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Un San Valentino di passione per l’anticiclone atlantico

Giungono ancora conferme dalle proiezioni a lungo termine riguardo alle ipotesi formulate nei giorni scorsi

In primo piano - 7 Febbraio 2003, ore 11.38

L’atmosfera è inquieta, e non ne vuole sapere di trovare una configurazione barica stabile che perduri nelle sue linee più generali per almeno una settimana; buona parte della responsabilità è da imputare all’anticiclone delle Azzorre, che non ha alcuna intenzione di starsene fermo nella sua posizione. Come accennato ieri dapprima tenterà un aggancio con l’”Orso” russo, ma fallirà; poi proverà a distendersi verso NW ed a gonfiarsi enormemente per posizionarsi sul Regno Unito, da dove potrà tentare di dirigere il transito delle perturbazioni sull’Europa. Sembra che questo secondo progetto abbia buone possibilità di successo. La posizione finale del massimo pressorio verrà raggiunta proprio il 14 febbraio prossimo, quando i sistemi frontali atlantici, costretti a deviare dall’Islanda verso il Mar di Norvegia e la Scandinavia, tenderanno a ridiscendere sull’Europa centrale ed orientale, da dove potranno “pescare” un po’ dell’aria fredda che si è accumulata durante l’inverno. Avevamo poi ventilato l’ipotesi che l’anticiclone da quella posizione avrebbe potuto agganciare un’altra cellula di alta pressione posta più a nord; questa prospettiva andrà valutata giorno per giorno perché non è affatto sicura e dipenderà dall’intensità delle perturbazioni che attraverseranno il Mar di Norvegia. Chiaramente non si può fare una previsione vera e propria per il periodo dal 14 in poi, ma si può individuare una linea di tendenza generale; si intravede la possibilità che almeno parte dell’aria fredda agganciata dai fronti atlantici investa la nostra Penisola, soprattutto sul versante orientale, dove la temperatura tornerebbe nella norma (dopo l’aumento dei valori massimi nei giorni precedenti) o 1-2°C al di sotto di essa. Ma questo non è l’effetto più importante; c’è da considerare il fatto che parte di questa massa fredda (in arrivo da N-NE) potrà sfociare dalla Valle del Rodano, dando vita ad una moderata depressione sui mari occidentali della Penisola che influenzerebbe il tempo per qualche giorno. Dati poi i valori termici prospettati, la neve cadrebbe anche a quote basse (c’è ancora da capire la potenzialità di eventuali nevicate in pianura) al nord ed al centro, mentre il sud (almeno il versante tirrenico) risentirebbe di venti più miti dal Mediterraneo occidentale. Si tratterà in tutti i casi di una ondata di freddo moderata e normale in un periodo come la metà di febbraio, quando cominciano nuovamente ad accentuarsi gli scambi termici fra le basse e le alte latitudini; pertanto non dovremo aspettarci temperature “siberiane”, ma possibili abbondanti nevicate su buona parte dei rilievi appenninici e su parte di quelli alpini a quote basse a causa della presenza costante di una depressione sui mari occidentali italiani

Autore : Lorenzo Catania

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