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Un'escursione da brivido sul Cevedale

Il racconto di una lunga giornata in alta montagna.

In primo piano - 4 Agosto 2003, ore 13.18

La sveglia è programmata per le ore 7 nell’albergo di Pejo, un bellissimo paese situato nella vallata omonima; dopo una abbondante colazione a base di panini, marmellata e cappuccino, utile a fornire la giusta dose di calorie per superare l’impegnativa giornata che ci attende, prendiamo la macchina e ci avviamo in direzione di Cogolo di Pejo, un paesino nella parte più bassa della vallata. Da quel momento è solamente salita; con una strada stretta e piuttosto tortuosa si attraversa la Val De La Mare per arrivare al parcheggio in prossimità della Malga Mare, una bellissima radura a 2030 metri di altezza, circondata da molti altissimi e da suggestive cascatelle. Dopo una sosta al rifugio si parte a piedi lungo un sentiero subito stretto e ripido, per arrivare dopo circa 40 minuti a 2300 metri, nello splendido Pian Venezia, una vallata d’alta quota contornata da numerosi ruscelli e da un lunghissimo ghiacciaio, che si distende dai 2600 metri in su, lungo il fianco orientale del Monte Cevedale (3769 metri). Un’altra sosta ci ritempra e ci permette di respirare un po’, dopo una prima vera scarpinata; durante la contemplazione di un paesaggio così suggestivo si riesce a scorgere anche l’obiettivo finale, il Rifugio Larcher, posto a 2607 metri sul crinale che si erge ad oriente rispetto alla vallata. A prima vista l’obiettivo sembrerebbe raggiungibile in poco più di mezz’ora, in quanto in linea d’aria appare distante non più di un chilometro; in realtà il sentiero che porta al rifugio è ricco di tornanti, e si inoltra su un costone roccioso piuttosto impervio. La natura però ci viene incontro e distrae noi escursionisti improvvisati e distrutti dalla fatica attraverso il classico "fischio" delle marmotte (allarmate da una presenza estranea) ed il passaggio a bassa quota di splendide aquile reali, rapaci enormi, incantevoli ed ormai rari sulle Alpi. Nel percorrere le ultime rampe però il tempo, inizialmente bello, comincia a peggiorare; nubi basse cominciano a risalire la vallata, immergendo il paesaggio in una nebbiolina tetra che bagna i vestiti, grazie anche ad una lieve pioggia provocata probabilmente dalla saturazione dell’aria. Il rifugio più alto quindi scompare alla nostra vista, e ci riporta alla realtà di una salita sempre più difficile, anche a causa del fatto che le rocce ormai si sono bagnate, e la presa delle scarpe su di esse si fa sempre minore. Quando ormai però attingiamo le ultime risorse dal nostro organismo ecco che la nebbia si apre per un attimo ed a pochi metri di distanza riappare l’edificio in legno tanto agognato. Ormai sfiniti ed infreddoliti (a causa di una temperatura che aveva raggiunto i 4-5°C) ci tuffiamo all’interno della costruzione e subito ci rifocilliamo con una bella cioccolata calda ed una fetta di dolce alla frutta; lentamente riprendiamo fiato, e torna anche la forza per ridere e scherzare. Date le pessime condizioni del tempo decidiamo però di cambiare leggermente il nostro programma originario, ossia quello che prevedeva un ritorno alla Malga Mare attraverso una altro sentiero, quello che fa il giro dei laghi più grandi della zona: il Lago delle Marmotte ed il Lago Lungo su tutti; anzi concordiamo nel tornare indietro dallo stesso sentiero già fatto in salita non appena si sarà aperta una bella schiarita. Nell’attesa però abbiamo ancora la possibilità di gustarci la visione suggestiva del ghiacciaio e della vallata intera, con la tipica foschia della precipitazione nevosa che ingloba le cime più alte. Che spettacolo…….un vero spunto di natura incontaminata; ma ecco il sole, è tempo di tornare a valle. Guardiamo per l’ultima volta con gli occhi pieni di gioia e di appagamento le meraviglie di questo posto, prima di tornare (ahinoi...) alla realtà di tutti i giorni.

Autore : Redazione

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