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Topoclimi: il singolare "no rain zone" della zona di Taranto

Una spiegazione del minimo di precipitazioni che interessa il capoluogo jonico, "la zona morta" pugliese.

In primo piano - 21 Maggio 2015, ore 13.46

Fig. 1: Distribuzione spaziale delle precipitazioni annue (in mm), media riferita al periodo 1921 – 2003.

L'aridità che interessa l'area di Taranto, a differenza di quella che riguarda altre zone d’Italia, non è frutto di un'ombra pluviometrica di tipo orografico, o almeno, non solo di questa. Desta un certo interesse, infatti, il fatto che il minimo di precipitazioni che interessa la zona di Taranto è delimitato da un'isoieta di 500 mm che circonda perfettamente la zona costiera attorno al capoluogo jonico, simile a quelle che circondano la piana di Catania, la zona di Cagliari, la piana di Sibari, il Tavoliere delle Puglie ed alcuni tratti del litorale siculo meridionale.

La particolare geometria di questa isoieta, che segue molto da vicino la forma della sua costa, è probabilmente da attribuire a fenomeni a piccola scala che si sovrappongono a quelli a grande scala e che determina in corrispondenza dell'insenatura tarantina precipitazioni ancor più scarse rispetto a quelle che si riversano sui tratti di costa posti immediatamente ad Est e ad Ovest.

Se si osserva attentamente la rappresentazione dinamica riportata in figura 2 si nota che l'unica caratteristica che distingue una zona dalle altre e che può influire in qualche modo sulla quantità di precipitazioni è proprio la forma dell'insenatura della costa di Taranto.

In questa zona, infatti, il mar Jonio si incunea tra due estensioni di terra dando origine al cosiddetto "mar Grande", che è lo specchio di acqua compreso tra il centro urbano, le isole Cheradi e capo San Vito. Questo mare, poi, attraverso due canali, di cui uno navigabile, si insinua nell'entroterra per diversi Km comunicando con un bacino naturale detto "mar Piccolo".

Questa peculiare conformazione della costa fa in modo che, quando all'approssimarsi di una perturbazione da Ovest o da NW si instaura un flusso di correnti da Sud-Ovest, esse, una volta che passano dal mare alla terraferma, a causa del maggiore attrito con la costa tendono a disporsi parallelamente ad essa e raggiungono Taranto da SE.

Fig. 2: Particolare distribuzione delle correnti sulla zona di Taranto in presenza di un vento sinottico da SW

D'altra parte il capoluogo jonico è molto rientrato rispetto all'asse principale del litorale salentino, per cui le suddette correnti, dopo aver attraversato il mar Grande, una volta che raggiungono il versante che si affaccia a SE, si compongono con la circolazione principale da SW, dando origine sulla zona di Taranto ad una locale rotazione anticiclonica che contrasterebbe la circolazione ciclonica generale e tenderebbe a smorzare l'intensità delle precipitazioni.

Non esistono, comunque al momento, osservazioni sperimentali che possano avvalorare questa ipotesi, tranne numerose osservazioni dirette dei pennacchi dei camini dello stabilimento siderurgico e della raffineria che, spesso, emettono fumi in versi opposti, pur essendo a pochi Km l'uno dall'altro. Tuttavia la Fluidodinamica relativa agli effetti dell'attrito con la superficie terrestre sullo spostamento di una massa d'aria, può senz'altro fornire un valido supporto alla precedente interpretazione. In particolare succede che, quando il vento che soffia dal golfo di Taranto verso Nord giunge sulla costa che si affaccia a Sud-Ovest, risente di un maggior attrito a contatto con essa e questo gli induce un'ulteriore rotazione verso il minimo depressionario che, in questa situazione è ad Ovest.

Conseguentemente la corrente si dispone quasi parallela alla costa e dopo aver attraversato lo specchio d'acqua che bagna il centro urbano, componendosi con il vento principale in prossimità della zona in cui il litorale piega a SW (dove il vento non ha subito alcuna rotazione), dà origine ad una circolazione anticiclonica: questo è a mio parere l'aspetto essenziale che rende ragione del minimo di precipitazioni esistente in questa zona.

