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Tutto sui radiosondaggi, scopriamo la colonna d'aria (seconda parte)

I radiosondaggi sono una autentica miniera di informazioni per il previsore. In questa sintetica spiegazione analizziamo alcune caratteristiche tipiche e frequenti della colonna d'aria che ci sovrasta.

In primo piano - 16 Giugno 2010, ore 12.02

Avessimo a disposizione un radiosondaggio per ogni centimetro quadrato del globo avremmo senz'altro risolto la maggior parte dei problemi che affliggono l'ambito previsionale, soprattutto per quanto riguarda la fase di assimilazione dei dati, linfa vitale di primaria importanza per la posa in opera dei modelli. Purtroppo la poca sensibilità verso la materia meteorologica o, se volete, i sempre preponderanti interessi degli enti statali (non solo italiani) che mirano a tagliare anzichè ampliare il numero delle stazioni che effettuano radiosondaggi, allontanano sempre più questo obiettivo. Il meteorologo allora deve per forza fare affidamento sulla aumentata velocità e accuratezza dei calcoli, pur dovendo sempre mettere in conto la nota dolente dell'interpolazione, metodo matematico che ricava valori presunti su tutti quei punti dell'atmosfera dove non vengono effettuate misurazioni.

Guardate quello che si può ricavare da un radiosondaggio solo con una semplice occhiata:

Udine, ore 00 UTC del 16 giugno 2010, una perturbazione in avvicinamento spinge sui cieli della città friulana un complesso strato nuvoloso su diverse altezze corrispondenti a regimi di vento differenti (vettori sulla destra). Partendo dall'alto notiamo una spessa coltre nuvolosa stratiforme; la colonna d'aria risulta piuttosto stabile come risulta dalla posizione della curva di stabilità, ossia la curva nera sottile posta a sinistra della curva della temperatura. La nuvolosità è alimentata da venti da sud.

Scendendo verso la media troposfera notiamo alcuni salti di vento, ognuno dei quali corrispondenti ad altrettante bande nuvolose. Intorno ai 600hPa notiamo una densa coltre di altocumuli corrispondenti ad un flusso sud-orientale, mentre ancora più in basso, separato dallo strato superiore, troviamo una banda di stratocumuli spessa alcune centinaia di metri inserite in un flusso nuovamente meridionale. Alla base degli stratocumuli si nota che le curve della temperatura (a destra) e della temperatura di rugiada ( a sinistra) si allontanano nettamente e con la medesima amplitudine. Ciò ci suggerisce che gli stratocumuli vengono innescati dal taglio di vento con le quote inferiori (vedi freccia nera), il quale crea rotori all'origine dei moti verticali che alimentano le basi della banda nuvolosa.

L'allontanamento delle due curve ci fa sapere inoltre che sotto le nubi non sono in atto precipitazioni. Se così fosse le due curve sarebbero unite fino al livello del suolo e la struttura nuvolosa delle quote inferiori prenderebbe la denominazione di "nembostrato".

Dall'estate all'inverno, guardate la comparazione tra il radiosondaggio diurno e quello notturno su una località dal clima continentale, Milano Linate.

Si tratta di una situazione anticiclonica di tipo dinamico, come testimoniato dalla compressione in atto sull'intera colonna d'aria (le due curve sono lontane  l'aria è asciutta). Naturalmente in località dal clima continentale l'andamento della temperatura al suolo tra il giorno e la notte è molto differente. Nel radiosondaggio notturno si nota una evidentissima inversione termica negli strati prossimi al suolo, inversione che si lega a quella dinamica delle quote superiori. Si tratta dunque di una notte serena. Le due curve poi si incontrano in prossimità del suolo tradendo la presenza di un sottile strato nebbioso aderente al terreno.

Il radiosondaggio diurno mostra la dissoluzione dello strato nebbioso e dell'inversione termica al suolo (allonanamento delle due curve) e la notevole riduzione dell'inversione termica alle quote appena superiori, che comunque è ancora presente tra i 200 e gli 800 metri. Al di sopra la situazione rimane invariata e conferma la presenza di un robusto campo di alta pressione di probabile natura subtropicale, come testimoniato dall'altezza dell'isoispa di 500hPa, posta a 5700 metri di quota.


Autore : Luca Angelini

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