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Verona e l'allergia alla NEVE

Carrellata sommaria tra le peculiarità nivoclimatiche della città di Giulietta e Romeo.

In primo piano - 11 Gennaio 2014, ore 09.49

Verona viene descritta normalmente come una città padana pedemontana con un clima "favorevole", cioè senza eccessi di sorta sia termici che precipitativi. In particolare essa viene menzionata per la sua "allergia" alla neve, che effettivamente non vi cade abbondante, anzi tra le città del nord Italia è una delle meno nevose, se si eccettua la riviera ligure.
In realtà questa (per me) triste caratteristica, non è sempre vera. Innanzitutto più che la frequenza, è la quantità che a Verona fa difetto, giacchè non è la prima volta che a fronte di un'invernata che ha dispensato otto-dieci nevicate, la somma totale delle quantità si ferma a valori che in altre località padane si toccano in un'unico episodio.
 
Poi c'è da vedere se la nevicata è frutto di un'irruzione violenta dalla Siberia,  accompagnata da bora, se è da "addolcimento", oppure se è di tipo "rovescio nevoso" di origine artico marittima.

Nel primo caso Verona paga lo svantaggio della posizione orografica sottovento, essendo in ombra pluviometrica a cui si aggiunge un effetto favonizzante dovuto all'altopiano prealpino della Lessinia, posto immediatamente alle spalle della città scaligera, che degrada dagli oltre 1800m delle sommità fino a lambirne i quartieri alti.

Clamoroso in questo senso fu l'evento del 26-27 gennaio 2006. Anche in questo caso comunque ci sono dei distinguo, in quanto se la provenienza della bora è da NNE la città resta praticamente a secco, mentre se la provenienza è da EST puro allora la precipitazione ha luogo, anche se può variare parecchio da quartiere a quartiere.

Un caso di questo tipo si è verificato la sera del 13 dicembre 2001, quando con una temperatura di -3°C un evento di blizzard ha ricoperto di 7cm farinosissimi la zona sud ed est della città (10 cm all'aeroporto Catullo posto a 3 km dal casello di vr sud), 5 cm in piazza Bra e nessun accumulo in Valpolicella, posta comunque e sempre sottovento in ogni caso.

Nel secondo caso, quello della precipitazione da addolcimento, si hanno le precipitazioni statisticamente più abbondanti a Verona, poichè la stessa Lessinia stavolta provoca un effetto stau favorevole alla città, anche se purtroppo il destino inesorabile sarà la trasformazione in pioggia dopo alcune ore, vista la provenienza da SSE delle miti correnti sciroccali. L'ultimo esempio importante di questo tipo lo si è avuto il 20 e 21 dicembre 2009 quando nevicò per 13 ore di fila depositando quasi 20 cm di neve che si sommarono a quel po' che era caduta i giorni precedenti.

Con questa configurazione Verona segue esattamente la dinamica padana da addolcimento, con la trasformazione in pioggia gradualmente dalla costa adriatica verso ovest con traiettoria SE-NO. Infatti in quel 21 dicembre dalla bassa pianura veneta verso le coste romagnole si vide quasi solo gelicidio e poca o nulla neve.

In tutto nell'invernata 2009-2010 la somma delle nevicate arrivò a 45cm a Verona sud, 35cm a Verona centro, 50cm a Borgo Trento mentre sulle torricelle alle spalle della città antica, a quote comprese tra i 150 ed i 300m caddero in totale dai 55 ai 65cm: rispetto alle città emiliane non c'è paragone, ma non si può certo dire che la dama bianca sia poi così rara nella città scaligera.

Infine nel caso di rovesci nevosi da irruzione artico marittima la dinamica è di tipo a macchia di leopardo e più imprevedibile, ritengo con probabilità non dissimile dalle altre località lombardo-venete di pianura. Sul fronte delle temperature Verona ( le cui medie mensili sono più basse della molto più nevosa Bologna) si "batte" bene: i -14°C del 18 dicembre 2009 all'aeroporto, i -13°C di minima del 18 dicembre 2010 nelle zone di Montorio od anche i -12°C di minima del febbraio scorso, preceduti da un -11°C e seguiti da un -10°C sono solo alcuni esempi.

Infine, una curiosità: NON è vero che l'azione mitigatrice del lago di Garda si fa sentire fino a Verona, distante 21 km dalla sua costa più vicina, ma si esaurisce entro la cerchia morenica perilacustre. Questo lo si evince dalle medie termiche delle località costiere, mai troppo fredde in inverno e mai troppo calde in estate. Tuttavia vi si possono verificare fenomeni inaspettati dovuti ai microclimi gardesani, come il 12 febbraio 2012 quando, mentre a Verona nevicava tranquillamente fino al pomeriggio con 5cm di accumulo, nella fascia di lago che va da Lazise a Garda, lunga non più di 10 km e larga non più di 3km, si è verificato un piccolo "snowlake effect", con accumuli variabili dai quasi 20cm di Lazise fino a quasi 40cm nei dintorni di Garda!!


Autore : Emiliano Cassardo

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