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Tranquilli, il Polo Nord non si scioglierà tanto presto

La notizia allarmante diffusa in questi giorni, secondo cui uno scioglimento totale del Polo Nord sarebbe possibile per la prossima estate è probabilmente priva di fondamento scientifico.

In primo piano - 4 Luglio 2008, ore 09.13

L’allarme arriva come sempre secco, diretto, perdipiù lanciato questa volta da una fonte autorevole, di tutto rispetto, il National Geographic. Il riscaldamento globale potrebbe essere così veloce che già dall’estate di quest’anno rischieremmo di ritrovarci un Polo Nord completamente libero dai ghiacci. L’ipotesi si baserebbe su osservazioni dirette eseguite da un’equipe di ricercatori canadesi che a bordo di un rompighiaccio avrebbero rilevato una banchisa polare particolarmente sottile formata soltanto da ghiaccio stagionale, che si forma cioè soltanto nell’ultimo inverno e che sarebbe per cui molto più incline a sciogliersi rapidamente. La notizia ha subito trovato naturalmente una forte e pronta risonanza soprattutto sulla stampa nazionale, che però come sempre accade in questi casi non si è troppo preoccupata di approfondire la questione riportando almeno qualche briciola di dato in più. Proviamo quindi a fare qualche considerazione in merito per cercare di capire qualche cosa che vada oltre il naturale coinvolgimento emozionale conseguente al frastuono mediatico che una notizia così clamorosa può comportare. Innanzitutto ringraziamo chi di dovere per avere scoperto l’acqua calda. Non è una novità il fatto che la banchisa artica stia vivendo un periodo di estrema sofferenza, il tutto ampiamente accertato e documentato dalle rilevazioni satellitari, che però, bisogna ricordarlo sono disponibili soltanto dal 1979 in poi. È vero che il 2007 è stato un anno terribile per il Polo Nord, forti e durature anomalie termiche hanno portato il ghiaccio marino a ridursi in maniera preoccupante raggiungendo a settembre il minimo storico di estensione. Ma ora proviamo a vedere qualche dato che ci aiuterà a capire di che cosa stiamo parlando, perché il tutto non si riduca alla percezione virtuale di un Polo Nord costituito da una piccola isoletta di ghiaccio galleggiante in scioglimento, con sopra qualche orso polare boccheggiante che non sa più dove andare. Le informazioni più attendibili di cui disponiamo oggi, sono naturalmente fornite dai satelliti, che come abbiamo detto riescono a monitorare la superficie del pianeta oramai da quasi trent’anni. Ebbene, esaminando tali dati che riguardano l’estensione della banchisa artica, è evidente un trend orientato alla inesorabile perdita netta di ghiacci, più eclatante naturalmente durante la stagione estiva, durante la quale le temperature ambientali rappresentano il punto critico per un forte impatto nello scioglimento del ghiaccio. Durante l’inverno, stante le temperature comunque sempre molto basse, la situazione è invece molto meno drammatica. Parlando di numeri (fonte Università dell’Illinois-dipartimento di scienze atmosferiche), vediamo che l’estensione della banchisa artica al suo minimo (all’incirca all’inizio di settembre), va da una media di circa 5,5 mil di Kmq dei primi anni ottanta, a una media di circa 4 mil di Kmq degli anni duemila, con un picco al momento isolato nel 2007, l’anno del record negativo, che ha raggiunto i 3mil di Kmq. Ora, i dati sono inequivocabili, ma qualcuno sa quanti sono 3 mil di Kmq.? Sono qualcosa come dieci Italie messe insieme. Dieci Italie di banchisa polare, nella peggiore delle ipotesi, composta a questo punto non solo di ghiaccio stagionale, visto che buona parte di essa non si è mai sciolta, che si dovrebbero volatilizzare come d’incanto nei prossimi due o tre mesi. Bè, francamente tutto ciò sa tanto più di provocazione, anche lodevole purchè rimanga tale, più che di un’ipotesi formulata rispettando i crismi ed i canoni del rigore scientifico. Nel frattempo, gli ultimi dati aggiornati a fine giugno, parlano di un Polo Nord che si sta difendendo con un’estensione di circa 7.7 mil. di Kmq., circa 300.000 Kmq. in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, anche se purtroppo stiamo parlando sempre di valori ben al di sotto delle medie storiche. Quindi, concludendo, che la calotta polare artica stia attraversando un periodo di forte crisi è fuori discussione e non è una novità, che la vedremo sparire domani mattina è francamente un po’ azzardato e fuori luogo, forse potrebbero essere più attendibili alcuni modelli che collocherebbero la possibilità di tale evento almeno intorno al 2030. Certo è che nessuno è ancora in grado di dire con certezza se e quando la calotta si scioglierà completamente, anche se attualmente il trend in atto e l’instaurarsi di fenomeni di feed-back positivi conosciuti, come ad esempio la diminuzione dell’albedo, possono a ragione farci pensare ad un futuro quantomeno inquieto.

Autore : Fabio Vomiero

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