta di fare qualcosa, giusto per ripulirsi la coscienza. Tanto il Vesuvio fa quello che vuole e il fatalismo dei Napoletani lo sa bene e come misura di prevenzione si affidano alla benevolenza di San Gennaro. Bisognava attivarsi prima quando si costruiva abusivamente alle falde del vulcano, ora è troppo tardi e non resta che sperare in bene. Signor Crambelli Sono un imprenditore del Veneto e da un anno ho lavoro (edilizia stradale) vicino a Castellammare di Stabia: settimanalmente dall'aeroporto percorro la Napoli-Pompei-Salerno, costeggiando proprio gran parte dei comuni interessati e probabilmente quelli a più alta densità di popolazione. La cosa che fin dall'inizio mi ha colpito è il caos e la grande indisciplina nella circolazione stradale. Inorridisco a pensare che tutta la popolazione interessata alla ipotetica evacuazione vada ad intasare strade già intasate: con grande probabilità, visto il carattere degli automobilisti napoletani, tutte le strade si bloccherebbero irrimediabilmente. Quindi sarebbe utile che la Protezione Civile si arrovellasse per trovare qualche altra forma di evacuazione meno impattante, e sarebbe utile che i napoletani si abituassero nel frattempo, con le buone o con le cattive maniere, a rispettare il codice della strada. Complimenti per il libro, soprattutto per il finale a sorpresa che speriamo faccia tremare qualche politico. Pier Lucio Pifferi

Autore : Redazione

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