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Veneto: altro che locuste e piaghe bibliche...solo GRILLI di campo!

Veneto e Friuli alle prese con una proliferazione anomala di grilli di campo; solita disinformazione e allarmismo; paure ingiustificate, ma danni alle colture che potrebbero comunque essere ingenti.

In primo piano - 4 Giugno 2010, ore 11.12

Sopra grillo femmina del genere Barbitistes.

Da diversi giorni proliferano sulle colline venete e nella pedemontana bellunese diverse varietà di grilli autoctoni del genere Barbitistes, con grande sconcerto degli abitanti, ma soprattutto dei produttori agricoli. Le cavallette della carta stampata, sempre affamati di notizie allarmanti e catastrofiche, stanno trasformando questo evento naturale, che seppure raro fa parte dei normali cicli biologici di queste creature, in un’orrenda e sconvolgente piaga dal sapore biblico.


“Invasione di cavallette nel nordest!” si legge e a varie colonne sui giornali. Peccato che di cavallette non si tratta, ma di comunissimi grilli dei nostri prati, peraltro comuni nei luoghi freschi e umidi e appartenenti a specie tipiche proprio di quel territorio.

La specie appartiene alla famiglia dei tettigonidi, così come evidenziato dalle lunghe antenne, più lunghe dell’intero corpo. Inoltre è una specie dalle ali cortissime, inetta al volo; pressoché attera, ossia senza ali, anche la forma adulta. L’apparato boccale è piuttosto debole e l’animale preferisce teneri germogli e foglie verdi.
 

Le cavallette, o locuste, appartengono invece alla famiglia degli acrididi, ed hanno antenne tozze e corte; ma soprattutto sono ottimi volatori. Spesso sciamano in gruppo, in particolare nei periodi di grande siccità, alla ricerca di vegetali di cui nutrirsi. L’apparato boccale è robusto e potente e l’animale è capace di nutrirsi anche di  abiti e legname!
 

In biologia confondere due famiglie, significa scambiare uno scoiattolo per un castoro, una mosca per una zanzara, una vespa per una ape, una lucertola per un serpente e così via.
Nessuna invasione dunque, nessuna piaga biblica, ma proliferazione anomala di forme locali, dettata secondo gli entomologi, dall’abbondanza di precipitazioni primaverili di quest’anno. In alcune zone è piovuto più del doppio della norma, con grande sviluppo vegetale e conseguenze prevedibili anche sull’entomofauna.
 

Se qualcuno pensava all’eccezionalità, magari dettata dal global warming o fatti del genere, resterà ancora una volta smentito. Ben diversa sarà la condizione di chi dovrà fare la conta dei danni alle colture. Quelli purtroppo ci saranno, finché il sole, il caldo e la conseguente proliferazione di predatori, non riporterà tutto nel corso della  normalità.
 

Per trovare invasioni di vere cavallette nella Pianura Padana, così come riportato da alcune cronache storiche, bisogna risalire al ‘600, allorché mesi e mesi di siccità in tutto il Mediterraneo, ridussero persino il Po in secca, e portarono sciami di locuste a risalire i Balcani fin nel cuore dell’Europa e quindi in Valpadana. Si racconta di sciami che invasero addirittura la Scandinavia! Ma allora c’era un altro clima!
 

Ancora una volta un mirabile esempio di come la natura si riequilibria ogniqualvolta un suo parametro esce, seppure di poco, fuori binario. Per noi invece, che fuori binario viaggiamo da decenni, sempre più di frequente in direzione opposta a quella della natura, è inevitabile che il disagio e i danni ci colpiscano, che le nostre colture iperproduttive, iperconcimate, iperprotette e iperemercanteggiate, prima o poi vengano strette negli ingranaggi di questa grande macchina che è la natura.
 

Ora per favore non si scateni la guerra al grillo, la corsa agli insetticidi e cose del genere; forzare l’ingranaggio potrebbe essere rischioso. Il governo intervenga e quantifichi i danni, ma attenzione al “fai da te” chimico per scongiurare il pericolo. Il rischio è fare la fine di Pinocchio; tutte le sue disavventure iniziarono appena uccise il grillo!
 


Autore : Dott.Giuseppe Tito

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