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Tsunami: adesso tutti lo conoscono

Per la prima volta nella storia, le immagini di un maremoto arrivano nelle case di tutto il mondo. Adesso il fenomeno "tsunami" è sotto gli occhi di tutti. Si può fare qualcosa per arginarlo?

In primo piano - 27 Dicembre 2004, ore 15.06

Adesso lo conosco tutti: lo Tsunami è entrato nelle case di tutto il mondo. La catastrofe prima o poi si sarebbe abbattuta da qualche parte sulle coste del nostro Pianeta, e così alla fine è stato. Gli scienziati e gli esperti del fenomeno lo avevano annunciato: l'onda anomala prima o poi colpirà in maniera disastrosa. Un video sui maremoti, edito qualche mese fa dal National Geographic Italia, ne è la chiara testimonianza. Adesso che tutti hanno visto, adesso che tutti sanno, proprio adesso la parola "tsunami" è sulle bocche di tutti, come se fosse un nuovo "reality" televisivo. Ma qui, di "reality", c'è anche l'assurda cifra di morte e distruzione, ahimè tremendamente vera. Tsunami doveva essere, e così tsunami è stato. Ma facciamo attenzione: dietro questa "veggenza", apparentemente subdola, non c'è nulla di provocatorio. Che un maremoto prima o poi avrebbe colpito una zona più o meno estesa del nostro Pianeta, questo si sapeva. In pochi ne erano a conoscenza, però si sapeva. Si sapeva anche anche che c'erano probabilità che un simile fenomeno interessasse un'area estremamente vasta, così come poi si è puntualmente verificato. E si sapeva pure che sull'argomento aleggiava una pressoché totale ignoranza. Se ieri l'altro foste andati in giro a chiedere alle persone incontrate per strada il significato della parola "tsunami", in molti non vi avrebbero saputo rispondere, e ci sarebbe stato anche chi avrebbe pensato ad una qualche dottrina filosofica orientale. Segno evidente, questo, della grave disinformazione che regna dietro questo fenomeno, sicuramente tra i meno conosciuti del nostro Pianeta, ma non per questo tra i più trascurati. Di trascurato, sul fenomeno, c'è stata soltanto una corretta informazione. Niente di più, niente di meno. Adesso che tutti sanno, adesso forse qualcosa cambierà... Voi che conoscete bene il nostro giornale, voi lettori assidui, sapete bene che non è nello stile di MeteoLive fare la cronaca di queste immani tragedie dalle proporzioni bibliche. La televisione dice tutto e forse troppo, travisando la realtà e facendo cattiva informazione. Però rimane il fatto che dati e immagini sono sotto gli occhi di tutti, sicché rimane chiara la sostanza del fenomeno e la sua causa sismica. Tutti sapete che si è trattato di uno dei terremoti più forti che si sono mai registrati sulla Terra, tutti sapete che si è generata una faglia lunga circa mille chilometri, tutti sapete che l'onda si è propagata per migliaia di chilometri fino a raggiungere, dall'altra parte dell'Oceano Indiano, il Kenya e le coste orientali africane. Però in televisione si è parlato pochissimo di cosa si è in grado oggi di fare per contrastare quest'autentica furia della natura, e cosa avrebbe potuto fare l'uomo per scongiurare una simile catastrofe. Ebbene, si sappia che oggi come oggi, un fenomeno del genere non si può arginare, controllare o prevedere nei dettagli. Quello che si può fare, però, è organizzare piani di evacuazione laddove sussistono maggiori probabilità che tale fenomeno si manifesti, così come è stato fatto alle Isole Hawaii. E poi si possono mettere in guardia turisti ed abitanti, insegnando loro, così come nel caso dei terremoti, cosa è più opportuno fare per cercare di mettersi in salvo; in questo senso lodevole è la politica adottata dal Giappone, uno dei Paesi che più sa difendersi dai maremoti, grazie ad un attento monitoraggio e ad efficaci piani di evacuazione. Certo, tutto questo non risolve alla radice il problema, lungi dall'essere controllato; però riduce il rischio di morte per l'uomo. Infatti, in situazioni generate da onde anomale, non si può ancora agire in maniera definitiva, però si può fare molto per limitare i danni. Ed è ciò che invece non è stato fatto in occasione della tragica vicenda di questi giorni. Palese il fatto che non ci fossero numeri telefonici da chiamare, dopo che è stato registrato il sisma, per avvisare enti incaricati di organizzare evacuazioni di massa, o quanto meno per avvisare strutture alberghiere e amministrazioni locali. Cosa che invece sarebbe accaduta alle Hawaii o in Giappone. L'onda anomala originatasi a largo di Sumatra, in Indonesia, ha impiegato in media più di un'ora per colpire i Paesi più duramente provati: c'era dunque del tempo per fare qualcosa, che avrebbe risparmiato centinaia, se non migliaia, di vite umane. Il dramma non sarebbe certo stato cancellato, la ferita sarebbe rimasta comunque, ma il bollettino sarebbe stato meno sanguinoso. Eventi del genere sono indubbiamente rari, se non rarissimi, se rapportati all'esperienza umana; ma se vogliamo vivere in pace con la natura dobbiamo imparare a fare i conti anche con questi "mostri". Che poi, esistono sul Pianeta da molto tempo prima dell'uomo, rispondendo a precise leggi della natura. Adesso che tutti sanno, adesso che lo tsunami è entrato nelle case di tutto il mondo, adesso forse qualcosa cambierà.

Autore : Emanuele Latini

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