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Un vero enigma per i modelli matematici: le Alpi

A causa della presenza dei rilievi alpini la previsione del tempo sull’Italia risulta molto più impegnativa di altri luoghi nel mondo.

In primo piano - 8 Giugno 2004, ore 14.27

In alcuni casi particolari per avere una previsione attendibile sulle nostre regioni occorre aspettare che si arrivi a poche ore dall’evento che ci interessa. Per poter comprendere il motivo di ciò occorre fare dapprima un discorso più ampio: la circolazione generale dell’atmosfera è governata da moti estremamente caotici, e di conseguenza per poter elaborare una qualsiasi previsione di un qualunque parametro meteorologico, c’è bisogno di utilizzare miriadi di equazioni matematiche che in alcuni casi si rivelano anche molto complesse. Tali formule vengono poi “date in pasto” a potenti computer che in poche ore danno la loro versione riguardo al tempo previsto; il risultato che viene fornito però dipende fortemente dai dati che sono stati immessi inizialmente all’interno dei programmi, perciò basta un piccolo errore in un parametro qualsiasi (temperatura, umidità, pressione, direzione, velocità del vento ed altre cose ancora) per far sballare almeno in parte la previsione stessa. Per fare un semplice esempio basta dire che se nel “cervellone” viene inserito un dato che parla di una umidità del 99% ad una certa quota in un luogo fissato e magari il valore esatto era il 100%, può darsi che il risultato finale di tutte le elaborazioni dia cielo sereno sulla zona in esame, quando invece c’è la possibilità che si formino nubi. Considerando che i modelli matematici più comuni calcolano diversi parametri per migliaia di punti a tutte le quote (e quindi devono essere effettuate miliardi di operazioni in poche ore) è chiaro che occorre una certa approssimazione nella descrizione delle caratteristiche del suolo, come composizione, presenza di alture, aridità, vegetazione presente ecc. ecc.; se non fossero adottate tali misure si rischierebbe di ottenere il risultato della previsione per un dato giorno quando ormai tale giorno è già passato (e di conseguenza le mappe ottenute non servirebbero a niente). Prendendo il caso particolare dell’arco alpino, possiamo pensare a quante difficoltà ci siano nel descrivere bene nei modelli ogni zona che lo compone; basta riflettere sul numero di vallate, la loro diversa ampiezza, la presenza dei laghi oppure di monti estremamente elevati accanto ad altri più piccoli. E’ quindi palese pensare che l’approssimazione che si attua in questo caso è molto pesante; ad esempio in alcune mappe che venivano redatte fino a pochi anni fa addirittura l’arco alpino era ridotto ad un altopiano che si ergeva a 2000 metri di quota. Ciò portava ad estreme difficoltà nella previsione della formazione di depressioni sottovento ai rilievi, del vento di Foehn, o addirittura delle strutture nuvolose stesse; non a caso spesso questo modello prevedeva per l’indomani forti piogge su tutta la Pianura Padana ed immancabilmente il giorno dopo splendeva un bel sole. Lo stesso problema (il più evidente nei modelli matematici) comunque riguardava tutte le catene montuose di una certa estensione, come gli Urali, l'Himalaia, le Montagne Rocciose e tante altre. Adesso con l’avvento di computer sempre più potenti si può sperare di inserire nei programmi delle approssimazioni sempre meno penalizzanti, ottenendo come risultato previsioni via via sempre più precise; in alcune situazioni nelle quali entrano in gioco un numero molto elevato di variabili però i modelli matematici “soffrono” ancora e danno soluzioni poco credibili, o addirittura cambiano versione ogni volta che gli viene “richiesto un parere”. Ad esempio quando arriva aria fredda alle quote basse da nord o da nord-est, i modelli la vedono “schiantarsi” sulle Alpi e quindi tendono a prevedere un loro aggiramento dalla Valle del Rodano o dalla Porta della Bora. Ma non sempre è così; spesso parte di questa aria fredda si insinua nelle vallate, fino a quelle più strette, per poi sfociare in Pianura Padana, dando magari luogo a fenomeni di instabilità ed alla formazione di depressioni in luoghi e tempi che i modelli stessi non potevano prevedere. Per tale motivo a volte un meteorologo o un previsore deve affidarsi all’esperienza personale e cercare di capire da solo che tempo farà; ma non è sempre facile prendere la via giusta e quindi può capitare anche di sbagliare.

Autore : Lorenzo Catania

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