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Un mare "BIANCO" potrebbe salvare il Polo Nord dalla fusione dei ghiacci...

La soluzione per gli esperti è "dipingere" il mare di bianco, esattamente come le abitazioni. Proposta folle o credibile?

In primo piano - 23 Giugno 2016, ore 11.30

Ogni superficie chiara, come ad esempio la neve fresca, riflette i raggi solari e impedisce quasi totalmente l'assorbimento di calore. Da qui l'idea, peraltro non nuova, di ricreare una sorta di pellicola bianca sul mare nell'area artica.

Sono gli scienziati americani a rilanciare con forza questa proposta, ma altri nutrono seri dubbi sull'efficacia di questa misura.

Uno studio pubblicato dal Carnegie Institution of Science, un'organizzazione privata no profit con sede a Washington, ha simulato gli effetti dell'imbiancamento del mare in un mondo che registra quattro volte la concentrazione di CO2 rispetto all'epoca preindustriale e in un Artico che è più caldo di 10 gradi.

Stando all'analisi, per ogni chilometro quadrato imbiancato si recupererebbero tre quarti di chilometro quadrato di ghiaccio, anche se ciò "non si tradurrebbe in un sostanziale raffreddamento" in grado di mantenere il permafrost.

"Imbiancare la superficie del Mar Glaciale Artico - fanno sapere altri scienziati - non sarebbe uno strumento efficace per compensare gli effetti dei cambiamenti climatici provocati dalle emissioni di gas serra". Inoltre "ridurre la luce solare a disposizione dell'ecosistema marino potrebbe avere conseguenze negative enormi".

Gli americani ribattono che il metano, se rilasciato nell'atmosfera, imprigionato nello strato di permafrost provocherebbe un ulteriore aumento delle temperature, risultando ancora più efficace dell'anidride nell'assorbimento del calore proveniente dal sole.

Per far fronte all'emergenza, alcuni esperti guardano alla geoingegneria per raffreddare l'estremo nord del pianeta. La progressiva diminuzione dei ghiacci del Polo Nord ha coinvolto in particolare quelli perenni, considerati i più importanti per il clima terrestre per tre ragioni: perché contribuiscono al mantenimento della temperatura della Terra operando una rifrazione dei raggi solari, "ripuliscono" l'atmosfera da gas nocivi come il metano e innescano il moto delle correnti marine.

Lo scienziato britannico Stephen Salter già nel 2008 propose l'idea di navi "spruzzanuvole", che durante la navigazione spruzzano acqua nebulizzata nelle nuvole in modo da renderle più chiare e brillanti, quindi più riflettenti. Alcuni anni dopo, avendo valutato che non ci fosse più tempo per costruire le navi salva-Artico, Salter sostenne la creazione di torri con il medesimo processo di nebulizzazione, da piazzare nelle isole Faroe per sbiancare le nuvole.

L'alternativa, proposta da altri scienziati, è imbiancare direttamente la superficie del mare, per mezzo di chicchi o microbolle galleggianti. Negli anni 60 si ipotizzò addirittura di cospargere il mare di polistirolo per abbassare la sua temperatura e quella dell'aria circostante.


Autore : Report di Alessio Grosso

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