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Tutto sui radiosondaggi, scopriamo la colonna d'aria (prima parte)

Esponiamo in modo semplice ma chiaro ed esaustivo alcuni segreti offertici dai radiosondaggi pervenuti nella giornata di ieri, 14 giugno su due località italiane: si tratta di Milano e Cagliari, entrambe con grafici presi ad esempio in quanto didatticamente significativi.

In primo piano - 15 Giugno 2010, ore 10.27

Ore 12 UTC da tutte le stazioni meteorologiche del mondo attrezzate a farlo, vengono lanciati altrettanti palloni muniti di strumentazione. I dati che vengono man mano misurati giungono a terra e vengono rielaborati per essere poi divulgati come radiosondaggio. Il grafico più semplice e diretto è quello denominato "Skew-T" che vi abbiamo allegato nelle immagini.

 

La prima immagine si riferisce alla colonna d'aria presente nelle ore centrali di lunedì 14 giugno 2010 sui cieli di Cagliari: la curva di destra indica la temperatura, quella di sinistra la temperatura di rugiada. In basso la scala termica, in verticale quella della pressione in hectoPascal (in scala logaritmica) dove è rappresentata anche la quota in metri.

Notiamo anzitutto che il cielo non era sereno, ma occupato da bande nuvolose medio-alte poste su diversi livelli. Si trattava per lo più di altocumuli e altostrati, con sviluppo oltre i 3200 metri. Sotto, ma soprattutto sopra, notiamo due "pance" che indicano una compressione dinamica residua ancora in atto, legata alla vecchia presenza dell'alta pressione ormai in fase di disfacimento sotto l'avvezione calda (le nubi descritte, accompagnate da venti sud-occidentali non riportati in figura).

Al di sopra altra aria umida scorre per mezzo di filamenti nuvolosi cirriformi che sfiorano gli 11 km di quota, poi la tropopausa, dove l'inversione ben visibile crea una membrana fluttuante tra la troposfera (dal suolo fino a 12km) e la stratosfera (al di sopra). Notiamo però anche un altro importante fattore: un fattore che ci indica che una porzione della colonna d'aria era instabile. L'area è racchiusa tra la curva tratteggiata (curva di stabilità) e quella della temperatura. Quell'area identifica l'energia potenzialmente disponibile per la convezione. In altre parole, entro quello strato atmosferico i moti convettivi avvengono spontaneamente e possono produrre, in determinate condizioni, nubi cumuliformi ad ampio sviluppo verticale foriere di possibili fenomeni temporaleschi (in questo caso inibiti dalla sovrastante compressione anticiclonica e dalle lame di aria calda descritte).

Passiamo ora ad analizzare cosa accadeva alla stessa ora sui cieli di Milano: tanto per iniziare vediamo un solo limitato settore della colonna d'aria ancora sottoposto a compressione dinamica per motivi anticiclonici (intorno a 650hPa). Notiamo anche che il tratteggio indicante la curva di stabilità ci mostra un'area ristretta ma allungata entro la quale la colonna d'aria è instabile e produce energia disponibile alla convezione. Notiamo anche che i cumuli che sovrastano la città potenzialmente potrebbero fruire di questa energia e svilupparsi liberamente in altezza dalla loro base (a circa 1000 metri di quota) fino a circa 9360 metri, tuttavia l'inversione dinamica anzidetta e gli strati di aria più calda che iniziano a filtrare da sud (il vento non è riportato)  ne inibiscono la crescita, bloccandola intorno a 3100 metri.

Al di sopra scorrono alcune irregolari e poco organizzate bande di altocumuli e altostrati, sovrastati da scie nuvolose sottili cirriformi tra i 9300 e i 10.000 metri. Tali bande nuvolose multilivello di tipo stratificato indicano una imminente avvezione di aria calda alle quote superiori, la stessa aria calda che occupava i cieli di Cagliari e che ha poi introdotto un vero e proprio corpo nuvoloso a carattere caldo di tipo nord-africano carico di aria ulteriormente umida e instabile responsabile di rovesci e temporali.


Autore : Luca Angelini

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