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Troppi indici temporaleschi? Modelli, esperienza e finestra spesso valgono di più...

Per prevedere quanto potranno risultare forti i temporali, si ricorre ad una serie di indici temporaleschi, che a volte però invece di aiutare il meteorologo possono trarlo in inganno, specie se si trova a formulare una previsione in un'area che non conosce perfettamente. Ecco perchè risulta ancora molto importante l'esperienza.

In primo piano - 17 Luglio 2015, ore 11.10

Al risveglio, il meteorologo getta immediatamente uno sguardo alla finestra : 
1 valuta che tipo di nuvolosità c'è
2 da dove spira il vento
3 quanta umidità c'è nell'aria
4 quanto corrono le nuvole
5 che altezza ha la nuvolosità
6 quante nubi basse ci sono
7 valuta se la circolazione è incrociata
8 poi butta l'occhio al satellite
9 un'occhiata al radar
e solo dal decimo punto mette mano ai modelli matematici, ma un vero meteorologo, amante del suo lavoro, appassionato, avrà già capito a grandi linee come potrà andare la giornata.

C'è stato un forte scroscio già all'alba? Bene, è un segnale di instabilità. Si trattava certamente di un prefrontale, magari spesso i temporali prefrontali risultano più violenti del fronte stesso, perchè si mangiano gran parte dell'energia che l'atmosfera mette a disposizione in quella porzione di territorio.

Invece lo scroscio forte, di breve durata, del primo mattino, momento in cui l'aria si presenta instabile, è comunque un segnale di forza del fronte che poi arriverà nel corso della giornata. Può anche capitare che il fronte sia ugualmente forte, anche se al mattino il rovescio non si è verificato, ma statisticamente questo avviene in media solo 2 volte su 5.   

Spesso si dice che il fronte che presenta molta nuvolosità stratificata, finisca per far calare la temperatura gradualmente annullando i contrasti e rendendo i fenomeni meno intensi. Questo è vero solo se si assiste ad un passaggio blando di una saccatura caratterizzata da geopotenziali piuttosto alti, non accompagnata da un adeguato pacchetto di aria fresca in quota.

Certamente quando i temporali si presentano solo a base elevata, significa che la circolazione al suolo non risulta altrettanto instabile come in quota, oppure che in atto un'irruzione di aria più fredda e secca dietro un passaggio frontale e quindi i fenomeni risulteranno poco abbondanti, specie sulle zone pianeggianti, ma potrà scapparci comunque qualche pesante grandinata, oltre a colpi di vento intensi.

La casistica è sconfinata: ogni episodio temporalesco fa storia a sè. Chiaro che dopo un'ondata di caldo molto intensa e caratterizzata da un alto tasso di umidità, è risaputo che al primo passaggio temporalesco i fenomeni potrebbero risultare intensi.

Questo non avviene però in modo automatico, talvolta, l'energia accumulata si stempera gradualmente senza portare necessariamente a fenomeni estremi, altre volte l'atmosfera sembra così arrabbiata che non basta un forte temporale per placarla, ma se ne rendono necessari 2 o 3.

Il meteorologo segue la sinottica al suolo ed in quota, la vorticità, studia i radiosondaggi, valuta il Cape, cioè l'energia potenziale di cui una particella d'aria dispone per la convezione, il regime dei venti e lo shear, valuta l'impatto del fronte sul territorio considerando l'orografia, le ombre pluviometriche che potrebbero derivare da un certo tipo di correnti e naturalmente si serve degli indici temporaleschi, come il Total Totals, il Lifted Index, lo Sweat Index, l'indice di Whiting, tutti utilissimi, ma talvolta ingannatori, perchè alla fine conterà soprattutto il responso sulla distribuzione delle precipitazioni del modello ad area limitata che si vorrà adottare per le previsioni ed entrerà in gioco, come detto anche l'esperienza personale.

Spesso bastano poche raffiche di vento discendenti da una cella temporalesca lontana alcuni km più a nord per "azzerare" il potenziale energetico a disposizione nella zona in cui ci troviamo. Entra aria secca e secca nei bassi strati, le nubi si stratificano e ripartire con la convezione non è facile per la troposfera.

Dunque capire quanta energia potenziale si ha disposizione è importante, ma ci si può facilmente arrivare con l'esperienza, molto più difficile capire come si comporterà il fronte in ingresso a contatto con il territorio; lì se il modello non "risponde", segnalando fenomeni blandi, forse tutti quegli indici preoccupanti, saranno da considerare un po' meno...preoccupanti.
 


Autore : Alessio Grosso

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