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Verso l’equinozio di primavera: per i ghiacci marini artici è tempo di bilanci

La situazione globale della banchisa artica, anche se non certo entusiasmante, non è poi così drammatica come talune fonti vorrebbero farci credere.

In primo piano - 16 Marzo 2009, ore 08.55

La primavera astronomica incalza inesorabile, l’equinozio è oramai alle porte e quest’anno sarà raggiunto esattamente il giorno 20 marzo alle 12,43. Da questo preciso istante, il sole farà di nuovo capolino dopo sei lunghi mesi, anche al polo nord geografico, percorrendo inizialmente una circonferenza proprio sul piano dell’orizzonte, e alzandosi poi sempre più nei giorni successivi senza mai tramontare, fino a raggiungere l’altezza massima di 23°27’ al solstizio d’estate, momento in cui il suggestivo sole di mezzanotte sarà presente e visibile in tutta l’area compresa tra polo nord e circolo polare artico. Per l’area marina ghiacciata del polo nord, il periodo intorno all’equinozio di primavera rappresenta anche storicamente il momento in cui la massa glaciale raggiunge la sua massima estensione, prima dell’inevitabile disgelo primaverile ed estivo. Ultimamente le sorti di questa immensa piattaforma di ghiaccio galleggiante così importante dal punto di vista climatico, sia per l’effetto termoregolatore, sia come possibile indicatore degli eventuali cambiamenti climatici in atto, sono diventate prepotentemente argomento di discussione più o meno scientifica, che hanno visto un continuo rincorrersi di notizie sia catastrofiche come quella del National Geografic sulla possibilità di uno scioglimento totale entro l’estate 2008, poi puntualmente smentita dai fatti, sia fin troppo rassicuranti come quella rilasciata dal NSIDC (National Snow and Ice Data Center), che indicava una banchisa artica tornata nell’ autunno 2008, come d’incanto, agli antichi splendori del 1979. Nel giro di pochi mesi, anche due Enti autorevoli, riportavano con enfasi due spregiudicate notizie di presunta rilevanza climatica, di segno completamente opposto; a questo punto non servono altri commenti. Ma andiamo allora a vedere, dati alla mano, come stanno veramente le cose. Diciamo subito che la situazione “invernale” anche quest’anno non presenta grandissime anomalie, anzi volendo, si potrebbero anche leggere tra le righe segnali di una lieve ripresa, visto che il picco massimo raggiunto ai primi del mese di marzo secondo l’Università dell’Illinois è di circa 13,850 milioni di Km.quadrati, valore che si mantiene, così come l’anno scorso, a meno di mezzo milione di Km.quadrati dalla media 1979-2000, e comunque in parziale ripresa rispetto al triennio 2005-2007, quando invece le anomalie negative in questo periodo furono dell’ordine del milione di km.quadrati rispetto alle medie storiche. Questo significa che in termini percentuali, l’anomalia negativa dell’estensione della banchisa artica raggiunge attualmente appena un modesto 3%, anche dopo un inverno artico non particolarmente rigido stando ai dati NASA, dovuto ad un Vortice Polare mediamente poco compatto ed in frequente splittamento verso le medie latitudini. Interessante anche notare dal confronto delle immagini satellitari come tale anomalia negativa resti confinata essenzialmente solo in alcune zone del nord Europa come il golfo di Botnia e il Mare di Barents, e nel Mar di Ohotsk, nell’estremo oriente, dove qui tra l’altro, il ghiaccio marino arriva in questo periodo a lambire l’isola di Hokkaido all’inconsueta latitudine di 45°. Addirittura sopra media appare invece l’area ghiacciata sul Mare di Bering. Quindi tutto bene? Non proprio, visto che rimane ancora da definire un altro parametro molto importante e che si riferisce allo spessore della banchisa che sembra essere in progressivo assotigliamento negli ultimi anni e che costituirebbe quindi un importante fattore di rischio per lo scioglimento precoce ed anomalo della calotta nei mesi estivi. Purtroppo i sensori satellitari sembra non siano altrettanto precisi in questa determinazione come per il calcolo dell’estensione, e i dati ottenuti da sporadiche misurazioni in situ, certo non possono essere ritenute soddisfacenti visto che stiamo considerando un area marina ghiacciata che in questo periodo dell’anno è pari alla superficie di 45 Italie messe insieme, per chi non avesse ancora l’idea delle proporzioni. Uno studio recente, condotto sui dati forniti dal satellite polare Envisat, dell’Agenzia Spaziale Europea, per gli anni 2002-2008, evidenzierebbe uno spessore della banchisa invernale mediamente stabile per le prime cinque stagioni considerate, (media circa 2,5 metri), ma con un improvvisa riduzione nell’inverno 2007-2008 in media di 26cm., con punte di mezzo metro in meno nella zona intorno al Mar di Chuckchi, guardacaso proprio nei settori più fortemente penalizzati dalla disastrosa estate del 2007, quando si raggiunse il record storico di estensione minima. C’è da dire però, che questo studio ignora per motivi tecnici, tutto il compartimento artico posto sopra gli 81,5° nord. A questo proposito l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha già in progetto il lancio di un nuovo satellite, il CryoSat-2, per la fine del 2009 preposto proprio alla misura ad alta risoluzione dello spessore dell’intera banchisa artica. Quindi cosa aspettarci infine per la prossima estate? Dal punto di vista strettamente scientifico, credo che nessuno sia ancora in grado di fare una previsione certa, anche se verosimilmente come abbiamo visto, i fatti potrebbero indurre ad azzardare delle ipotesi non troppo pessimistiche; per il resto, come sempre, sotto a chi tocca per il solito balletto di notizie catastrofiste, rigorosamente shock.

Autore : Fabio Vomiero

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