Altri fattori, pur essendo presenti, credo non siano importanti: ad esempio, in primo luogo si potrebbe considerare la presenza del mar Piccolo a causa del quale il centro abitato è lambito dalle acque anche a NE, oltre che a SW. Questa ulteriore presenza di acqua se da un lato costituisce una sorgente fredda in Estate che riduce la tendenza alla formazione di temporali di calore, in Inverno rappresenta una sorgente di calore che può contribuire ad alimentare la formazione di sistemi nuvolosi. Nel computo di un anno i due effetti dovrebbero compensarsi, ma considerando che a queste latitudini le precipitazioni più copiose comunque si verificano in Inverno, in generale credo che, al limite, il mare possa al limite influire nella misura di un aumento della quantità annua di piogge.

Un altro fattore di influenza sul regime di precipitazioni nella zona di Taranto potrebbe essere costituita dalla presenza dell’altopiano delle Murge a NE e della dorsale appenninica ad Ovest, per cui si potrebbe concludere che la città sia in una zona d'ombra analoga a quella che si ha in altri luoghi d’Italia interessati da scarse precipitazioni. In realtà altre indagini di Fluidodinamica (non riportate nel presente articolo) hanno dimostrato che le correnti che raggiungono l'altopiano delle Murge presentano caratteristiche tali, da oltrepassare senza alcun disturbo i modesti rilievi pugliesi; inoltre gli effetti dei venti di caduta appenninici provenienti da W non giustificherebbero la maggior quantità annua di precipitazioni presente sul versante occidentale del litorale jonico, che fra l’altro e in maggior misura dovrebbe risentire di tali effetti favonici. Pertanto l'unica spiegazione plausibile dell’aridità della zona di Taranto resta proprio il già descritto effetto combinato dell'attrito dei venti con la costa e la geometria del litorale tarantino: questi fattori a scala locale concorrono insieme ad altri su scala regionale (bassa altitudine, bassa latitudine, ombra pluviometrica appenninica) a determinare la particolare aridità della zona.

A conclusione di quanto descritto, le precipitazioni più abbondanti in Puglia non si verificano quando è presente un minimo depressionario a NW (e posizionato in un’area compresa tra il Nord Italia e tutto l’asse della penisola italiana), situazione questa che richiama un flusso di correnti da SW, ma quando si genera una depressione sul medio - basso Tirreno o sullo Jonio, situazione in cui si instaurano venti di Scirocco che, carichi acquisendo calore sensibile e calore latente nello scorrimento sul bacino orientale del Mediterraneo, riescono a raggiungere la regione senza incontrare alcun ostacolo orografico e senza dar origine a locali formazioni anticicloniche sull’area di Taranto. Tale disposizione delle correnti favorisce, in termini precipitativi, in particolar modo l’angolo sud-orientale della penisola salentina, in un’area compresa tra i comuni di Otranto, Maglie ed il Capo di Santa Maria di Leuca, essendo questo il primo territorio che le correnti umide incontrano risalendo lungo la superficie del Mediterraneo orientale.    

Fig. 3: Distribuzione delle precipitazioni sul sud-est della penisola italiana in una situazione caratterizzata dallo Scirocco


Per quanto riguarda la città di Taranto, infine, considerando la locale geometria delle coste e l’orografia del territorio circostante, le precipitazioni più abbondanti si hanno con venti provenienti tra Sud e SSW, che possono essere sostenuti dalla presenza di un minimo depressionario posizionato in un’area geografica compresa tra la Sardegna e la Corsica.

Per il presente lavoro si ringraziano il Prof. L. Ruggiero dell’Università del Salento e la Prof.ssa S. Di Sabatino dell’Università di Bologna. Si ricorda, inoltre, il Prof. S. Palmieri dell’Università “La Sapienza” di Roma.
 


Autore : Prof. Pier Paolo Talamo

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