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Un ritorno dell'instabilità entro la seconda decade di giugno? Forse...

L'instabilità potrebbe tuttavia tornare a visitare il Paese nella seconda decade di giugno. Vediamo nel dettaglio.

In primo piano - 3 Giugno 2015, ore 17.45

Tante parole spese nel raccontarvi dell'alta pressione, poche nel descrivervi COME questo colosso di bel tempo e stabilità, potrebbe abbandonare la scena meteorologica italiana. Bisogna ammettere che sino agli aggiornamenti di un paio di giorni fa, mappe e modelli previsionali stentavano nel vedere una reale scadenza di tale situazione, prolungando la stasi anticiclonica sino a data da destinarsi.

Quest'oggi cominciano ad apparire in modo più convinto ed univoco, quelle che potrebbero essere le dinamiche circolatorie che porterebbero ad una battuta d'arresto del solleone in questo mese di giugno. L'anticiclone che interesserà l'Italia nei prossimi giorni, si dimostrerà particolarmente attratto alle latitudini settentrionali, a tal punto da mettere in pericolo la tenuta stessa della stabilità sul bacino del Mediterraneo già nel periodo compreso tra la fine della prima decade e l'esordio della seconda decade di giugno.

In buona sostanza cosa potrebbe succedere?

Col passare dei giorni l'alta pressione tenderà a stabilire un massimo al suolo di tutto rispetto sul Regno Unito; attualmente il centro di calcolo americano stima addirittura un valore di 1040hpa nella giornata di lunedì 8 giugno, tale da emulare alcuni dei più potenti anticicloni invernali.

I massimi di geopotenziale dell'alta pressione, cioè l'effettiva forza dell'alta pressione alle medie ed alte quote atmosferiche, saranno invece collocati sull'Europa centro-orientale poco a nord dell'Arco alpino, proteggendo in tal modo anche l'Italia.

Questa protezione andrebbe tuttavia attenuandosi con l'esordio della seconda decade di giugno, attraverso un trasferimento dei massimi di geopotenziale verso l'Europa occidentale. Questa mossa dell'atmosfera spianerebbe la strada all'ingresso di un impulso instabile veicolante aria fredda dal nord-Europa (Penisola Scandinava) sin verso i settori centro-occidentali del Mediterraneo.

Tale manovra sembrerebbe confermata sia dal centro di calcono americano, sia dal modello europeo, anche se gli effetti di tale circolazione sui nostri mari, risultano tutt'ora digeriti con molta difficoltà da parte delle previsioni deterministiche.

Per adesso preferiamo fermarci qui.

Seguite gli aggiornamenti.


Autore : William Demasi

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