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Un sisma devastante colpirà Roma l'11 maggio 2011? Bendandi, i terremoti e i confini della scienza (parte prima)

Da settimane circolano su molti blog e siti internet notizie di prossime catastrofi sismiche in Italia, frutto delle previsioni del defunto sismologo Bendandi: l'uomo che prevedeva i terremoti. Cosa c'è di vero? Proviamo insieme a percorrere questo impalpabile confine che divide la scienza dalla superstizione.

In primo piano - 4 Maggio 2011, ore 09.00

Esattamente fra un anno, l’11 maggio 2011, una devastante scossa sismica colpirà l’area di Roma, mentre tra il 5 e il 6 aprile 2012 numerosi e catastrofici terremoti colpiranno molte aree della terra. Chi può affermare una cosa del genere? Da quando si possono prevedere i terremoti?

Purtroppo questi spaventosi eventi naturali sono ancora imprevedibili, a maggior ragione con la precisione che si evince da questi catastrofici proclami. Eppure nel secolo scorso è vissuto un uomo che pare fosse in grado di farlo; ne era talmente convinto che arrivò a depositare alcune sue previsioni presso un notaio.

Costui era noto come “L’uomo che prevedeva i terremoti”, al secolo Raffaele Bendandi; Romagnolo di Faenza, nasce il 17 ottobre del 1893. Dopo il sisma di Messina e Reggio Calabria, del 1908, si appassiona ai terremoti con l’intento primario di giungere ad una loro possibile previsione.

Di umile famiglia, artigiano e in gran parte autodidatta, non frequenta nessuna università, non consegue alcun titolo, scarse e occasionali le frequentazioni con altri scienziati; ma le sue intuizioni, le sue scoperte e le sue previsioni sono davvero degne di nota.

La scienza di inizio ‘900 muoveva solo allora i primi passi nella geologia, tanto che l’età della terra si calcolava ancora in pochi milioni di anni, piuttosto che miliardi. Le scoperte sull’atomo e sulla radioattività erano in fieri, ed ancora non si sapeva cosa bruciasse nel sole. E solo nel 1912 Wegener pubblicò la sua teoria sulla deriva dei continenti.

Quest’uomo nel frattempo elaborava una sua propria teoria sismogenica, ossia sull’origine e le cause dei terremoti. Egli sosteneva che la luna e gli altri pianeti, così come il sole, influenzano con la loro attrazione gravitazionale la crosta terrestre, inducendo in essa dei movimenti, proprio come accade alle masse liquide degli oceani.

Il fenomeno delle maree era già da tempo immemorabile associato alla luna; ma l’idea che questa, insieme agli altri corpi del sistema solare, potesse attrarre la crosta terrestre e deformarla fino a generare terremoti, a quel tempo era abbastanza originale ed avveniristica.

Una prova di queste prime intuizioni la ebbe lo stesso Bendandi quando, spulciando tra i suoi appunti di qualche anno prima, trovò che si era realizzata una sua previsione del terremoto della Marsica, fatta nell’ottobre del 1914. Il sisma si verificò per l’appunto alcuni mesi dopo, il 13 gennaio 1915. 

Bendandi decise quindi di approfondire i suoi studi, raccogliere dati e procedere ad osservazioni sistematiche del movimento dei corpi celesti, utilizzando spesso strumenti da lui stesso costruiti. Alcuni di questi furono poi distrutti dallo stesso Bendandi pochi anni prima della sua morte.

La sua fama raggiunse il culmine quando, il 23 novembre 1923 davanti ad un notaio a Faenza, fece una previsione su un terremoto che si sarebbe verificato nelle Marche il 2 gennaio 1924. Il terremoto si verificò davvero, ma due giorni dopo.

Da allora la scienza iniziò davvero a considerarlo, ma per lo più in termini negativi, dal momento che lo stesso Bendandi ricevette numerosi plausi e riconoscimenti. I grandi interessi delle istituzioni e degli enti di ricerca governativi e accreditati di mezzo mondo, incapaci di procedere e scoprire alternative alle teorie di Bendandi, si coalizzarono contro di lui, fino a farlo diffidare e costringere a ritirarsi dalla vita pubblica.
L’ultima sua previsione riguarda il terremoto del Friuli nel 1976. Le autorità ignorarono però il suo allarme e lo scacciarono come un insulso ciarlatano.

A posteriori possiamo liberamente affermare, insieme con i familiari e gli appassionati di quest’uomo, che l’opera e la vita di Bendandi sono state martoriate e mortificate dallo strapotere conferito alla scienza accademica ed istituzionalizzata, così come avvenuto più volte in passato ed avviene ancora ai nostri giorni. Ricordate il caso di Luigi di Bella e della sua cura contro il cancro?

Oggi conosciamo molto di più del nostro pianeta, ma non è ancora abbastanza; anzi direi che è ancora troppo poco se pretendiamo di voler prevedere i terremoti. Oggi Bendandi potrebbe beneficiare di tutte le ultime ricerche, studi e raccolte dati, di internet e del suo potere connettivo e trasmittivo, dare così il suo contributo intellettuale; già perché Bendandi non era un ciarlatano, ma uno scienziato scrupoloso e intuitivo.

Bendandi probabilmente non è mai riuscito a trovare un vero metodo per prevedere i terremoti, semplicemente perché non esiste. I terremoti possono avere varie origini, da movimenti tettonici, risalite magmatiche, eruzioni vulcaniche, crolli sotterranei, frane sottomarine ecc. ecc. Ma Bendandi aveva intuito qualcosa di geniale, di altamente attuale e veritiero.

Si era spinto al di là di ogni limite, come un esploratore in solitaria in una terra sconosciuta, come Erik il Rosso sulle sponde di Terranova. Mai avrebbe immaginato che quello fosse un nuovo e immenso continente. Fine prima parte...


Autore : Dott. Giuseppe Tito

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